Gioco
La mamma del baby amante «Temo che lei lo ricattasse»
PRATO. Tutti la cercano e lei si è impegnata a non rivelare quello che ha raccontato lunedì sera ai magistrati che l’hanno indagata per aver avuto rapporti sessuali con un minorenne, da cui ha poi avuto anche un figlio, ma la giovane operatrice socio-sanitaria di Prato al centro della delicata vicenda che coinvolge un ragazzo ora quindicenne ha espresso i propri sentimenti sul suo profilo Facebook, ora cancellato. Sono le uniche parole a cui si può fare riferimento per capire che cosa le passasse per la testa prima e dopo aver dato alla luce il bambino nato alla fine dell’estate, impegnata a risolvere l’enorme problema di averlo concepito con un ragazzo che forse all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 14 anni, o li aveva compiuti da poco (è quello che stanno cercando di accertare i magistrati) mentre lei ora ne ha 31. «La maternità non è mai un errore, ma un dono» ha scritto la donna sul suo profilo (e lo conferma chi quel profilo lo ha letto). Parole dalle quali si intuisce che all’epoca la donna era consapevole che il padre era il ragazzino. E ancora: «Quando diventi mamma non sei mai davvero sola. Una madre deve sempre pensare due volte: una per sé e una per i suoi figli». «Niente è impossibile se lo vuoi» scrive ancora nei giorni in cui sa che dovrà affrontare una battaglia giudiziaria e ancor prima umana, sostenuta però dal marito, che almeno da gennaio sarebbe stato a conoscenza del fatto che il bambino non era suo. La giovane donna cita anche una canzone di Jovanotti (“Mormora, la gente mormora. Falla tacere praticando l’allegria”) come se le voci intorno alla sua maternità si fossero già diffuse.
Ieri, nonostante il riserbo di tutte le parti, il nome della donna si è diffuso tra i cronisti, che hanno stazionato a lungo davanti alla casa dell’indagata. Dentro però non c’era nessuno. Stanno alla larga dai cronisti anche i genitori del ragazzo, ma la madre è stata sentita martedì dalla squadra mobile. Dicono che non abbia aggiunto nulla di rilevante a quanto già scritto nella denuncia presentata dall’avvocato Roberta Roviello, ma ha versato non poche lacrime. Forse perché, questa è l’ultima novità di quest’inchiesta, era convinta che il risultato del test del Dna fosse negativo. Nella denuncia (ma non ci sono conferme ufficiali, solo no comment) la donna avrebbe scritto di aver saputo che l’operatrice socio-sanitaria ora indagata si era confidata con le amiche dicendo di aver avuto una relazione extraconiugale con un adulto, ma al ragazzo avrebbe invece detto che il figlio era suo. Per questo la madre si sarebbe convinta che il figlio fosse “ricattato “dall’operatrice socio-sanitaria che gli dava ripetizioni private. Non un’insegnante precisa su Facebook il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, unica presa di posizione del governo sulla vicenda: : «La donna protagonista del triste caso di cronaca non una “prof”. È emerso con chiarezza che si tratta di un'operatrice socio sanitaria che dava ripetizioni. Gli esiti della vicenda saranno decisi nelle sedi opportune. Intanto sarebbe giusto e rispettoso per la categoria degli insegnanti smettere di usare la parola “prof” negli articoli dedicati a questa storia che con la scuola non ha nulla a che vedere». —
Paolo Nencioni
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