Il Tirreno

Toscana

«Il bimbo è figlio del quindicenne» dal dna arrivano le prime conferme

Francesco Albonetti

La madre interrogata a lungo in tribunale, la Procura secreta gli atti: «Vicenda complessa e delicata»

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PRATO. Il colpo di scena arriva in serata da fonti di Procura: le analisi del dna confermerebbero che la paternità del bambino nato nell'autunno 2018 alla 35enne pratese accusata di atti sessuali con un minore, va attribuita al ragazzino di 15 anni con cui la donna avrebbe avuto una relazione. Facendo due conti, l’adolescente all’epoca dei fatti poteva avere fra i 13 e i 14 anni. Resta da chiarire - secondo la Procura - soprattutto l’età che aveva il ragazzo quando c’è stato il primo rapporto con lei. Se aveva meno di 14 anni, la posizione della donna, che non è insegnante e neppure infermiera ma esercita una professione sanitaria, si aggraverebbe ulteriormente. L’esito dell’esame del dna, prelevato su un campione di saliva del neonato e della donna già nella giornata di venerdì durante la perquisizione domiciliare da parte degli uomini della squadra mobile, confermerebbe quindi che lei avrebbe avuto una relazione proibita con un ragazzo poco più che bambino, seppure descritto come un adolescente dal fisico formato che dimostra più della sua età. E soprattutto che il bambino nato a fine autunno sarebbe il frutto di questa relazione. Due circostanze alla base della denuncia presentata dai genitori del quindicenne. Il ragazzo si era già sottoposto al prelievo per l’esame del Dna in precedenza. Le altre possibili prove emergerebbero dall’analisi delle chat contenute in due smartphone sequestrati venerdì insieme ai dati sanitari e al libretto di maternità della donna. Una di queste avrebbe contenuti molto espliciti, sui rapporti intimi intercorsi fra il ragazzo e l’amica di famiglia e, soprattutto, che è stata proprio la donna a rivelare al ragazzo del suo stato di gravidanza e che il figlio poteva essere suo. Si è parlato della circostanze che la donna avrebbe approfittato delle ripetizione di inglese chieste dalla famiglia perché il ragazzo aveva qualche difficoltà a scuola. Sono gli stessi avvocati difensori della trentacinquenne, Mattia Alfano e Massimo Nistri, a chiarire che in realtà non c’è un nesso fra i presunti rapporti e le lezioni private: «La frequentazione fra i due non c’entra con le lezioni di inglese che per un breve periodo la nostra assistita ha impartito al ragazzino, pur non essendo insegnante. Si conoscono da tempo perché sono amici di famiglia». Ieri i legali della donna sono andati in Procura a Prato a depositare la richiesta di dichiarazione spontanea, a dimostrazione che aveva tutta l’intenzione di essere ascoltata e di chiarire ai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che conducono l’inchiesta. Poi la donna è arrivata in Procura a metà pomeriggio insieme al marito, e, separatamente, i due legali, passando da un ingresso posteriore per non dare nell’occhio. Due e ore mezzo d’interrogatorio. Ma non sono bastate a chiarire tutti gli aspetti di una vicenda che, la stessa Procura, definisce «molto complessa e delicata». E per tutelare i tre minori coinvolti - il quindicenne, il neonato e l’altro figlio della donna - è stato deciso di secretare il contenuto dell’interrogatorio. —

Francesco Albonetti

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