Sicurezza
Una festa tra amici per l’ultimo saluto, tra i bei ricordi e le note dei Beatles
Livorno, esaudito il desiderio dell’imprenditore scomparso Stefano Barsotti: un ricevimento in azienda con tutti i suoi cari. Duecento ospiti, qualcuno arrivato anche dall'Australia, e una raccolta di fondi in favore della ricerca
LIVORNO. Una festa, non un funerale. Con tanto di invito stampato su un bel cartoncino spesso ed elegante di quelli che si usano appunto per le feste. «Stefano desiderava che, per ricordarlo, le persone più care condividessero le cose che più amava: il cibo, la buona musica e la buona compagnia». E festa è stata. Con circa duecento persone arrivate un po’ da tutta Italia, e anche dall’Australia, che ieri mattina si sono ritrovate in nome dell’affetto che le legava a Stefano Barsotti, imprenditore livornese molto conosciuto nel settore dell’import-export, vissuto con il mondo sempre a portata di mano e di valigia e scomparso nei giorni scorsi a 65 anni. Abbracci carichi di pathos, baci, anche qualche lacrima ma soprattutto, come voleva Stefano, il piacere di ritrovarsi per ricordare un amico e sentirlo in qualche modo ancora presente, come se da un momento all’altro potesse scendere dalla scala di legno che porta al primo piano e trascinare tutta la compagnia con la sua indimendicabile verve.
Gli ospiti si muovono tra i mobili d’antiquariato, i bei quadri e l’esposizione dei prodotti di punta del made in Italy che la sua azienda, la Famor Italia, esporta, dai pomodori in scatola al tartufo. Intanto si diffondono le note delle sue canzoni preferite: “Hotel California” degli Eagles, “Mrs Jones” di Billy Paul, “Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd e poi tanti brani dei Beatles.
Questa è la sede dell’azienda, nella periferia livornese, ma l’atmosfera è calda e casalinga «perché babbo – racconta il figlio Tommaso – aveva tantissimo gusto e anche per l’arredamento dell’ufficio ha voluto curare tutto nei minimi particolari». Qui è stato allestito il buffet, c’è un centrotavola di fiori ma niente che evochi cerimoniali luttuosi. Ci sono anche i camerieri che servono il prosecco e le bibite. Sul computer scorrono le foto di Stefano felice, da solo o con la famiglia e gli amici. C’è anche il libro delle firme ed è un fiume di brevi ricordi (“il nostro viaggio a Atene, che risate!”, “un uomo tutto d’un pezzo, spero di avere la tua grinta”).
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La moglie Beatrice, il figlio Tommaso e le figlie Valentina e Guendalina hanno fatto di tutto per esaudire il desiderio del loro Stefano. E in pochi giorni, dopo aver sparso le sue ceneri in mare, davanti all’Accademia, hanno organizzato la festa. Aanche chi abita lontano ha voluto esserci. Come Andrew Watt, da Melbourne, responsabile di un’azienda che si occupa di vino e che da Barsotti importa speciali macchinari. Come Maurice Crotti, della San Remo, gruppo alimentare tra i più importanti del mondo, anche lui dall’Australia, anche lui amico storico di Stefano. Da Piombino arriva Franco Gigli con il vino che si è messo a produrre dopo un passato da ingegnere. E c’è anche Marida Bolognesi, amica di famiglia, volto noto della politica.
Stefano, con quel sorriso che non ha voluto mollare mai, è proprio come se fosse qui. Del resto questa è la sua festa e anche questa volta il suo carattere istrionico, con la trovata di questo addio “all’americama” è riuscito a dare un po’ di sollievo al dolore degli altri. Lo evoca insieme alla famiglia un gruppo di amici ripensando a un viaggio a Londra di tanti anni fa, lui capogruppo nato, «l’unico che aveva capito subito come funziona la circle line della metro».
E anche se a volte sembrano distrarsi per altri sentieri le chiacchiere tra chi si incontra di nuovo dopo tanto tempo – proprio grazie a questa festa – alla fine si torna sempre a lui. Che in pochi mesi se ne è andato ma che ha avuto il tempo, con i suoi cari, di organizzare anche un “dopo”. Non solo il party ma anche una raccolta di fondi da destinare alla ricerca sulla tipologia specifica della malattia che lo ha colpito. Il cartello che annuncia la raccolta è posizionato con discrezione vicino al libro delle firme. In tanti lo fotografano, si appuntano i dati. Perché in una festa così non può mancare la solidarietà e un pensiero per il dolore degli altri. –
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