Sicurezza
«Per le comunali ricominciamo dai candidati civici come De Mossi»
Siena, per il leader del Carroccio i giochi sono ancora aperti Ma in Toscana la delega sulle scelte è della Ceccardi
«Ripetiamo tutto». Replay. Vorrebbe riavvolgere il nastro, Matteo Salvini. E forse c’è tornato soprattutto per questo a Monteroni d’Arbia, nella tenuta di Suvignano, non tanto e solo per celebrare la riconsegna all’Ente terre regionali di un bene confiscato alla mafia. Ma per ripartire da uno dei picchi della sua popolarità. Quando le élite diedero al populista del Mussolini e lui si tuffò fra i consensi di un popolo in crescita. «Una delle nuotate più belle che io mi ricordi», dice il ministro dell’Interno sull’orlo della piscina, «la piscina soffiata al boss» Vincenzo Piazza, un simbolo, fra le colline senesi, dove con «doppio gusto» quest’estate si immerse in un’onda di consensi alla faccia dei commentatori che accostarono il bagno agli show muscolari del Duce.
«Non ho il fisico né la mascella volitiva», scherza, addosso niente divisa ma un piumino giallo fluo. Ha bisogno di ricaricarsi, Salvini, e «quello è stato il bagno che mi ha dato più soddisfazione». Ecco, quella soddisfazione è lontana. Per questo c’è voluto tornare, a bordo piscina. Poco importa che sia coperta di teloni. Ora lui si sente in bilico fra la salvezza e il possibile naufragio del caso Diciotti. «Il processo lo sta assorbendo, non può pensare ad altro, non ai candidati nelle città», confidano dal suo entourage. Titolare del Viminale, vicepremier e leader politico, la guerra (neanche troppo fredda) con M5S: troppi fardelli per sbloccare la partita delle candidature per le amministrative nei capoluoghi in Toscana, da giorni impantanate in uno stallo generato da un’esplosione di papabili che sembra averli bruciati tutti. Così a chi gli chiede di tracciare una rotta, il ministro quasi ammette di navigare a vista. Per ora. «Faremo veloce, però l’importante è fare bene». A Firenze i leghisti non hanno ancora raggiunto un accordo con gli alleati? A Livorno il comitato locale, su ordine della commissaria e sua consigliera Susanna Ceccardi, ha dovuto frenare sulla manager Giulia Pacciardi per l’irritazione dei forzisti? «Non chiedetemi quello che non conosco, fatemi commentare quello che so - dice - La situazione politica di Livorno la approfondirò a Livorno, oggi sono a Siena». Dunque chi pensava che sui nomi che i coordinatori regionali dei partiti di centrodestra venerdì discuteranno a Firenze ci fosse la sua supervisione si sbagliava. Salvini per ora non ha fatto scelte. Non almeno concordate con le truppe toscane guidate dalla sindaca di Cascina. «Ha dato mandato a me di gestirle», dice Ceccardi. Che adesso però sembra incontrare più difficoltà del previsto. Per questo dopo un salto in Comune a Siena dal sindaco Luigi de Mossi, Salvini va dritto a Poggibonsi. Lì la senatrice Tiziana Nisini ha organizzato una cena al ristorante Bocca d’Ersa, 160 militanti e quasi tutto lo stato maggiore toscano. Certo, nel senese vanno al voto Poggibonsi e San Gimignano, entrambi fortini Pd. Ma è la prima occasione per fare il punto. Ceccardi però non c’è per «un impegno fissato da tempo». Così sembrano franare anche alcune proposte più salde. Salvini non conosce ancora Ubaldo Bocci, il manager Azimut indicato come possibile sfidante di Dario Nardella che avrebbe come sponsor Andrea Bonelli. Né Pacciardi, la manager livornese che piace a Ceccardi. «Se vengo a Poggibonsi penso a Poggibonsi - dice - e qui candidiamo Riccardo Galligani. A Livorno o a Firenze mi occuperò di Livorno e Firenze. Puntiamo sui civici come De Mossi, che non hanno fatto politica ma hanno idee per le città e per rilanciare una regione ferma, dove Rossi pensa solo a migranti e zingari». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google