Finanza
«Troppe le piccole imprese con i conti opachi e a rischio»
lucca. Se qualcuno si aspettava anche solo un accenno di autocritica da parte del presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli nel confronto con gli imprenditori Lucchesi organizzato da Confindustria Toscana nord, è rimasto deluso.
Il presidente Patuelli, mettendo a frutto anche un’esperienza da politico navigato (è stato parlamentare liberale negli anni Ottanta) ha rivendicato il ruolo delle banche anche nel tempo della grande crisi. E alla platea talvolta rumoreggiante di industriali ha spiegato che «le banche vivono prestando soldi. Ma il credito lo possiamo dare soltanto a chi ha i bilanci a posto».
Dopo l’introduzione, anche pungente su questo tema, del presidente di Confindustria Giulio Grossi, Patuelli è stato incalzato dal vicedirettore del Tirreno Fabrizio Brancoli e dal direttore della Nazione Francesco Carrassi.
E non si è tirato indietro sul difendere l’operato dei suoi associati, anche su temi spinosi come quello - sollevato da Grossi - sulle difficoltà delle piccole e medie imprese a ottenere credito: «Oggi le banche sono tutte attrezzate con strumenti che permettono di valutare il rischio delle aziende. Non è che consideriamo rischiosa una Pmi in quanto tale, ma spesso vediamo che i loro indici di bilancio non sono positivi. E poi devo anche dire che troppe volte i loro conti sono opachi».
Parla delle 12 crisi bancarie degli ultimi anni, Patuelli («e speriamo non dobbiamo aggiungere Carige»). E lo fa per mettere in luce i sacrifici fatti dal sistema per i salvataggi: «Fra fondi obbligatori e non le banche concorrenti hanno versato 12 miliardi di euro. Perché, a differenza degli altri settori, abbiamo l’obbligo di aiutare chi è in difficoltà».
Per questo Patuelli parla di banche “moralmente” parti civili: «Questi dodici miliardi sono stati sottratti ai dividendi dei tre milioni e mezzo di azionisti italiani delle banche». Patuelli si è detto d’accordo con l’istituzione della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche: «Già quella della precedente legislatura è arrivata a buoni risultati. È importante studiare i documenti che escono da queste commissioni. Chi non studia fa il male dell’Italia». —
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