Sicurezza
Il gonfalone rosso come il sangue versato da Pisa per la cristianità
Nel Trecento la città poteva vantare una grande vivacità culturale testimoniata da un’eccellente produzione artistica
PIsa. La Pisa trecentesca non era più quella che, tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo, si proponeva come erede ideale delle glorie di Roma imperiale. In quei tempi di vittorie sfolgoranti sul Mediterraneo, la città, attraverso la costruzione di monumenti prestigiosi e l’orgogliosa ostentazione delle spoglie di guerra (come per le imprese di Palermo o delle Baleari), comunicava la raggiunta superiorità marinara e il ruolo di possibile nuova Roma.
Le cose non andarono esattamente così. Ci fu la Meloria, per esempio (1284). Ma nel Trecento Pisa rimase comunque una città vivace, come testimonia la produzione artistica fiorita grazie a un ceto dirigente consapevole del grande passato e ancora capace di giocare una partita importante sullo scacchiere europeo.
Un quadro dinamico, espressione della profonda anima civica che da secoli innervava la città, cosa che emerge chiaramente dall’ultimo libro di Cecilia Iannella, docente di storia medievale all’università di Pisa, intitolato “Cultura di popolo. L’iconografia politica a Pisa nel XIV secolo”. Il volume è stato presentato dai professori dell’ateneo pisano Mauro Ronzani e Marco Collareta.
La Iannella, allieva del grande medievista pisano Marco Tangheroni, in queste pagine ha rivolto l’attenzione alle modalità di autorappresentazione di coloro che governarono la città ed usarono le immagini come strumento visivo del potere. Da qui l’importanza per Pisa dell’impiego degli antichi simboli del gonfalone rosso, dell’aquila imperiale, della Vergine Maria e dello stendardo con la croce di Popolo. Tutte manifestazioni esteriori che crearono una fortissima identità cittadina.
Bella e significativa tra le tante la storia del gonfalone rosso e della croce pisana, simboli della città. La bandiera rossa, il signum rubeum, venne forse usata per la prima volta dalla flotta pisana durante le numerose spedizioni contro i saraceni nell’XI secolo, divenendo un segno di riconoscimento rispettato e temuto. Il colore rosso stava a significare il sangue pisano versato per la fede cristiana. Le fonti trecentesche indicano il vessillo rosso come insegna del Comune, affiancato poi dalla croce bianca in campo rosso come “insegna del Popolo”. Fu Pietro Gambacorta, alla fine del Trecento, a proporre come simbolo la combinazione delle due insegne congiunte, anche come «riconoscimento visivo della personale impronta data alla città con il pieno appoggio delle istituzioni popolari». —
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