Il Tirreno

Toscana

Aggressione nel bagno della scuola, lo studente pestato: «Un agguato premeditato»

Sabrina Chiellini
L'intervento della polizia al Fermi di Pontedera
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L'intervento della polizia al Fermi di Pontedera

Pontedera, parla l'alunno picchiato all’istituto Fermi dopo una parola di troppo sul bus. La polizia indaga: tre gli accusati del pestaggio

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PONTEDERA. «Non sono andato a scuola, non sono nelle condizioni di farlo, ho una lussazione alla spalla, devo tenere un tutore per 25 giorni». È piuttosto provato lo studente di 19 anni che è stato chiuso in un bagno della scuola da altri tre studenti dello stesso istituto “Fermi” che poi lo hanno picchiato. Dovevano regolare un conto con lui, e lo hanno fatto con le mani, dopo che tre giorni prima il 19enne aveva avuto un litigio sul bus con un compagno di scuola.

Quest’ultimo lo aveva raccontato al fratello maggiore e a un loro amico, uno straniero di 19 anni, di Pontedera. I tre quindi hanno organizzato quella che ha avuto tutta l’aria di essere stata una spedizione punitiva, anche se il giorno prima c’era stato un chiarimento e l’episodio del bus pareva archiviato. Ma il fuoco non era ancora spento. «All’intervallo mi hanno avvicinato per un chiarimento e poi mi hanno fatto entrare nel bagno dove sono stato aggredito», racconta lo studente di 19 anni che è stato pestato e che, insieme ai genitori, è stato al commissariato dove è stato sentito a lungo per capire come sono andati i fatti.

La versione fornita dal 19enne fa pensare ad un vero e proprio agguato. Due compagni di scuola lo hanno invitato a seguirli nel bagno, in un luogo più appartato, ma dentro c’era anche il minorenne con il quale aveva discusso sull’autobus e così tutti e tre lo hanno aggredito. Il presunto aggressore, che avrà 18 anni tra un mese, ha ammesso di aver fatto a botte con il 19enne accusandolo a sua volta di averlo picchiato. È probabile che la vittima dell’aggressione si sia difesa da quella gran quantità di colpi. «Dopo avermi pestato se ne sono andati – racconta la vittima – mi hanno lasciato sul pavimento, ho telefonato alla mia ragazza e le ho raccontato cosa era successo». Sono arrivati gli insegnanti e il dirigente scolastico, che ha condannato il gesto, chiamato il 118 e la polizia. «Ho detto subito cosa era successo, non potevo fare diversamente, mi hanno aggredito per niente, la storia dell’autobus era stata chiarita il giorno prima. Così almeno credevo», aggiunge il 19enne.

Mentre i professori si preoccupavano del ragazzo con la spalla lussata, gli altri tre protagonisti dell’aggressione erano tornati in classe, come se nulla fosse successo. Dopo l’intervento della polizia, che è andata a scuola e li ha sentiti, uno dei tre, quello che riteneva di dover cancellare l’offesa della lite sul bus, si è fatto accompagnare al pronto soccorso dell’ospedale Lotti. «Sono stato picchiato anche io», avrebbe detto.

Intanto la polizia va avanti nelle indagini e nella ricostruzione dei fatti che permetterà di arrivare a individuare le responsabilità di ognuno dei tre studenti accusati del pestaggio. Anche giovedì sono stati sentiti alcuni studenti. «Dobbiamo capire cosa è successo – dice il dirigente del commissariato di Pontedera, Luigi Fezza – se è stata un’aggressione, se c’è stata una lite tra due persone, se c’è stata una rissa».

Al momento comunque, anche se la polizia non lascia trapelare eventuali conclusioni, la versione fornita dal 19enne appare quella più corrispondente alla realtà. E da qui arriveranno le denunce.
 

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