Sicurezza
Paghiamo 1000 braccialetti, ce ne sono 200
Sicurezza, i dispositivi elettronici costano oltre mezzo milione al mese ma sono attivati poco. Per le donne nessuna difesa
Li paghiamo, ma non ci sono. Paghiamo per 1000 braccialetti elettronici al mese, da gennaio, da quando la cordata Fastweb -Vitrociset ha rimpiazzato Telecom, ne sono stati attivati «oltre 200». Il conto, però, viene pagato per intero: 19 milioni circa per 36 mesi di servizio, secondo l’appalto bandito e gestito dal ministero dell’Interno. Con un conto della serva, significa che i braccialetti elettronici per sorvegliare chi è agli arresti domiciliari o gli stalker costano 527mila euro il mese, con un’approssimazione per difetto. Poco meno di 18mila euro il giorno.
Se almeno fossero attivati dino a 1000 dispositivi al mese, come prevede l’appalto assegnato dal ministero dell’Interno, la spesa risulterebbe giustificata. E contenuta: 18 euro al giorno. Giustificherebbe il principio della legge Svuota-carceri che dal 2014 ribalta la logica dell’applicazione del braccialetto elettronico: i magistrati - ai quali compete la valutazione dell’applicazione di questa misura - devono motivare se scelgono di non richiederlo. Ma lo sparti-acque dello Svuotacarceri sembra non aver cambiato nulla.
Del resto, non ha cambiato nulla neppure la modifica al codice di procedura penale, introdotta nel 2013, che consente di applicare il bracciale elettronico (di fatto una cavigliera) per controllare gli uomini violenti con le donne. In questo caso, non ha modificato molto perché - come denuncia da due anni Il Tirreno - il dispositivo non si può applicare agli stalker o a chi sia colpito da un divieto di avvicinamento alla donna maltrattata o perseguitata. La legge è scritta male e non lo consente. I magistrati - come hanno fatto spesso presente - possono richiedere questa misura di “prevenzione” della violenza o dei femminicidi solo per gli uomini violenti che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare. E solo di recente, con il decreto Sicurezza, il braccialetto elettronico si può richiedere per i conviventi accusati di maltrattamenti in famiglia.
Se questo, però, in concreto sia accaduto non si sa. Da giorni, è in atto un balletto delle cifre sui dispositivi attivati. La settimana scorsa il ministero dell’Interno ha assicurato a Il Tirreno che i braccialetti elettronici attivati da gennaio (con il nuovo appalto) sono stati 325. Fastweb, invece, sostiene che «sono oltre 200 ma supereranno i 300 nel giro di poche settimane. Noi agiamo in base alle richieste dei magistrati, ma per un vincolo di riservatezza che ci lega al Viminale non possiamo rivelare quale tipo di dispositivo sia stato attivato». Sembra quasi che a non chiedere i braccialetti elettronici siano i magistrati. Ma Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati, non sembra pensarla allo stesso modo. E della vicenda probabilmente se ne occuperà dalla prossima settimana.
A oggi, però, Fastweb che gestisce il servizio non può rivelare se abbia attivato braccialetti elettronici per controllare uomini violenti in movimento o persone agli arresti domiciliari. Anche questa, però, non è una novità. Già nel 2012 la Corte dei Conti del lazio, in sezioni riunite (per la gestione dell’Amministrazione centrale dello Stato), occupandosi della vicenda ammetteva di fare fatica a ricostruire quanti dispositivi erano stati attivati. «È un dato incontestabile che la spesa di oltre dieci milioni l’anno sostenuta durante la vigenza del primo contratto (con Telecom), scaduto il 31 dicembre 2011, è risultata elevatissima a fronte dei veramente pochi braccialetti elettronici utilizzati (solo 14 parrebbe). Il rinnovo della convenzione con Telecom, per una durata settennale, ha reiterato, perciò una spesa, per i braccialetti elettronici, anti-economica e inefficace che avrebbe dovuto almeno essere oggetto, prima della nuova stipula, di un approfondito esame, anche da parte del ministero della Giustizia».
La valutazione è arrivata anni dopo. Con la gara a base d’asta di circa 37 milioni per 36 mesi, estendibile di 9 mesi ulteriori su richiesta del ministero dell’Interno. È stata bandita a dicembre 2016 e, fra un ricorso, un contenzioso, una modifica di capitolato è arrivata all’aggiudicazione del servizio a Fastweb. La nuova fornitura doveva partire già nel 2017, ma fra corsi di formazione, commissioni di collaudo (del sistema) che per conto del ministero dell’Interno si sono insediate solo a dicembre, il nuovo corso è partito nel 2019. Ma non sembra molto diverso dal vecchio. Almeno per ora. —
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