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"Sei la mia malattia e la mia cura", l'ossessione del sesso nella chat col baby-padre
Prato, il pressing sul ragazzino della madre arrestata si è spinto fino alle minacce di suicidio. La Procura: rischio di contatti con altri minori e link pedoporno
PRATO. «Per me sei la malattia, ma anche la cura». È in questo messaggio dello scorso 12 febbraio, uno dei tanti inviati da un’adulta a un ragazzino, la sintesi di una storia che era iniziata quasi due anni prima sulla falsariga de “L’insegnante balla con tutta la classe” per poi trasformarsi in “Attrazione fatale”, tanto da convincere la Procura di Prato a chiedere l’arresto della donna, una operatrice socio-sanitaria di 31 anni che dal ragazzino all’epoca quattordicenne ha avuto un figlio, con le accuse di atti sessuali con minorenne e violenza sessuale. La donna ora è agli arresti domiciliari e anche il marito è indagato per alterazione di stato, cioè per aver riconosciuto il bambino come suo pur sapendo, sospetta la Procura, che era del ragazzino.
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La svolta nelle indagini è arrivata nella mattina di mercoledì 27, quando gli uomini della squadra mobile di polizia agli ordini del vicequestore Gianluca Aurilia sono tornati nell’abitazione dove erano già stati lo scorso 8 marzo, due giorni dopo la denuncia presentata dalla madre del ragazzino nei confronti dell’ex amica di famiglia. Hanno sequestrato altro materiale informatico e hanno notificato alla donna un’ordinanza di custodia cautelare e al marito un avviso di garanzia, come spiegato dal procuratore Giuseppe Nicolosi.
Dall’ordinanza emerge una figura, quella della donna che dava ripetizioni d’inglese al ragazzino, molto diversa, e peggiore, di quella che finora le cronache hanno raccontato. Una donna apparentemente ossessionata dal sesso e dagli adolescenti, e che pur di tenere legato a sé il ragazzino non esita a minacciare il suicidio, arrivando a stipulare una sorta di patto col suo baby amante: smetto di portare nostro figlio nella palestra che entrambi frequentiamo, e dove qualcuno potrebbe notare la somiglianza, se tu accetti di continuare a venire a letto con me.
Esaminando centinaia di messaggi che la donna e il ragazzino si sono scambiati prevalentemente su Whatsapp, gli inquirenti si sono convinti che i rapporti sessuali tra i due siano iniziati nella primavera 2017, quando lui non aveva ancora compiuto 14 anni. A un primo periodo di incontri nella casa di lui ne sono seguiti altri nella casa di lei. La squadra mobile ne conta sei, dal 6 settembre all’8 novembre 2017. È in questo periodo che viene concepito il figlio poi nato nell’estate 2018. Verosimilmente, scrive il gip Francesca Scarlatti, tra il 20 ottobre e il 23 novembre. Tutto è nato qualche mese prima, in un pigro pomeriggio di primavera. L’allora tredicenne accusa un mal di testa durante una ripetizione, prende un antidolorifico e si stende sul letto in mutande; dopo qualche minuto si accorge che anche l’insegnante si è spogliata e gli si è messa sopra.
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Si potrebbero definire rapporti consenzienti se il ragazzo non fosse stato così giovane: secondo la legge non si può parlare di consenso sotto i 14 anni. Di fatto, fino ai primi di gennaio di quest’anno è lui che cerca lei. Ha già saputo di essere il padre del bambino, ma pensa che nessun altro lo sappia e continua a proporre incontri. Cambia tutto il 13 gennaio, quando lei comincia a portare il figlio nella palestra che entrambi frequentano. Lui la scongiura di non farlo, vorrebbe troncare la relazione e lei non trova di meglio che ricattarlo. I messaggi si infittiscono e il 10 febbraio arriva la minaccia di suicidio («va a finire che mi ammazzo, sono stanca»). Lui, comprensibilmente, si fa prendere dal panico e accetta di continuare a vedere la donna fino alla fine di febbraio, quando la madre intuisce qualcosa e, nel corso di un drammatico faccia a faccia nella palestra, alla presenza dell’allenatrice e della direttrice, ammette di aver avuto rapporti sessuali con la trentunenne.
L’11 marzo l’indagata, difesa da Mattia Alfano e Massimo Nistri, ha fatto parziali ammissioni. Perché arrestarla ora, dunque? Perché non ha detto tutto e perché c’è dell’altro. I tecnici informatici hanno trovato nel suo computer tracce di accessi a siti pedopornografici, ha spiegato il procuratore Nicolosi, aggiungendo che c’era il rischio della reiterazione del reato per contatti che la donna avrebbe avuto con minori (ma non le si contestano atti sessuali), sia sul web sia coi frequentatori della palestra, dove era solita rispondere a chi le faceva notare la sua passione per gli adolescenti: «Chi sta in mezzo ai ragazzi rimane giovane». Inoltre sia prima che dopo l’inizio dell’inchiesta la trentunenne avrebbe tentato alcuni abboccamenti col ragazzo per fargli cancellare i messaggi compromettenti e concordare una versione dei fatti.
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