Il Tirreno

Toscana

A PRATO 

Violenza su una bimba, prete condannato

Massimo Donati

4 anni e 4 mesi: don Paolo Glaentzer fu sorpreso in auto con i pantaloni abbassati insieme alla giovanissima vittima

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PRATO. «Una mia stupidata – aveva confessato durante l’interrogatorio – Mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado». Per adesso però, a punirlo, ci ha pensato il giudice. Che lo ha condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere per violenza sessuale pluriaggravata.

È arrivata ieri pomeriggio la sentenza del gup del tribunale di Prato Costanza Comunale contro don Paolo Glaentzer, il sacerdote settantenne, già parroco della chiesa di San Rufignano a Sommaia (nel comune di Calenzano), accusato di aver abusato di una bambina di 10 anni: fu sorpreso nella propria auto mentre, con i pantaloni abbassati, la palpeggiava, la sera dello scorso 23 luglio.

Processato con il rito abbreviato nell’ambito dell’udienza preliminare (così come chiesto dall’avvocato difensore), l’imputato – che si trova agli arresti domiciliari nella sua casa di Bagni di Lucca – ha potuto usufruire per questo dello sconto di un terzo sulla pena. Il pubblico ministero Laura Canovai, al termine della requisitoria, aveva chiesta la condanna a 5 anni di reclusione.

La gup, nel corso della precedente udienza, aveva respinto la richiesta avanzata da parte della difesa di sottoporre il sacerdote a una perizia psichiatrica: secondo la giudice, don Paolo sapeva cosa faceva quando molestava la bambina, anche se probabilmente non ne ha capito la gravità. Così come sostenevano la pm Canovai e Olivia Nati, l’avvocato che rappresenta la bambina, nel frattempo tolta ai genitori su ordine del Tribunale dei minorenni.

Parti civili nel processo che si è concluso ieri, oltre alla curatrice speciale della giovanissima vittima, si sono costituiti anche i genitori, il Comune di Calenzano e la Curia di Firenze. Una presenza significativa, quest’ultima, dell’intenzione delle autorità religiose di non negare la gravita del fatto, dopo che lo stesso vescovo di Prato, Franco Agostinelli, citando il vangelo secondo Matteo, aveva detto che ai molestatori di bambini bisognerebbe appendere una macina al collo e gettarli negli abissi del mare.

«È la prima circostanza in cui un’arcidiocesi si costituisce parte civile contro un suo prelato» ha spiegato ieri al termine dell’udienza l’avvocato della curia, Paolo Ghetti. Costituzione che per il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, è «un segnale di presa di coscienza della Chiesa sulla pedofilia in seguito alle iniziative di Papa Francesco».

La gup, ieri, ha riconosciuto una provvisionale di 50.000 euro per la bambina vittima dell’abuso sessuale. Ma ha escluso un risarcimento per i genitori, sui cui comportamenti anche la procura di Prato aveva svolto accertamenti, alla luce anche del fatto che don Glaentzer aveva confessato che, quella del 23 luglio scorso – quando fu arrestato dai carabinieri dopo essere stato sorpreso da un vicino di casa – non era la prima volta che si appartava con la bambina. —

Massimo Donati



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