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Toscana

«Fascisti, eccoci»: tremila in piazza a Prato per ribellarsi all’affronto nero - Video

di Fabio Calamati
«Fascisti, eccoci»: tremila in piazza a Prato per ribellarsi all’affronto nero - Video

Prato: sfila il corteo dell’estrema destra. La Procura: denunce a chi ha postato i messaggi che fanno apologia del regime 

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PRATO. Erano circa 150, in piazza del Mercato Nuovo, i militanti di Forza Nuova ad ascoltare le tirate anti-immigrazione del loro leader Roberto Fiore. A un chilometro di distanza, in piazza Santa Maria delle Carceri, c’erano almeno tremila persone a cantare “Bella Ciao” e ad applaudire Gad Lerner. Numeri che, da soli, dicono quale sia stata la risposta di Prato, città medaglia d’argento per la Resistenza, alla manifestazione fascista consentita da prefettura e questura nel giorno del centenario della nascita dei fasci italiani di combattimento. Schiena dritta, una nuova voglia di ritrovarsi in piazza, condivisa da anziani e giovani. E nessuna paura: al di fuori delle due piazze, infatti, quello di ieri è stato un sabato pomeriggio tutto sommato normale per la città che l’estrema destra si era probabilmente illusa di trovare più sensibile alle urla xenofobe di Forza Nuova. «Volevamo manifestare contro le politiche sull'immigrazione – ha detto Fiore durante il suo comizio – e dove farlo se non a Prato, città simbolo di una immigrazione fuori controllo?». Ma Prato, sabato, era da un’altra parte.

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Anche se questi giorni non passeranno senza lasciare traccia. La Procura della Repubblica , ad esempio, ha aperto un’inchiesta per apologia di fascismo. Ipotizza che il reato ci sia stato, in particolare nei messaggi circolati su Facebook in questi giorni. Per questo sta cercando di identificarne gli autori.

Sabato, invece, in archivio sono finiti solo un paio di episodi di tensione registratisi alla fine del presidio nero in piazza del Mercato Nuovo. Il primo, quando una decina di giovani è riuscita ad avvicinarsi al gruppo dei militanti di Forza Nuova gridando contro di loro e ricevendo in cambio qualche spintone, prima che la polizia intervenisse. L’altro in piazza della stazione, dove i neofascisti non si sono subito dispersi, come chiedevano le forze dell’ordine, che sono state costrette anche ad effettuare una carica.

Tra l’altro, per guadagnare maggiore visibilità, i militanti di Forza Nuova hanno tirato fuori bandiere e striscioni a metà del trasferimento a piedi tra la stazione e la piazza, contravvenendo agli accordi con le forze dell’ordine. Insomma, il loro corteo per le strade di Prato, seppure largamente dimezzato, sono comunque riusciti a farlo. E proprio poco prima di entrare in piazza del Mercato Nuovo, c’è stato l’incontro ravvicinato con un gruppo di giornalisti tra i quali spiccava la figura di Gad Lerner, poi insultato al grido di «Ebreo, ebreo!».

«Gli ho risposto “Certo che sono ebreo”. Non avrei mai pensato di dovermi giustificare in una pubblica piazza di essere nato ebreo» ha commentato poi Lerner alla piazza della manifestazione antifascista.

L’intervento del giornalista, accolto da una raffica di applausi, è stato il momento culminante della manifestazione in piazza delle Carceri, che già prima delle 15 era strapiena di gente, bandiere e striscioni. Prima di Lerner aveva parlato il sindaco di Prato Matteo Biffoni. «Questa città ha una medaglia d’argento per la Resistenza nel gonfalone, è la città dei 29 partigiani martiri di Figline, la città dove operai e imprenditori nascosero insieme i telai perché non se ne impossessassero i nazisti. Questa città non si meritava questo sfregio enorme».

Ed è proprio per reagire alla ferita ai valori costituzionali e all’antifascismo che ieri tanti pratesi e toscani erano in piazza delle Carceri. Vecchi ma anche – e soprattutto – giovani. Stupiti che la loro presenza costituisse una sorpresa. «Certi valori sono importanti, non se ne può fare a meno».

Ma la manifestazione di sbato è stata anche quella del ritorno dell’orgoglio di una sinistra che torna a incontrarsi in piazza. «Se vogliamo fermare questa deriva – ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi – bisogna riprendere a dialogare tra noi. Non perdiamoci di vista».

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