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Il padre uccise il loro bambino Lei denuncia lo Stato all’Europa

Matteo Leoni
Il padre uccise il loro bambino Lei denuncia lo Stato all’Europa

Donna vittima di violenza ricorre alla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo «Non mi ha protetto dal compagno violento, sapendo che era pericoloso» 

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Lo Stato non l’ha protetta. Non ha protetto il suo bambino di un anno, assassinato dal convivente a coltellate. E così ora chiede all’Europa di condannare l’Italia a risarcirla. Come ha già fatto in un altro caso, con un’altra donna. Una mamma vittima di violenza, non protetta dallo Stato e oggi costretta a vivere senza suo figlio, anche lui assassinato dal padre. Da Scarperia a Strasburgo la strada è breve e insanguinata. Come lo è stato quello della romena Elisaveta Talpis, ma residente in Italia da anni.

Le storie delle due donne si assomigliano in modo drammatico. A Scarperia, in MUgello, a settembre il convivente della donna toscana uccide a coltellate il loro bimbo di un anno mentre vuole pugnalare lei. La compagna viene ferita gravemente, ma non muore. Si salva anche l’altra bimba, malgrado l’uomo tenti di assassinare la figlia di 7 anni buttandola giù dal balcone. Adesso la donna, tramite il suo legale, dcide di presentare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la Repubblica Italiana, colpevole di non essere stata in grado di proteggere lei e i suoi figli. Un obbligo che è anche imposto dalla Convenzione di Istanbul, la Carta internazionale contro la violenza sulle donne.

Il convivente della ricorrente, un 34enne con disturbi psichiatrici accertati, era stato seguito dalla Asl. Doveva prendere medicine per controllare i suoi disturbi, ma spesso non le assumeva. Così finiva fuori controllo. Le aggressioni alla compagna si facevano sempre più frequenti. Almeno sei, spiega l'avvocato Massimiliano Annetta. Le denunce presentate dalla compagna per aggressioni subite da parte del trentaquattrenne. Eppure lui era sempre lì, a casa con loro. Il ricorso presentato dall'avvocato Annetta riguarda la violazione del diritto alla vita, inteso come dovere dello Stato di prendere i necessari provvedimenti per preservare i suoi cittadini che si trovino in condizioni di debolezza. La donna e i suoi due figli, si sostiene nel ricorso, sono stati abbandonati. L'Italia ha così violato l'articolo 2 della Convezione europea dei diritti dell'uomo che, tutelando il diritto alla vita, obbliga lo Stato non solo ad astenersi dal provocare la morte in maniera volontaria, ma anche ad adottare le misure necessarie alla protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione. Secondo un principio generale stabilito proprio dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, «qualora le autorità sapevano o avrebbero dovuto sapere l'esistenza di un rischio reale e immediato della vita di un individuo determinato e non hanno fatto quello che potevano fare e quello che si può ragionevolmente aspettarsi da loro per eliminare tale rischio devono essere ritenute responsabili». Esiste un precedente - afferma Annetta - con una condanna da parte della Corte nei confronti dell'Italia . Si tratta di una sentenza del marzo 2017 (la sentenza Talpis, appunto), con la quale la Corte ritiene le autorità italiane responsabili di non aver rispettato il loro dovere di protezione contro le violenze domestiche subite una cittadina romena, omissione che avrebbe portato al tentativo di omicidio nei suoi confronti e all'omicidio dei figlio di lei da parte del compagno.

Nel caso di Scarperia, il 34enne aggredì la moglie e i figli perché irritato e ingelosito da una telefonata che lei aveva dovuto fare al suo capo. Il piccolo, che era a terra, fu colpito a morte con colpi alla schiena. L’uomo era un soggetto pericoloso, e lo sapevano in molti. Una perizia, disposta dal gip di Firenze nell'ambito di un'inchiesta per maltrattamenti in famiglia sempre verso la convivente, stabiliva che era socialmente pericoloso e che per questo doveva curarsi, ma che poteva essere controllato coi farmaci. La perizia è stata discussa in incidente probatorio il 12 settembre, due giorni prima dell'omicidio del bambino. Le indagini erano partite dopo una segnalazione dei carabinieri, intervenuti nell'abitazione della famiglia perché lui aveva colpito la donna con una testata. «Oltretutto abbiamo scoperto anche che alle spalle aveva anche una condanna per maltrattamenti verso una precedente compagna» conclude l'avvocato Annetta. —



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di Redazione web