Sicurezza
Danza, corsa leggera nuoto e cammino aumentano l’autostima
Livorno, il dottor Meucci primario di neurologia rileva che gli esercizi alleviano disturbi fisici e anche l’umore
LIVORNO. Insieme, il paziente e chi lo accudisce. Un confronto continuo per affrontare la malattia in modo propositivo, coinvolgente e creare quell’importante complicità nelle attività e nelle iniziative necessarie. Senz’altro, si tratta d’un valore aggiunto. È in sostanza l’altra faccia del Parkinson, la quotidianità, con i suoi minimi e grossi ostacoli ed i tanti problemi ma, insieme, le piccole e grandi soddisfazioni, capaci d’incitare e dare coraggio, specie nei momenti più difficili . È il pensiero, espresso a chiare lettere, di Giuseppe Meucci, direttore dell’Unità Operativa di Neurologia agli Spedali Riuniti di Livorno. . Un percorso d’assistenza sfaccettato che trova, dunque, risvolti quanto mai positivi nella fisioterapia. A prescindere dai diversi tipi di trattamento utilizzato – precisa - viene descritto, dagli studi scientifici in proposito, un significativo beneficio nel breve periodo. In particolare, gli esercizi aerobici e di resistenza risultano in grado di alleviare tutta una serie di disturbi non solo sul versante motorio (difficoltà nel movimento, rigidità articolare, riduzione della mimica), ma anche dell’umore, le funzioni cognitive come la memoria, il ritmo sonno-veglia. Ed è sostanziale rilevare che i programmi d’ attività riabilitativa sono in genere ben tollerati e non danno particolari effetti collaterali.
Gli esercizi aerobici – aggiunge - sono quelli in cui si svolge di base un’ attività caratterizzata da intensità moderata e durata prolungata nel tempo: il cammino, la corsa leggera, il nuoto e la danza. Tale tipo di attività può anche migliorare l'attenzione, la concentrazione, il senso d’autostima, la capacità, inoltre, d’ interagire con gli altri e con l'ambiente circostante.
Fondamentali comunque, per la diagnosi – sono sempre sue parole – si dimostrano la visita neurologica specialistica, l’esecuzione della Risonanza Magnetica Nucleare e della scintigrafia cerebrale con DAT Scan e PET. Deve essere poi fatta un’identificazione differenziale rispetto alle “sindromi parkinsoniane”, in cui può essere individuata una causa vascolare ischemica od una alterazione neurochimica, come effetto di terapie (ad esempio i neurolettici) oppure conseguenza dell’esposizione prolungata a sostanze tossiche.
È basilare avere il riferimento ad uno specialista neurologo, nelle fasi della diagnosi e dell’impostazione della terapia. I successivi controlli possono infatti permettere un aggiustamento delle cure nel corso del tempo ed allo steso modo la scelta di opportune terapie di seconda linea.
Vi sono numerosi studi che documentano l’effetto positivo della riabilitazione nella malattia di Parkinson. Sulla scorta di risultati ottenuti con l’impiego di tipologie ed intensità diverse di trattamento – conclude quindi il dottor Giuseppe Meucci - viene raccomandato di affiancare un intervento riabilitativo, nei diversi stadi della malattia. Con il consiglio di mantenere un costante esercizio fisico quotidiano. Lo scopo definitivo di questo consiglio è di poter raggiungere il miglior risultato possibile sulla salute del paziente. —
Gian Ugo Berti
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