Sicurezza
«La pista a Firenze un favore a Verdini»
Da Roma l’ok al masterplan di Peretola, ma Toninelli attacca l’ex re di Ala e Renzi: «I fondi del Vespucci andranno a Pisa»
«Un traguardo straordinario», giubila il renziano Dario Nardella bruciando tutti alle 12,30 e annunciando su Facebook che «finalmente» la conferenza dei servizi al ministero dei Trasporti ha dato il via libera al masterplan di Peretola e insomma «sono stati sconfitti i grillini della decrescita felice e i sovranisti in salsa cascinese», aggiungono poi l’ex viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini e il deputato Gabriele Toccafondi. Dopo di loro, la giornata prosegue con uno scampanio di dichiarazioni festanti, a cominciare da quelle di Toscana Aeroporti. Tutti decisi a fare gli gnorri e a ignorare Danilo Toninelli. E soprattutto i piani dei Cinquestelle per demolire i sogni di un grande Vespucci, perché da martedì c’è depositato in commissione Trasporti al Senato un ddl a firma dei parlamentari del Movimento che secondo le opposizioni è congegnato come un blitz per «declassare» Firenze a scalo regionale, tuona il forzista Massimo Mallegni, e fiaccare così ogni speranza di far arrivare alla spa guidata dal renziano Marco Carrai tutti i 150 milioni di soldi pubblici previsti per la pista da 2400 metri.
Una strada più lunga e alternativa alla strategia con cui Toninelli proverà fin da subito a tagliare i fondi staccati nel 2015 da Enac alla spa dei cieli toscani, e cioè a sforbiciare 100 dei 150 milioni totali. Non a caso il ministro, assente alla riunione, sbuca fuori dal palazzo romano e, riccioli al vento, si concede alle telecamere di Rtv24 e ai taccuini, dicendo che «i soldi rimarranno ma non saranno utilizzati come asfalto elettorale con aiuti a Verdini che ha terreni limitrofi alla nuova pista o al Giglio Magico». I «vantaggi», aggiunge, saranno suddivisi fra «la nuova pista di Firenze e Pisa». L’idea è di destinare almeno la metà (se non di più) dei 150 milioni al Galilei, lo scalo «strategico» per Toninelli. E per farlo deve stoppare i 100 milioni stanziarti da Enac con un contratto di programma varato a novembre 2015 «in fretta e furia il 2 novembre» poiché i restanti 50 milioni sono già blindati su Firenze dallo Sblocca Italia. Come? A quel contratto di programma, per diventare esecutivo, manca un decreto interministeriale siglato da Mit e Mef, e sarà valido solo dopo il vaglio della Corte dei conti. Non una cosa da poco, dice Toninelli, poiché proprio a seguito di una lettera inviata dai dirigenti del ministero, sui finanziamenti penderebbe una procedura di infrazione per aiuti di Stato. «Il piano nazionale aeroporti parla di polo unico in Toscana, quindi la prossima settimana andremo a Bruxelles per capire come evitare l’infrazione - dice il ministro - Vogliamo rispettare la legge e fare sistema fra Firenze e Pisa e Peretola deve restare un city airport». Tradotto, nel primo Cda Enac ridiscutere la distribuzione dei fondi. «Impossibile darli a Pisa - ribatte Toscana Aeroporti - la legge vieta finanziamenti pubblici agli scali con più di 5 milioni di passeggeri». «Non ci pare ci sia un divieto a finanziare i collegamenti ferrovieri tra gli scali», è la tesi espressa da Toninelli ai suoi consiglieri. Perché la strada è questa: destinare i soldi al potenziamento dei collegamenti fra Pisa e Firenze e magari realizzare il raddoppio dei binari fra il capoluogo e la città della Torre per far correre più treni legati ai voli. Del resto Toninelli era stato chiaro: se Toscana Aeroporti vuole la pista lunga se la paghi. Sui presunti favori, Verdini è sarcastico: «Il ministro Toninelli è noto alle cronache per dire fesserie e per non saper trattenere gli orgasmi dialettici. Comunque sarò lieto di avere il corrispettivo di espropri di terreni che non ho e non ho mai avuto». «Niente scherzi sugli investimenti», avverte Enrico Rossi. «Vigileremo sulle imboscate di Toninelli», dice il forzista Stefano Mugnai. Non a caso. Da martedì c’è pronta una strategia strong, delineata da un ddl depositato al Senato. Tra i firmatari la senatrice Giulia Lupo e il deputato massese Riccardo Ricciardi. Una «delega al governo» per «adottare entro sei mesi dall’entrata i vigore della legge uno o più decreti di riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo» per «ridefinire la classificazione degli aeroporti con l’attribuzione a ciascuno di essi della valenza nazionale, regionale o locale e della connessa specializzazione funzionale». Per le opposizioni un viatico verso un declassamento di Firenze, che non potrebbe più accampare pretese sui fondi pubblici. «Finora in Italia ogni città s’è fatta il suo piccolo o medio aeroporto per motivi politici - dcie la senatrice Lupo - Non credo che il polo aeroportuale toscano alla fine verrà declassato, rimarrà strategico. E Firenze ha certo bisogno di svilupparsi. La pista a 2400 servirà a poco, al massimo darà 2-3 voli intercontinentali. Invece l’obiettivo del ddl è favorire l’intermodalità. Abbiamo già un accordo con Fs per creare una direttrice alta velocità con corse dirette fra Firenze e Fiumicino collegate soprattutto ai voli Alitalia». —
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