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Predominano colture a cereali e foraggio Ma sono in aumento anche i vitigni

I.A.

La Toscana è la prima regione in Italia per crescita di imprese addette alla “trasformazione” dei prodotti biologici. Coldiretti «Nuovo modello di sviluppo» 

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FIRENZE. Aumenta la produzione di vino bio. E la Toscana diventa la regione che nell’ultimo anno, in Italia, ha più incrementato “trasformatori” e importatori bio: insomma, imprenditori che si sono convertiti e impegnati nel biologico. La campagna fa sempre più sistema e alza la voce, trovando coesione e indirizzandosi verso la tutela delle biodiversità. «Ciò che per molti anni abbiamo accantonato non è più una tendenza ma un modello di sviluppo da perseguire e una chiave di volta per il futuro» dice Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana a Firenze Bio la fiera del biologico che si chiude oggi alla Fortezza da Basso.

«Il biologico e la salvaguardia delle biodiversità si collocano fra le risposte che dobbiamo dare al pianeta e alle future generazioni. Una scommessa per il rilancio dell’economia. Essendo l’Italia un Paese fortunato, con un vasto patrimonio alimentare, è d’obbligo puntare sul biologico per una sostenibilità economica che non sia solo filosofia». Quello del biologico in Europa è un mercato in crescita, lo dichiara la Commissione Europea sull’agricoltura bio che ha individuato nel 70% l’incremento di appezzamenti coltivati fra il 2009 e il 2017 con 34,3 miliardi di vendite al dettaglio. Dato in cui Spagna e Italia si confermano i paesi con le superfici più estese, Germania e Danimarca i mercati più ricettivi. Una recente ricerca Nielsen ha rilevato che le vendite bio in Italia nel 2018 sono incrementate dell’8% fino ad oltrepassare i 3,5 miliardi di euro, trainate dalla grande distribuzione nelle cui casse i consumatori lasciano 1 miliardo e 605mila euro, a discapito dei negozi specializzati dove rispetto all’anno precedente gli acquirenti entrano con minore assiduità (-3%). I prodotti più gettonati, sempre secondo la ricerca Nielsen, nei supermercati? Uova (quasi 15 milioni di spesa), confetture, verdura e cereali da prima colazione, latte fresco, prodotti a denominazione controllata, yogurt. Una tendenza, quello della penetrazione del bio nel settore cibo che non frena la propria cavalcata passando dal 53% del 2012 al 74% nel 2016, seguito l’anno dopo da un abbondante 78% con 1 milione di famiglie acquirenti rispetto ai precedenti dodici mesi e infine ad un onorevole 81% nel 2018.

In Toscana (al primo posto fra le prime quattro regioni per incremento di trasformatori e importatori bio) gli operatori coinvolti che nel 2017 hanno avuto a che fare con terreni bio (130mila ettari) erano oltre 5mila. Le colture in cui le tecniche amiche del pianeta sono maggiormente impiegate sono le foraggere (quasi 40mila ettari), cerealicole (poco più di 23mila ettari), olivicole (circa 14mila ettari e mezzo) e vigneti (circa 13mila ettari e mezzo). Inoltre la Toscana è anche laquarta regione in Italia per produzione di vino “bio”, con circa 22 ettari ogni 100 dedicati a questa produzione.

Campagna Amica, organizzazione legata a Coldiretti, da anni organizza mercati strutturati e una rete di vendita diretta in Italia. La prima realtà per numeri a portare sulle nostre tavole prodotti ad oggi considerabili di nicchia ma che, come sostiene Filippi, dovranno diventare sempre più diffusi se vogliamo garantirci un futuro. Ad oggi sono 7452 le aziende agricole raccolte sotto il cappello protettivo di Campagna Amica, con un migliaio di mercati di vendita diretta e 2323 agriturismi che contribuiscono anche a proporre un modo alternativo di fare vacanza. E forse non a caso arriva proprio adesso la raccomandazione della Corte dei Conti Europea a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che nel 2018 hanno raggiunto il quantitativo record di 3,4 miliardi di chili, oltre 400 milioni dei quali arrivano dalla Cina, il principale fornitore. —

I.A.



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