Il dolore
Di Maio, Zingaretti e il salario minimo
Per iniziativa dei cinquestelle e la sfida di Di Maio a Zingaretti a farlo insieme, si sta riaprendo la discussione sull’opportunità di introdurre per legge anche in Italia, come ha fatto la maggior parte degli Stati europei, un salario minimo. In realtà il Jobs Act, proposto e fatto approvare da Renzi primo ministro, conferiva una delega al governo in tale materia, ma i decreti attuativi non sono mai stati emanati. Quasi certamente perché i sindacati temono che troppi lavoratori non sentano più bisogno di loro e, di conseguenza, sono ancora oggi contrari. Per giunta alcuni giuristi notano che non ce ne sarebbe bisogno perché l’articolo 36 della Costituzione in vigore stabilisce che: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Molti tribunali hanno stabilito che i minimi previsti dai contratti collettivi soddisfacevano il ricordato principio e ne hanno deciso l’applicazione. Su tale tematica gli economisti sono molto divisi e non si può certamente dire esista una tesi prevalente. Tanto più perché le forme e gli orari di lavoro variano molto in funzione delle attività svolte e delle necessità e disponibilità degli stessi lavoratori.
Una questione da chiarire nella possibile stesura della legge è se gli eventuali minimi salariali dalla stessa fissati dovrebbero essere applicati anche nelle situazioni in cui lavoratori e datori di lavoro, in una o più imprese in difficoltà, abbiano concordato dei valori inferiori a quelli legali. Ci sono, infatti, situazioni di crisi aziendali nelle quali i prodotti, ad elevato contenuto di lavoro, non si riesce a collocarli sul mercato a motivo di un aggressiva concorrenza da parte di imprese operanti in Paesi a basso costo del lavoro. Ovviamente Trump ed i suoi seguaci pensano, come indicano le trattative con la Cina, che la soluzione stia nel ricorso ai dazi doganali. Chi, invece, ritiene che ostacolare gli scambi porti ad una riduzione della crescita potenziale in tutto il mondo, è disponibile a temporanee riduzioni salariali. Per evitare le conseguenze sociali ed economiche di fenomeni del genere, autorevoli economisti americani hanno suggerito che, in situazioni del genere, i pubblici poteri dovrebbero fornire sussidi ai lavoratori con salari troppo bassi. Ci sono, poi, i casi, purtroppo molto diffusi in Italia, di salari che, oltre ad essere molto bassi sono pagati in nero e che, grazie al reddito di cittadinanza, rischiano di aumentare. Situazioni del genere non possono essere affrontate con una legge sui minimi salariali. Questa sembra opportuna, oltre che per migliorare la vita di moltissimi lavoratori, per incentivare le imprese a utilizzare tecnologie avanzate. Se i 9 euro orari proposti dai cinquestelle siano la cifra corretta va approfondito. Di conseguenza Zingaretti farebbe bene a dire sì a Di Maio e obbligarlo a fare, una volta tanto, una legge razionale. Se Salvini si arrabbia tanto meglio.
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