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strage di viareggio 

«C’è l’orrore dietro questa tragedia» In appello chieste le stesse condanne meno 6 mesi: incendio doloso prescritto

Donatella Francesconi
«C’è l’orrore dietro questa tragedia» In appello chieste le stesse condanne meno 6 mesi: incendio doloso prescritto

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FIRENZE. Dietro ogni processo «c’è una vicenda umana» e dietro l’iter giudiziario per il disastro ferroviario di Viareggio «c'è un orrore senza fine per chi ha vissuto questa tragedia e chi ne sopporta il peso». Parla la Procura generale di Firenze, e l’accusa ha il volto e le parole di Luciana Piras, che conferma la richiesta delle pene di primo grado per tutti gli imputati di parte tedesca meno sei mesi: perché i reati di incendio colposo e lesioni personali gravi e gravissime sono prescritti dal maggio 2018.

«È mio dovere, e ripeto è solo per dovere, chiedere di non doversi procedere», sottolinea con forza ogni parola il magistrato che ha scelto di aprire la discussione scandendo i nomi delle 32 vittime della strage di Viareggio, con i piccoli Piagentini e Hamza a chiudere l’elenco dei lutti. «Mai avrei pensato, nella mia carriera di magistrato, di dover discutere un processo con un carico di dolore così grande. Ma, soprattutto con un carico di morti così inaccettabile... Che nessuna sentenza potrà rendere mai accettabile». Parole che aprono la discussione della Procura - con Luciana Piras il sostituto procuratore di Lucca, Salvatore Giannino, che alle indagini ha lavorato e poi ha vissuto il dibattimento di primo grado - di fronte alla terza sezione della Corte di Appello di Firenze, presieduta da Paola Masi, con Anna Favi e Giovanni Perini.

L’accusa si è dedicata agli imputati di parte tedesca (Gatx Germania, Gatx Austria, l’officina Jungenthal), relativamente alla proprietà del carro merci carico di Gpl deragliato e alla gestione della manutenzione dell’assile che ha ceduto.

La vicenda della messa in circolazione del carro merci con l’assile datato 1974 è così riassunta: «Chiudono gli occhi e tollerano negligenza, cialtroneria, faciloneria criminale». Perché nel 2007 l’Eba, Agenzia tedesca per la sicurezza ferroviaria, aveva emesso una circolare da allarme rosso: gli assili tedeschi viaggiavano carichi di corrosione e la tragedia era dietro l’angolo. Gatx impugnò l’ordinanza, rimasta lettera morta. Nonostante, ha sottolineato Piras, contenesse «un grido di allarme spaventoso che avrebbe fatto accapponare la pelle a chiunque». —

Donatella Francesconi

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