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Menarini dopo l'Europa e l' Asia punta sugli Stati Uniti

Cristiano Meoni
Menarini dopo l'Europa e l' Asia punta sugli Stati Uniti

È questa la nuova sfida di Menarini, la multinazionale farmaceutica basata a Firenze che ha presentato i risultati del 2018 e illustrato i piani per l’anno in corso. Nonostante i minori ricavi (200 milioni) dovuti alla scadenza di alcuni importanti brevetti e all’effetto dei cambi su alcuni mercati nel 2018 il fatturato del gruppo è salito a 3 miliardi 660 milioni (+1,6% sul 2017)

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FIRENZE. Dopo l’Asia, l’America. È questa la nuova sfida di Menarini, la multinazionale farmaceutica basata a Firenze che giovedì sera ha presentato i risultati del 2018 e illustrato i piani per l’anno in corso. Nonostante i minori ricavi (200 milioni) dovuti alla scadenza di alcuni importanti brevetti e all’effetto dei cambi su alcuni mercati nel 2018 il fatturato del gruppo è salito a 3 miliardi 660 milioni (+1,6% sul 2017). “Contiamo di raggiungere i 4 miliardi entro il 2020” ha detto l’amministratore e azionista unico Lucia Aleotti. Il margine operativo lordo (Ebitda) è sceso da 530 a 400 milioni, segno di qualche difficoltà sul piano della redditività.

“Ha pesato molto la svalutazione della lira turca, che ha ridotto di un terzo i ricavi in quel Paese – ha spiegato Aleotti – più che compensata dall’ottimo andamento di alcuni mercati, con 40 milioni di confezioni vendute in più. In Cina siamo saliti del 40% e in Thailandia, che resta il nostro principale mercato asiatico, del 26%. Il prossimo consiglio d’amministrazione lo terremo  a Shangai. Ma siamo molto soddisfatti anche delle performance nel Centro America: nel suo piccolo il Messico è cresciuto da 12 a 16 milioni di fatturato”.

“La prossima mossa sarà in America” annuncia il presidente Eric Cornhut, al suo primo intervento pubblico, che ha utilizzato l’immagine del trittico per illustrare la strategia globale del gruppo: “Al centro c’è l’Europa, su un lato l’Asia e sull’altro non  può che esserci l’America. Per chi vuol fare innovazione è necessario essere presenti negli Stati Uniti e il mio sogno, che è anche un progetto, è di riuscire a registrare qualcosa in modo da poterlo sviluppare e commercializzare su quel mercato”. Strategica, a questo proposito, l’esperienza di Cell Search, la società californiana acquistata nel 2016 da Menarini leader nella ricerca tumorale.

L’altra frontiera su cui il gruppo fiorentino è impegnato è infatti quella dell’oncologia. «Entro il 2022-inizio 2023 Menarini produrrà il primo farmaco antitumorale, frutto di un accordo con un gruppo svizzero” ha detto Cornut - la sfida sarà far coesistere il nostro modello tradizionale con prodotti mirati, e dunque con un mercato che sta cambiando”.

Menarini, che nel 2016 ha fatto 600 assunzioni (per il 60% donne) e pagato 1 miliardo in stipendi, è impegnata anche sulla lotta ai superbatteri: “Batteri – ha spiegato Annamaria Pizzigallo, direttore medico scientifico di Menarini – molto resistenti o estremamente resistenti agli antibiotici per combattere i quali stiamo sperimentando 4 anticorpi”. Delle 30mila morti in Europa dovute a questa causa, ben 10mila si verificano in Italia, causate dal massiccio e spesso indiscriminato uso di antibiotici ad ampio spettro che ha reso più resistenti i superbatteri.

Menarini sta sperimentando (in fase clinica 1) anche tre farmaci per la leucemia mieloide acuta e uno per i tumori solidi. E, come annunciato più volte, sta tentando lo sbarco nel mondo produttivo dei vaccini: “A Rapolano Terme – ha spiegato Carlo Colombini, membro del cda di Menarini - nel nostro laboratorio frutto della joint venture Waxynethic, stiamo sperimentando un nuovo modo di “incollare” la proteina all’anticorpo: se si rivelerà efficace, inizieremo produrre vaccini per meningococco e pneumococco”.

 

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