Gioco
«A noi un candidato sindaco» La crepa forzista frena la Lega
Ancora nulla di fatto nel centrodestra nelle trattative per le amministrative FI vuole un capoluogo, rinvio di una settimana. Leghisti pronti ad andare da soli
FIRENZE. «La riunione del Centrodestra toscano che si è tenuta oggi, in un clima positivo, a Firenze, ha fatto notevoli passi avanti nella scelta dei candidati per i comuni della Toscana che andranno al voto, capoluoghi di provincia compresi», scrive in un comunicato fra palco e surrealtà a tarda serata la comunicazione della Lega anche a nome degli alleati, tradendo un certo compiacimento per la supercazzola in politichese spinto. Perché «in un clima positivo» il centrodestra ieri si è quasi spappolato.
Dopo cinque ore di trattative chiusi al secondo piano del palazzo del Consiglio regionale, la commissaria dei sovranisti toscani Susanna Ceccardi, il responsabile organizzazione del partito regionale di Salvini Andrea Barabotti, i coordinatori forzisti Stefano Mugnai e Paolo Barabino, i meloniani Giovanni Donzelli e il responsabile toscano di Fratelli d’Italia Francesco Torselli ne sono usciti con l’ennesimo nulla di fatto. Perché nel suddetto «clima positivo» Fratelli d’Italia ha ribadito il suo no a Giulia Pacciardi, la manager degli outlet che la sindaca di Cascina ha scelto per Livorno, e soprattutto i forzisti, almeno per ora, non vogliono saperne né di Ubaldo Bocci, il manager della società di investimenti Azimut e presidenti della fondazione cattolica Unitalsi diventato la prima scelta leghista come sfidante di Dario Nardella a Firenze, né della giornalista Mediaset Cesara Buonamici, che eppure un certo grado di confidenzialità col berlusconismo dovrebbe averlo. Niente. «Gli azzurri si sono impuntati, Mugnai vuole almeno un candidato in uno dei capoluoghi ma non sa bene chi. Nei Comuni sopra i 15 mila abitanti pensa inoltre di avere diritto a più uomini anche se ormai Forza Italia veleggia nei sondaggi verso percentuali da ortofrutta», racconta chi ha parlato con i negoziatori seduti al tavolo. Uno stallo per ora favorito da un atteggiamento meno strong del previsto tenuto dalla Lega. Sì perché pure la “leonessa” di Cascina ruggisce ma col Viks Medinait, dà zampate ma non graffia. Insomma, i topolini stanno facendo dannare l’elefante. Una strategia soft che la commissaria ha intenzione di perseguire al massimo per una settimana. In fondo, Matteo Salvini ha lanciato una specie di alert agli alleati. L’alleanza siglata in Abruzzo, ha detto Salvini, «non è traslabile» tout court. Insomma, la Lega potrebbe anche scegliere di correre da sola in alcune città. Non a caso ieri ai “provini” a Palazzo Panciatichi non è comparsa solo Pacciardi («Per ora non ci ha soddisfatto, il nostro candidato a Livorno - dicono da Fdi - rimane Andrea Romiti. Deve convincerci di essere migliore di lui, per questo abbiamo chiesto un nuovo incontro e un approfondimento»). Davanti alla sala riunioni del centrodestra ha fatto capolino (senza entrare) anche Sandra Bianchini. L’imprenditrice fiorentina che piace a Ceccardi era finita quasi subito fuori dalle trattative: è la moglie di Mauro Grassi, ai tempi del governo Renzi braccio destro di Erasmo D’Angelis nella struttura di missione per la difesa del suolo a Palazzo Chigi, dunque finora tacciata come “renziana” dagli alleati. Vederla vagolare per le stanze del palazzo è sembrato un presagio funesto e un avvertimento neanche troppo velato. In realtà alla chiusura dell’accordo, dice Ceccardi, «mancano solo dettagli». «Entro la prossima settimana i tre coordinatori regionali sigleranno l’accordo complessivo», recita il comunicato. Ed in effetti alcune partite sono già chiuse. Vanno alla Lega ad esempio le candidature a Scandicci, dove il centrodestra schera Leonardo Battistini, poi Pontedera con l’avvocato Giuseppe Brini e c’è un accordo praticamente chiuso anche su Prato, dove il Carroccio è riuscito a far digerire Daniele Spada, 46 anni, funzionario di Confcommercio sposato con Rita Romagnoli, ex consigliera comunale dei Ds. —
Mario Neri
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