Il Tirreno

Toscana

Parla l'agente pestato da uno spacciatore: «Ecco come mi ha ridotto, ma io penso solo a tornare in polizia»

Lucia Aterini
Da sinistra: la foto choc dell'agente Aniello Fierro in ospedale, l'arresto del suo aggressore Mustapha Rami (a destra)
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Da sinistra: la foto choc dell'agente Aniello Fierro in ospedale, l'arresto del suo aggressore Mustapha Rami (a destra)

Sta meglio Aniello Fierro ancora ricoverato all'ospedale di Livorno dopo il delicato intervento alla testa: «Il mio aggressore? Adesso non mi sento di dirgli nulla». Venne aggredito a colpi di pietra a Viareggio nella pineta di Ponente

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LIVORNO. «Ritornerò a fare il mio lavoro più convinto di prima perché credo in quello che faccio». Parole che Aniello Fierro, poliziotto in servizio a Viareggio, pronuncia dal reparto di neurochirurgia di Livorno dove è stato ricoverato perché uno spacciatore gli ha “aperto” la testa con un mattone.

Al contrario della canzone di Mahmood, vincitrice del festival di Sanremo, Aniello non pensa affatto ai soldi. In un letto dell’ospedale con la testa fasciata e l’occhio destro chiuso per l’ematoma provocato dai colpi ricevuti, continua spiegando appunto che per lui «non sono i soldi che contano». È dirimente, invece, quello che si offre con impegno e dedizione alla comunità. E forse anche per questo la foto con il suo volto tumefatto su Facebook, postata dal sottosegretario leghista al ministero dell’economia Massimo Bitonci, lo ha fatto diventare in poche ore un eroe sui social.

Eppure Aniello Fierro, 28 anni, di Sapri (Salerno), ha subìto una delicata operazione alla testa e ancora non sa quanto dovrà stare ricoverato, quando potrà tornare a dormire la notte. Quando potrà presentarsi in commissariato a Viareggio. A svolgere quel lavoro che ha scelto otto anni fa proseguendo una tradizione di famiglia (anche il babbo è in polizia). Quel lavoro che lo tiene a 800 chilometri da casa e lontano dagli affetti.

Pur ancora dolorante, e circondato dall’affetto di alcuni amici poliziotti, torna con la mente a mercoledì nella pineta di Ponente, a Viareggio mentre era impegnato in un servizio anti-droga. Non vuole, perché c’è un’indagine in corso, entrare nei dettagli dell’aggressione ma spiega che «stava per concludersi tutto, l’intervento doveva essere semplice, ma all’improvviso si è trasformato in qualcosa di molto diverso».

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«Eppure – continua scambiando un ricordo con uno degli amici presenti nella camera accanto a lui – ci siamo trovati con una rapina in banca, a Bologna dove ho lavorato fino ad aprile scorso, con 7 ostaggi. E siamo riusciti ad arrestare il rapinatore. Abbiamo poi preso anche l’autore di una rapina in una gioielleria con una donna ferita alla gola». Non si immaginava che lo spacciatore, Mustapha Rami, 20 anni, originario del Marocco, poi arrestato sabato e che era già finito nei controlli anti-spaccio, avesse una reazione così violenta. Ma tanto è stato: «Ricordo perfettamente tutto – va avanti Fierro – sul momento non sentivo il dolore ma mi sono reso conto che avevo un buco in testa. Il collega che era con me nel servizio mi ha passato un guanto per cercare di tamponare il sangue che mi scendeva sul viso e sugli occhi. Ma quello non bastava e allora ho preso il portaplacca (il portafoglio con il distintivo della polizia ndr), e anche aperto quasi non bastava».

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Poi il dolore è diventato lancinante ma anche durante il viaggio in ambulanza prima verso l’ospedale Versilia e poi all’ospedale di Livorno non ha mai perso conoscenza. «Dal momento dell’aggressione (avvenuta in serata, ndr) sono arrivato a Livorno alle 23, 30 – racconta ancora – e verso mezzanotte e mezzo sono entrato in sala operatoria». Il risveglio è avvenuto cinque ore dopo, la mattina di giovedì. L’operazione è andata bene. «Ma ancora sento dolori – dice il poliziotto – non so ancora quanto dovrò rimanere qui, la prognosi è ancora da verificare». A confortarlo sono i tanti amici venuti a trovarlo oltre alle autorità. «Mi ha fatto piacere avere queste testimonianze di affetto – va avanti – tant’è che in un momento hanno dovuto chiudere il reparto dalle persone che erano a farmi visita».

E, mentre entra un’infermiera aggiunge: «Anche qui in ospedale sono davvero bravi e gentili». E poi, già abbastanza stanco, alla domanda se vuol rivolgere un messaggio al suo aggressore, risponde: «Non mi sento di dirgli nulla». Probabilmente i due non hanno avuto il tempo di guardarsi negli occhi. La violenza scattata per evitare l’arresto è arrivata prima. E ha travolto tutto. Non solo il poliziotto ma anche il giovane spacciatore che ora dovrà rispondere di tentato omicidio.

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