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Accusata di avere avuto un figlio da un tredicenne: ecco com'è partita l'indagine

Paolo Nencioni
Accusata di avere avuto un figlio da un tredicenne: ecco com'è partita l'indagine

Prato, infermiera indagata per la presunta relazione col ragazzo al quale dava ripetizioni e del quale sarebbe rimasta incinta. Il caso partito dalla denuncia dalla mamma dello studente. Ora si attende il test del dna

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PRATO. Chi è davvero il padre del bambino dato alla luce qualche mese fa da un’infermiera pratese di 35 anni? Il marito, come tutti hanno dato per scontato fino a sabato 9, oppure il figlio 14enne degli amici di famiglia, come sospettano i genitori del ragazzo? A questa delicata domanda dovrà rispondere la Procura di Prato che nei giorni scorsi ha ricevuto la denuncia della madre del ragazzo e ha delegato le indagini alla squadra mobile della polizia.

DUE ANNI DI RELAZIONE

La notizia è deflagrata sabato mattina, poche ore dopo la perquisizione compiuta dalla polizia venerdì pomeriggio nella casa dell’infermiera. E gli inquirenti non forniscono molti particolari, soprattutto per tutelare il minore. Al momento l’ipotesi di reato a carico dell’infermiera è di atti sessuali con minorenne, che presuppone un atto consensuale e che è punita con la stessa pena della violenza sessuale, perché secondo quanto è trapelato la relazione tra il ragazzo e l’infermiera sarebbe iniziata prima che il minore compisse 14 anni. Anzi, forse non ne aveva nemmeno 13, se è vero che la squadra mobile sta indagando su un periodo che va dalla primavera del 2017 ai giorni nostri.

LA GRAVIDANZA

Quasi due anni durante i quali il ragazzo e l’infermiera si sarebbero frequentati assiduamente con la scusa delle ripetizioni che lei gli dava nella casa dove l’adolescente vive con i genitori. Una storia che forse non sarebbe mai venuta alla luce se a un certo punto la donna, già madre di un bambino, non fosse rimasta incinta. Qui le versioni, quella dell’accusa e quella della difesa, diventano inconciliabili. I genitori del 14enne, probabilmente sulla base di quello che ha raccontato loro (o si è lasciato sfuggire) il ragazzo, si sono convinti che il bambino partorito in autunno dall’infermiera fosse in realtà il loro nipote: il figlio del loro figlio. L’infermiera invece nega su tutto il fronte: sia di aver avuto rapporti sessuali col 14enne, sia a maggior ragione che il padre del bambino sia il ragazzo.

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IL TEST DEL DNA

È tanto sicura che, stando ai suoi avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, ha subito dato il consenso al confronto del Dna già disposto dalla Procura. Dovrebbero essere sufficienti pochi giorni per avere una risposta sulla compatibilità genetica tra il bambino e il padre-bambino. Se fosse positiva non ci sarebbe bisogno di ulteriori indagini. In caso contrario rimarrebbe il dubbio che, pur essendo il bambino figlio del marito dell’infermiera, ci possano essere stati rapporti sessuali proibiti tra la donna e il ragazzino. «È una vicenda da trattare con la massima delicatezza - si limita a dire il procuratore Giuseppe Nicolosi - per tutelare tutte le parti coinvolte». Nessuno ne dubita, anche perché la questione è ancora tutta da definire.

PUNIBILI ANCHE I RAPPORTI CONSENZIENTI

In base alla denuncia della madre del 14enne, i rapporti sessuali tra il figlio e l’infermiera sarebbero stati più di uno, tutte le volte che i genitori non erano in casa. Rapporti consenzienti tra un’adulta e un ragazzo che secondo la legge non sarebbe stato in grado di decidere autonomamente della propria vita e a maggior ragione dei propri comportamenti sessuali. L’articolo 609 quater del Codice penale punisce anche i rapporti consenzienti perché, come ricorda Christina Bachmann, vice presidente dell’Ordine regionale degli psicologi, a quell’età un ragazzo «non ha ancora potuto maturare consapevolezza e senso di responsabilità».

CELLULARE E COMPUTER

Il confronto del Dna è solo una parte delle indagini. Durante la perquisizione nella casa dell’infermiera, venerdì la squadra mobile della polizia cercava anche altro, probabilmente un cellulare e un computer, dove potrebbero essere rimaste tracce di messaggi intercorsi tra l’infermiera e il ragazzo, perché se davvero è come la racconta lui è verosimile che una volta scoperta la sua prossima paternità ne abbia scritto alla sua insegnante. L’avvocata Roberta Roviello, che ha presentato la denuncia per conto dei familiari del ragazzo, ha depositato anche un telefono cellulare che contiene una chat che dimostrerebbe almeno la relazione con la donna.

Quanto alla 35enne indagata, al momento non avrebbe patito particolari conseguenze nel rapporto col marito, che è al suo fianco e attende l’esito degli accertamenti. Risposte che potrebbero arrivare forse già all’inizio della prossima settimana, per liberare un marito dal dubbio o confermare ai genitori di un ragazzo di essere diventati nonni precocemente.
 

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