Attenzione
Due cavalli morti alla Giostra per il giudice nessun colpevole
“Il fatto non sussiste”: l’accusa era di maltrattamento di animali Assolti preparatore, proprietaria e fantino di uno dei purosangue, più tre veterinari
pistoia. Nessun colpevole. A quattro anni e mezzo dall’avviso di garanzia per il reato di maltrattamenti di animali, ieri mattina è arrivato il verdetto: tutti assolti i sei imputati nel processo per la tragica Giostra dell’Orso del 2014, in cui due cavalle furono soppresse a causa dei gravi infortuni subiti durante la gara.
Assolti “perché il fatto non sussiste” preparatore, proprietaria e fantino di Oracle Force, la purosangue fatta correre nonostante la circonferenza troppo ridotta delle zampe anteriore. Assolto dalla stessa accusa, “perché il fatto non costituisce reato”, il presidente della commissione veterinaria. E, assieme agli altri due veterinari della commissione, quest’ultimo è stato assolto anche, “per non aver commesso il fatto”, dall’accusa che riguardava la morte dell’altra cavalla, Golden Storming: soppressa, dopo essersi spezzata una zampa, direttamente con una iniezione letale di Tanax, senza prima essere sedata.
«Questo era un processo che non si doveva fare – commenta Raffaello Giorgetti, avvocato difensore di Riccardo Rinnovati, il veterinario presidente di commissione – Gli imputati non erano questi: dovevano essere gli organizzatori della Giostra, come è emerso platealmente durante il processo. Giustizia è stata fatta».
In effetti, dalla voce dei tanti testimoni che sono sfilati nei mesi passati davanti al giudice Jacqueline Magi, la ricostruzione che è emersa di quella Giostra dell’Orso è di una edizione in cui l’organizzazione ha fatto acqua da tutte le parti. Sia nelle fasi preparatorie, con l’ingresso del Coni e della Fitetrec Ante da una parte, e, dall’altra dei rioni che si sono considerati rimpiazzati, sentendosi così autorizzati a mollare un po’ le redini di verifiche e controlli. Sia durante lo svolgimento, in cui, si è scoperto, formalmente non esisteva una figura (forse la giuria?) che aveva in mano il potere insindacabile di fermare la gara in caso di emergenza, qual è poi stata quella del secondo infortunio, arrivato immediatamente dopo quello di Oracle Force, quando l’unica ambulanza van era occupata ed i veterinari erano impegnati nella prima eutanasia.
Fatto sta che lo stesso pubblico ministero Giuseppe Grieco, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputatati fuorché per Rinnovati: e per il veterinario aveva chiesto la condanna (10.000 euro di multa) solo per uno dei capi d’accusa, quello relativo alle zampe troppo sottili di Oracle Force.
Nessuna responsabilità in questo invece, secondo il pm, da parte degli altri tre imputati per tale morte: proprietaria, preparatore e fantino della cavalla, che non avevano alcun obbligo nel garantire l’applicazione del regolamento. Per quanto riguarda l’altro capo di imputazione, il capo B, la soppressione di Golden Storming con il Tanax senza preventiva sedazione, nessuno dei tre veterinari aveva secondo il pm una posizione di garanzia e di controllo, un obbligo tale dada far configurare il reato di maltrattamenti. —
Massimo Donati
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