Sicurezza
«Fabbricavano concorsi su misura» Interdetti 8 medici dalle commissioni
Firenze, la Procura smantella il “sistema Careggi” I baroni intercettati: «Importante sapere prima il vincitore»
. «È impresentabile, ma tanto c’è solo lui». Così Paolo Bechi, prorettore dell’area medica ora in pensione, parlava di un ricercatore che “doveva” diventare professore associato ancora prima di bandire il concorso. La frase fotografa il “sistema Careggi” come emerge dalle carte del gip Anna Liguori, che dispone misure interdittive “parziali” dai pubblici uffici nei confronti di 6 medici dell’azienda ospedaliero universitaria fiorentina e di altri due colleghi esterni, nell’ambito dell’inchiesta sulla facoltà di medicina di Firenze.
la Spartizione dei posti
Per il pm Tommaso Coletta, che ha coordinato le indagini della guardia di finanza, gli indagati intervenivano nella programmazione dei concorsi in base a una logica di spartizione dei posti, un gioco di potere dettato da interessi che non seguivano le esigenze del dipartimento. Interdetti per un anno Marco Santucci, professore ordinario di anatomia patologica, Massimo Innocenti, ordinario di malattie dell’apparato locomotore e Domenico D’Avella, professore ordinario di neurochirurgia a Padova. Sei mesi di interdizione sono stati invece disposti per Gabriella Pagavino, docente ordinario di malattie odontostomatologiche, Nicola Pimpinelli, ordinario di malattie cutanee e veneree, Gianni Virgili, associato di malattie dell’apparato visivo, Alessandro della Puppa, all’epoca dei fatti dirigente medico dell’azienda ospedaliera di Padova poi passato a Careggi, e Franco Servadei, ordinario di neurochirurgia presso la Humanitas University di Milano.
niente concorsi
I prof sono interdetti, ma potranno continuare l’attività clinica e anche a insegnare. La funzione interdittiva, spiega il gip Liguori, riguarderà solo la partecipazione a organi istituzionali dell’Università che abbiano funzioni programmatiche o deliberative (consiglio di amministrazione, Senato accademico, commissioni). Dovranno anche stare lontani da commissioni di esame e di tipo valutativo. Il giudice ha rigettato la richiesta di interdizione avanzata dal pm per Donato Nitti, all’epoca dei fatti ordinario di chirurgia generale a Padova, Roberto Delfini, all’epoca ordinario di neurochirurgia alla Sapienza di Roma, poiché andati in pensione.
il dominus (presunto)
Richiesta rigettata, poiché pensionato, anche per colui che è considerato il dominus in grado di orchestrare le manovre sotterranee che determinavano il sistema dei concorsi alla facoltà di medicina: Paolo Bechi. Respinta la richiesta per Fabio Cianchi, «per assenza di gravi indizi di colpevolezza». Al centro dell’inchiesta, che ipotizza di reati di turbativa del procedimento di scelta, abuso d’ufficio e falso, ci sono le logiche spartitorie nella programmazione di cattedre e concorsi da parte dei docenti componenti della Cia, commissione di indirizzo e di autovalutazione interna al dipartimento. Una ventina in tutto gli indagati, tra cui figurano anche l’ex direttrice generale di Careggi Monica Calamai e l’attuale direttore Rocco Damone.
i vertici sanitari
Rocco Damone e Monica Calamai avrebbero individuato in Alessandro della Puppa il nuovo professore associato di neurochirurgia ancora prima che il concorso venisse espletato. E che sarebbe poi stato di fatto pilotato dal prorettore Bechi e dai membri della commissione esaminatrice, D’Avella, Delfini (presidente) e Servadei. «Viene questo Della Puppa sembrerebbe» commentava Bechi molto prima della selezione. Della Puppa era in lizza anche per il posto di primario a Padova, poltrona ambita anche da D’Avella, che si sarebbe adoperato in tutti i modi per farlo vincere a Firenze: «Io non lo voglio, che vada a Firenze» afferma parlando con Servadei. La conversazione si focalizza poi sulla necessità di accelerare i tempi del concorso di Firenze. Per assicurarsi che Della Puppa vada a Firenze Bechi e Delfini programmano un incontro con Monica Calamai.
gli incontri
Calamai, oggi alla guida tecnica dell’assessorato regionale alla sanità, rispondendo alla domande del pm ha poi negato che l’incontro sia mai avvenuto. Il 24 aprile 2018, sempre prima del concorso, Della Puppa e Bechi s’incontrano con Damone presso l’area biomedica dell’Università di Firenze. Della Puppa è preoccupato che il dg non gli garantisca le prospettive di carriera promesse da Calamai. Bechi e Damone, scrive il gip, dissolvono queste perplessità e promettono di rivedersi il 4 maggio per concordare il progetto di fusione di due Sod (Strutture organizzative dipartimentali) in un’unica struttura guidata da Della Puppa, concordano persino i tempi di arriva di quest’ultimo a Firenze e indicando i nominativi della commissione del concorso. La conversazione è significativa perché Bechi chiarisce che «su questi concorsi dove noi non abbiamo un professore ordinario che possa entrare in commissione… è evidente, è brutta la parola gestire, ma a volte capito? Stabilire il vincitore è importante». Sono importanti i titoli però poi ci sono altre cose da considerare, il carattere, la personalità…». Il concorso, sostiene l’accusa, fu “fabbricato” a misura di Della Puppa, così come i criteri di selezione adottati dalla commissione. C’è un altro candidato altrettanto preparato? Viene scartato, come è successo, perché considerato troppo settoriale. —
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