Il Tirreno

Toscana

Ucciso a 49 anni dalla sepsi, la Regione indaga sulle ore in ospedale

Cristiano Pellegrini
Marco Magni
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Marco Magni

Marco Magni, di Pratovecchio, è morto dopo circa quattro ore dall’arrivo al pronto soccorso di Bibbiena. Il direttore rischio clinico della Regione: «Verificheremo, in quel tempo si possono fare molte cose»

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AREZZO. Una patologia subdola che non lascia scampo. Se la diagnosi e il trattamento tardano oltre un’ora, la mortalità può passare dal 10 al 90% secondo una progressione tempo-dipendente. È morto per una sepsi fulminante da pneumococco Marco Magni, il 49enne di Pratovecchio (Arezzo) dopo circa quattro ore dall’arrivo al pronto soccorso di Bibbiena. Febbre alta, alcuni disturbi intestinali, gli antipiretici e poi la decisione dei sanitari del 118 alle 3.05 di trasferirlo all’ospedale. Dopo una serie di esami, poco prima delle 7, le sue condizioni improvvisamente si aggravano: subentrano difficoltà respiratorie e poi un arresto cardiaco.

In Toscana negli ultimi anni i ricoveri per sepsi sono quintuplicati, passando dai 566 del 2005 ai 2.719 del 2012. Nel 2015 sono stati circa 8.000 fino ai 10.000 degli ultimi due anni, con una mortalità del 36% (dati Agenzia di sanità regionale). Nonostante la notevole incidenza, la sepsi è poco conosciuta dalla popolazione. Si verifica quando la risposta dell’organismo ad un’infezione determina la comparsa di un’insufficienza d’organo. Può portare a choc, insufficienza multipla degli organi e morte, soprattutto se non riconosciuta e non trattata tempestivamente. Per l’ictus cerebrale la finestra temporale per intervenire arriva al massimo alle 4, 5-6 ore. Qui parliamo di sessanta minuti. «Dobbiamo alzare ulteriormente il livello di guardia per una patologia subdola con batteri sempre più resistenti agli antibiotici – spiega Riccardo Tartaglia direttore del Centro gestione rischio clinico e sicurezza del paziente istituito nel 2003 dalla Regione per promuovere la cultura della sicurezza – sicuramente su questo caso, per il cui esito siamo profondamente rammaricati, faremo dei controlli per capire se i protocolli siano stati applicati. Resta da capire cosa sia stato fatto al paziente durante la sua permanenza al pronto soccorso. In oltre tre ore si possono fare molte cose».

Proprio la Toscana è stata tra le prime regioni in Italia a varare un piano triennale con delle linee per guidare le azioni necessarie al miglioramento della qualità per la prevenzione, la pronta identificazione e il trattamento della sepsi, orientando il sistema all’adozione di protocolli operativi. «Il nostro compito – aggiunge Tartaglia – è quello di fare promozione di buone pratiche poi spetta alle aziende sanitarie e agli operatori metterle in atto. Ma è indispensabile che il sistema ci segua in questo percorso». Un sistema, quello toscano, che da qualche anno a questa parte, deve inevitabilmente fare i conti anche con due ulteriori aspetti: da una parte quello delle richieste di risarcimento danni da parte dei pazienti che, negli ultimi 11 anni viaggiano ad una media di 1600 all’anno; dall’altra quello del benessere degli operatori sanitari.

Il contesto sanitario è uno degli ambienti di lavoro più complessi in termini di richieste lavorative nei confronti del lavoratori, che vede il ruolo centrale del paziente nel sistema sanità e gli operatori che lavorano a contatto con fattori di rischio come la sofferenza e la morte di chi sono chiamati ad aiutare. «Occorre comprendere i meccanismi che possono portare a un ribaltamento di questo ruolo – spiega Lauro Mengheri, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana – da operatore che dovrebbe aiutare il paziente a persona che diventa essa stessa bisognosa di auto e prevenire conseguenze drammatiche come quelle che ci riportano i fatti di cronaca. Lo psicologo è il professionista qualificato per lavorare in un’ottica di prevenzione delle situazioni di criticità relazionale per un maggiore benessere collettivo». Proprio a questo proposito psicologi e infermieri toscani hanno siglato nel 2015 un protocollo per l’apertura di sportelli di aiuto per il sostegno individuale e il disagio emotivo dovuto ad un periodo di elevato stress.
 

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