Il Tirreno

Toscana

Alla Nasa crescono gli scienziati livornesi. I ragazzi del Cecioni conquistano le stelle

Mauro Zucchelli
Alla Nasa crescono gli scienziati livornesi. I ragazzi del Cecioni conquistano le stelle

Gli studenti toscani del team “Crab Nebula” arrivano secondi alla gara internazionale per geni in erba “Zero Robotics” organizzata dall’Agenzia aerospaziale americana e dal prestigioso Mit di Boston, meta obbligata per i ricercatori high tech

5 MINUTI DI LETTURA





Il contesto ce lo ritroviamo squadernato sotto gli occhi tutti i santi giorni: un frappè di recessione, spappolamento e depressione. Eccolo però uno schianto di luce che squarcia questa nuvolaccia nera gonfia di presagi: tre scuole italiane sul podio – con a un’altra mezza dozzina di istituti scolastici, soprattutto americani – nel campionato mondiale con i robot aerospaziali di “Zero Robotics”. Lo organizza il prestigioso Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston – il “luogo sacro” per ogni ricercatore high tech – in tandem con la Nasa (e il Politecnico di Torino come punto di riferimento in Italia).

IL FUTURO È QUI

Un’idea di futuro con i codici di programmazione in linguaggio C++ che fanno “nuotare” i mini-satelliti quasi sferici a 18 facce in assenza di gravità nel cosmo. Anzi, più precisamente: dentro la Stazione spaziale internazionale che gira a 28mila chilometri orari su un’orbita che è 400 chilometri al di sopra delle nostre teste. Con l’intelligenza made in Italy che si arrangia come può per dimostrare di aver qualcosa da dire di fronte alle high school (scuole superiori) con bilanci da grande azienda o poco meno.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.17725826:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2019/02/05/news/i-sogni-dei-ragazzi-col-cuore-nel-cosmo-fra-voglia-di-restare-e-la-valigia-in-mano-1.17725826]]L'ARGENTO DEL CECIONI

Sul gradino più alto i vercellesi del liceo Avogadro, terzi i napoletani dell’istituto tecnico Righi di Fuorigrotta. E nel bel mezzo l’argento conquistato del team toscano: il “Crab Nebula” composto dagli studenti livornesi del Cecioni.
Chissà se vale la pena di metter l’accento sul fatto che si tratta di ragazzi e ragazze nati in questo millennio. Di sicuro c’è che ancor più straordinario appare il risultato se si pensa che il liceo – una scuola con 1.500 studenti (e un quintetto di indirizzi) in una zona della città in cui si concentra quasi la metà degli istituti superiori della città con 4mila alunni – ha mandato alla finalissima mondiale anche un altro team: il “Proxima Centauri”.

DUE TEAM IN FINALE

La seconda squadra ha mancato d’un niente la finalissima (che a terra aveva il quartier generale a Boston e in Europa il videocollegamento con l’ateneo di Alicante): «Le due “sfere” avevano gli uncini a un millimetro, sembrava si fossero agganciate: poi invece…», racconta Margherita Vaccari, che punterà a ingegneria informatica e sogna un futuro «in America, ma non negli Stati Uniti: forse in Brasile». E Lorenzo Gabrini: «Come mi sono sentito? Credo si sia sentito così Baggio quando ha buttato fuori il rigore decisivo ai mondiali».
In realtà, forse il rigore era finito sul palio o addirittura in gol: dipende dal fatto che la squadra italiana terza classificata, sponsorizzata da grandi istituzioni e grandi gruppi economici, aveva frainteso le istruzioni e gli organizzatori sono stati costretti a inventarsi il modo di uscirne cambiando le regole in corsa… Ha poche eguali il fatto che una singola scuola spedisca alla finalissima una accoppiata di squadre: fra i concorrenti italiani solo nel liceo vercellese vincitore, nel resto del mappamondo troviamo solo due casi in istituti d’eccellenza rumeni (uno a Timisoara e l’altro a Sibiu).

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:foto-e-video:1.17725758:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/foto-e-video/2019/02/05/fotogalleria/livorno-il-team-del-cecioni-alla-finalissima-mondiale-1.17725758]]

SUCCESSI A RIPETIZIONE

Non è finita: «È la settima volta che arriviamo alla finalissima: in Italia ce l’abbiamo fatta solo noi e un liceo padovano», dice il professor Armando Bracci, tutor del Crab Nebula. Poi rincara: «È la quarta volta che saliamo sul podio». Si potrebbe sottolineare poi che nell’unica annata in cui il liceo labronico non ce l’ha fatta a staccare il biglietto per la finalissima, Livorno ha ottenuto il 1° posto ex aequo con l’équipe dell’Enterprise dell’istituto tecnico industriale Galilei. Basta scorrere i nomi dei protagonisti per scoprire che non stiamo parlando di un piccolo team di baby Einstein: i cognomi cambiano quasi tutti gli anni.

IL SOSTEGNO DI KAYSER

Difficile scovare l’ingrediente segreto, se non fosse che il Cecioni ha attivato un progetto di alternanza scuola-lavoro con Kayser, l’azienda aerospaziale livornese sulla provinciale per il Gabbro che ha alle spalle ormai più di cento esperimenti nel cosmo e oltre sessanta missioni aerospaziali. A ciò si aggiunga la passione di un prof come Bracci, che nonostante sia in pensione continua a seguire – con la professoressa Nadia Argenziano – i “suoi” ragazzi nel blu dipinto di blu fra astrofisica e robotica aerospaziale.

TEORIA E OSSERVAZIONE

Il preside Giuseppe De Puri chiama in causa anche un modello di sapere: «Dietro tutto questo c’è l’idea di mettere insieme il pensiero matematico (che è alla radice della programmazione) e la fisica (che si sostanzia nella sperimentazione). È qui la sintesi dell’istruzione liceale: coniuga la teoria con l’osservazione diretta, più che con la pratica. Tutto questo trova terreno fertile nell’intelligenza dei ragazzi: la vivacità non la nascondono». Guai però a pensare all’intelligenza soltanto come al guizzo di un estro tutto individuale: con la solita acutezza, parlando proprio di innovazione, l’ha scritto ieri sulle pagine de Il Tirreno il filosofo Alfonso Maurizio Iacono. Prima ancora di partire per Alicante, erano stati i ragazzi a confidarlo al Tirreno: «Il momento più bello? La sera in cui abbiamo costruito le nostre alleanze».

IL LAVORO DI SQUADRA

Nella sede della Kayser gli ingegneri Valfredo Zolesi e Fabrizio Carrai, che dell’azienda aerospaziale sono l’uno il padre fondatore e l’altro il project manager, avevano spiegato agli studenti che avevano visto giusto: «Le aziende high tech cercano genietti sì, ma soprattutto gente che sappia lavorare in squadra. Anche quando non è facile, anche quando capita di darsi qualche gomitata».

Non è detto che tutti finiranno a guardare il cosmo per scrutare un’astronave. Alessio Marchetti, team leader del “Proxima Centauri”, semmai si vede «medico, forse cardiologo». Ma qui o altrove? Filippo Peruginelli scherza: «Restare a Livorno? No, penso di andare via: magari a Cecina o Pisa...». In realtà, molti si sentono con la valigia in mano. Lo dice Andrea Cuomo senza giri di parole: «I primi anni qui in Italia ok, ma poi all’estero». Ilvia Meggiolaro invece: «Io punterei a specializzarmi all’estero. Ma per tornare poi qui». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web