Gioco
Afgani nel camion delle armi in fuga dalla Slovenia a Livorno
Inquietante episodio per la sicurezza: profughi nascosti nel carico di munizioni. L’autista li ha trovati durante una sosta. Sono espulsi, ma liberi
LIVORNO. Hanno viaggiato per otto lunghissime ore dentro un rimorchio pieno di munizioni. E chissà quante altre volte avranno rischiato la vita pur di arrivare in Italia. Si sono giocati il tutto per tutto nella notte fra giovedì 14 e venerdì 15 febbraio, salendo a bordo di un camion diretto a Livorno incrociato al confine fra la Slovenia e il Friuli, facendosi beffe dell’autista che stava dormendo vicino alla dogana.
Ma anziché scendere a destinazione – alla Cheddite di Livorno, un’azienda che produce cartucce per armi da tiro e da caccia – sono stati scoperti dallo stesso conducente nel parcheggio dell’autogrill di Castagnolo ovest, nella frazione pisana di San Piero a Grado, lungo l’autostrada A12. Prima i forti rumori, poi il telone aperto. Forse volevano respirare un po’ d’aria, dopo aver rischiato di morire soffocati fra le armi. Così il camionista serbo – partito qualche ora prima dal paese balcanico con un carico di «munizioni civili», come è riportato nei documenti dell’autoarticolato – ha chiamato il 113.
È finito così il viaggio verso l’Unione europea di due afgani di 21 anni. Due profughi, per fortuna, perché se fossero stati malintenzionati (terroristi o altro) oggi staremmo scrivendo ben altra notizia. E comunque un episodio inquietante: ci si può nascondere impunemente dentro un carico di armi.
Un viaggio concluso con l’arrivo di una pattuglia della polizia stradale di Viareggio e con loro – mani bene in vista e nessuna intenzione di fuggire – portati al commissariato della Città del Carnevale per essere fotosegnalati. Alle forze dell’ordine non hanno opposto alcuna resistenza. Entrambi sono sconosciuti alle banche dati internazionali: agli agenti hanno fornito un nome e un cognome – sempre che siano veri – poi sono stati denunciati per ingresso illegale in Italia.
Non c’è alcun dubbio sulla loro irregolarità. Per questo sono già stati espulsi (ma restano liberi di andare in giro) e hanno sette giorni di tempo per lasciare il Paese autonomamente. Il commissariato viareggino ha contestato alla coppia di giovani, nati nel 1998, la violazione dell’articolo 10 bis del Testo unico per l’immigrazione, che peraltro prevede un’ammenda da cinquemila a diecimila euro. Sanzione che difficilmente pagheranno, visto che non hanno soldi.
I due afgani, all’arrivo della polizia stradale, si sono chiusi nel silenzio. Erano da poco scoccate le due del pomeriggio di venerdì 15 febbraio. L’autista, che trasportava il carico per conto di un fornitore della Cheddite di Livorno, era convinto che volessero rubargli le munizioni. Ma non era così, tanto che poco dopo ha proseguito il viaggio regolarmente, consegnando l’ordine con qualche ora di ritardo.
Nessun dubbio su di lui: non avrebbe legami con i due stranieri, né avrebbe offerto loro il passaggio. Semplicemente è partito senza accorgersi che fossero nascosti nel rimorchio. I due non parlavano una parola di italiano, al massimo un po’ di inglese. Ora, seppur espulsi e denunciati, sono liberi di girare per l’Italia. Possono tornare indietro, difficilmente lo faranno. Ma se fra una settimana verranno nuovamente fermati dalle forze dell’ordine potranno finire in un centro di permanenza e rimpatrio, per poi salire a bordo del primo aereo utile per l’Afghanistan.
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