Sicurezza
Non si ferma la strage degli ibis eremita le doppiette frenano il ripopolamento
Altri due esemplari scomparsi, dal 2011 quelli uccisi o spariti sono 46. Adesso la popolazione conosciuta è di 93
Si avvicina la bella stagione e per molti si avvicina il momento di raggiungere la Toscana per le proprie vacanze. Ma c’è anche chi lascia la nostra regione per dirigersi verso nord proprio quando le temperature iniziano ad essere più miti. Stiamo parlando degli esemplari di ibis eremita che ogni anno svernano nell’area dell’Oasi Wwf di Orbetello, elementi centrali del progetto “Life+Reason for Hope”, promosso dal team Waldrapp austriaco e cofinanziato dall’Unione Europea, che mira alla reintroduzione nella natura del vecchio continente del raro tipo di uccello estintosi quattro secoli fa. Ma non tutti gli ibis eremita arrivati in Maremma con l’ultima migrazione guidata nell’agosto 2018 spiccheranno il volo alla volta dei quartieri riproduttivi della Baviera e dell’Austria per trascorrere la stagione calda e riprodursi.
Negli ultimi mesi i bracconieri ne hanno uccisi tre: il 7 gennaio Dusti nei pressi di Siena, il 21 novembre Theo e Frieda impallinati vicino a Borgo san Lorenzo. All’appello mancheranno anche l’ibis Flaps, il cui Gps applicato sul dorso per consentire ai ricercatori Waldrapp il monitoraggio della posizione ha cessato di mandare segnali nello scorso autunno nei pressi di Paganico, e l’ibis Don Muggele analogamente scomparso nei pressi di Ardea, in Lazio. «Si tratta di sparizioni molto sospette - dice Nicoletta Perco, naturalista, che collabora con il progetto - probabilmente sono stati uccisi da bracconieri e i loro corpi sono stati fatti sparire, dopo aver disattivato i Gps». Quello del bracconaggio è il problema che ogni anno si trova ad affrontare il gruppo di lavoro alle spalle di questa operazione, rischiando di vanificare lo sforzo per fare in modo che entro quest’anno, con la sesta migrazione guidata, venga raggiunta una popolazione di almeno 120 esemplari, il minimo vitale per poter considerare riuscita la missione. Dal 2011 ad oggi in Italia sono stati impallinati a morte 18 esemplari, e 28 sono spariti nel nulla. La Toscana detiene il vergognoso record delle uccisioni e finora solo nel caso del cacciatore di Camaiore che nell’ottobre 2012 sparò, uccidendoli, agli ibis eremita Goja e Jedi, usando cartucce per la caccia ai colombacci, arrivato alla conferma della condanna anche in Cassazione, non sono stati identificati i colpevoli, nonostante le indagini aperte in ogni caso. Tutte le uccisioni sono avvenute in autunno-inverno, quando gli esemplari della specie protetta avevano raggiunto con la migrazione quella che per le necessità ecologiche della specie dovrebbe essere per loro una delle aree migliori in Europa per trascorrere la stagione fredda. E in tutti i casi gli esami a raggi X effettuati sui corpi hanno evidenziato la presenza di pallini da caccia, chiara prova del fatto che gli animali siano stato vittime di bracconaggio. Uno dei primi esami di questo tipo fu fatto presso il Centro Recupero Uccelli Marini Acquatici di Livorno sui resti del maschio Hella, rinvenuti a nord di Piombino. «In questo momento- dice Cesare Avesano Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo, partner italiano del progetto sviluppato dal Waldrappteam- in Toscana ci sono 86 esemplari di ibis eremita, 84 si trovano presso l'Oasi di Orbetello, Donatello è a Baratti e Jazu nei pressi dell'aeroporto di Pisa. Ce ne sono poi altri 2 in Lazio, 2 nei pressi di Verona e 3 in Friuli. In totale sono 93 individui che hanno superato le rigide temperature invernali di quest'anno in Centro Italia». In questi giorni gli ibis si stanno dunque godendo il primo sole tiepido e nel giro di un mese i primi esemplari avvieranno la migrazione verso l’Austria e la Baviera, dove si riprodurranno e da dove partiranno all’avvicinarsi dell’autunno con i nuovi nati alla volta della Maremma, dando così continuità alla sopravvivenza della specie. I primi pulcinotti di ibis eremita sono attesi per la metà di aprile. —
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