«Portiere negro di m...»: l’arbitra ferma per due volte la partita
Savona, gli insulti fra adolescenti. Solo la direttrice di gara ha il coraggio di intervenire. La madre: «Nessuno degli adulti ha fermato quei cori»
SAVONA. Alla fine è arrivata anche la politica. Simone Valente (M5S) sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri chiede alla Figc di intervenire «perché è inaccettabile quanto è accaduto nella partita della categeria Giovanissimi fra Priamar e Cairese». Quello che è accaduto sono gli insulti al portiere nero del Priamar: ragazzi che dicono a un ragazzino di non più di 14 anni che è un “negro di m...”. E una giovanissima ragazza arbitro che sospende per due volte la partita, come racconta Il Secolo XIX. Cinzia Oliva, che appartiene alla sezione Arbitri del Savonese non accetta nella “sua” partita, nel suo campo gli insulti. E adotta un provvedimento che attira l’attenzione. Il ragazzo insultato attira l’attenzione perché decide di portare in fondo la partita e ai genitori assicura: «Quegli insulti mi sono entrati in un orecchio e dall’altro mi sono usciti». I dirigenti della Cairese prendono le distanze dal tifo - così lo chiamano - dei ragazzi razzisti. Lo riconosce la dirigenza della Priamar. Insomma, la colpa sembra solo degli scapestrati che urlano frasi irripetibili.. Se non fosse che la madre del ragazzo insultato lancia uno spunto di riflessione importante. Anche per i dirigenti delle due squadre in campo: «Nessuno degli adulti presenti alla stadio è intervenuto per fermare i cori razzisti e questo è ancora più disdicevole».
E fra questi adulti ci sono anche i dirigenti sportivi. Che pure si sono scusati. I vertici della Cairese dichiarano:«Nessuno si deve permettere insulti del genere, fuori o dentro gli stadi, grandi e piccoli». Poi la società fa anche presente di avere un atteggiamento da sempre amti-razzista, di donare attrezzature e materiale sportivo ai Paesi africani «senza dimenticare l’organizzazione del Trofeo internazionale Città di Cairo Montenotte che anche quest’anno vedrà partecipare squadre da tutto il mondo». Questo non toglie la verità di quanto osservato dalla madre del portiere offeso. Nessun adulto ha interrotto gli insulti. Nessuno tranne la ragazza arbitro. Vestita di nero perché a lutto (per se stessa), avrebbe detto Eduardo Galeano che dicalcio se ne intendeva. Gli altri adulti, però, avrebbero dovuto indossare il colore della vergogna. Come i ragazzi razzisti. Perché è razzista chi insulta ma anche chi non li ferma.
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