Il Tirreno

Toscana

la difesa del militare 

«Ho avuto paura e ho sparato: volevo difenderla dal marito che la maltrattava»

Pietro Barghigiani

L’uomo che ha freddato il rivale a La Spezia è di Pisa, sottufficiale della 46ª Brigata Aerea. Rischia l’omicidio premeditato

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PISA. «Mi è venuto incontro e ho avuto paura. Così ho sparato». Poche parole per una vicenda complicata in cui alla tragicità dell’epilogo fa da detonatore l’eterno triangolo amoroso che fa saltare ogni regola.

Si difende Francesco Ruggiero, il 47enne sottufficiale dell’aeronautica nel centro logistico di Cadimare originario di Benevento che per una decina d’anni ha vissuto e lavorato a Pisa sotto le insegne della 46ª Brigata Aerea. Contro di lui la Procura della Spezia muove un’accusa da ergastolo: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Ha ucciso Vincenzo D’Aprile, 56 anni, separato di fatto dalla moglie , la donna con cui il sottufficiale pisano d’adozione, divorziato, senza figli, aveva avviato una relazione durata alcuni mesi e accompagnata anche da un periodo di convivenza. Un omicidio avvenuto in strada davanti alla donna e ai due figli. «L’ho fatto per proteggerla dalle violenze di quell’uomo e perché in quel momento mi sono sentito minacciato» è la versione consegnata a caldo dal sottufficiale agli inquirenti che lo hanno interrogato per quattro ore lunedì sera. Stamani si sarebbe dovuta tenere la prima udienza per il divorzio tra la vittima (il ristoratore) e la madre dei suoi figli. Ci sarà un altro incontro con un giudice con protagonisti diversi. Ruggiero, assistito dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, comparirà davanti al gip per l’udienza di convalida. «Chiederemo gli arresti domiciliari: i familiari del mio assistito hanno dato la disponibilità ad ospitarlo» fa sapere la legale dell’uomo che a Pisa continuava a tornare nei weekend e per le feste nonostante il trasferimento a Cadimare nel 2016.

La vicenda è incredibile per gli amici di Ruggiero, portiere in una squadra di calcetto durante il periodo pisano. Il sottufficiale e la moglie di D’Aprile avevano avuto una storia quando lei, in crisi con il marito, aveva deciso di frequentare il militare che tutti descrivono come una persona mite, educata. Mai una parola fuori posto, premuroso non solo con le donne ma anche con colleghi e amici. Un uomo galante, che ancora aveva la galanteria di aprire le portiere alle donne che faceva salire in auto. È la stessa persona, secondo l’accusa, che dopo aver noleggiato una Fiat 500 e portato con sé una pistola Glock calibro 9 detenuta per uso sportivo («andavo al poligono» si è giustificato) ha sparato 5 colpi contro il ristoratore. Tre andati a segno. Mortali. Movente? Il timore di veder tornare insieme la coppia che negli ultimi tempi si era riavvicinata, anche per problemi di salute della donna.

Nel primo verbale firmato da Ruggiero il contesto riferito è quello di un rapporto con la Novelli esaurito a fine 2018, ma ancora saldo nell’amicizia. E, soprattutto, sarebbero stati diversi gli episodi violenti addebitati alla vittima sulla moglie. «Lei mi diceva che la picchiava, aveva paura» ha confidato il sottufficiale, a sua volta diventato bersaglio di D’Aprile. «Aveva chiesto di essere trasferito e per questo aveva presentato una relazione ai suoi superiori. Era preoccupato per lei, la voleva proteggere, l’aveva anche portata da me in studio per un’assistenza legale» chiosa Concetta Gugliotta. Una tutela spinta fino all’estremo sacrificio di un omicidio e il “salvatore” della donna, presunta maltrattata, in cella con un’accusa da togliere il sonno. Ruggiero sull’auto a noleggio aveva pedinato la Novelli. Quando l’ha vista in piazza incontrarsi con il marito ha tamponato il Suv del ristoratore. Che gli si è avvicinato. Da quell’istante in poi tesi di Procura e difesa divergono. Per l’accusa non ci pensa un attimo a freddare D’Aprile. Contesta la volontarietà del gesto l’avvocato: «Ruggiero ha avuto paura e quando lo ha visto avvicinarsi si è sentito minacciato tanto che, cercando di caricare la pistola gli è partito un colpo rimasto nell'abitacolo».

Se sia uscito per finire la sua vittima o se abbia continuato a sparare da seduto per la Procura non fa grande differenza. —

Pietro Barghigiani

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