Gioco
«L’acqua pubblica più sottoposta a controllo: quella nelle bottiglie lasciata a cuocere sotto il sole»
Ecco il risultato del dibattito su cosa fare bere ai bambini a scuola: se la minerale o meno Ma molti privati denunciano: «Le tubature sono vecchie e non sono più sicure»
Il dibattito si è aperto più o meno una settimana fa su Il Tirreno: a scuola si deve far bere l’acqua del rubinetto o l’acqua minerale ai bambini?A sollevare la questione, in realtà, sono stati i genitori sui social, in particolare su Facebook. Hanno iniziato a scambiarsi pareri su alcuni pediatri che a Prato si sono rifiutati di firmare certificati richiesti dalle maestre per “esentare” gli alunni dal bere l’acqua della cannella. Gli interventi dei lettori sono iniziati ad arrivare. Questo è come la pensate voi.
A Molina di Quosa l'acqua arriva attraverso vecchi tubi in ghisa interrati in profondità. Dicono che è buona e controllata, ma, dal momento che non esistono le fogne, la paura di qualche infiltrazione c'è. Io ho messo un filtro meccanico in entrata, per fermare le scorie eventualmente presenti, dopodiché l'acqua passa da un addolcitore e viene usata. Al rubinetto di cucina, da dove prendo l'acqua da bere, ho messo un'apparecchiatura ad osmosi inversa che la purifica attraverso filtri che cambio ogni sei mesi. Tutta la famiglia viene a rifornirsi e fa la sua scorta settimanale in bottiglie di vetro. Più di così non saprei che fare.
Tiziano Nizzoli
San Giuliano Terme (Pisa)
Io l'acqua del rubinetto non la do neanche al gatto! Ma si scherza acqua del rubinetto? Guardate all'interno un tubo dove scorre l'acqua e poi ne parliamo. Eppoi ci sono analisi che richiedono 24/48 ore prima di dare il responso: ma se nel frattempo ho già bevuto l’acqua che rivelasse avere qualche problema? Sono per la bottiglia a vita. Il problema è il pet? Obbligate la grande distribuzione a prendere il vetro.
Alberto Bini
Calcinaia
L’esperienza di presidente di Acquedotto del Fiora (dal 2006 al 2013) mi ha portato molto spesso a confrontarmi con i genitori di bambini che frequentavano scuole materne o elementari che avevano dubbi riguardo alla proposta dei Comuni di utilizzare nelle mense scolastiche l’ acqua del “sindaco”, in alternativa a quella in bottiglia. La proposta dei Comuni non era finalizzata al contenimento dei costi ma espressione di una cultura ambientalista per educare alla riduzione dei contenitori di plastica.
Accoglievo questa proposta con entusiasmo ma cosciente delle responsabilità, tenuto conto che sarebbe stato sufficiente un banale mal di pancia a uno dei migliaia di bambini interessati al progetto per creare grandi complicazioni al gestore del servizio idrico.
In quest’ ottica la consapevolezza che le analisi che Acquedotto del Fiora faceva sull’acqua distribuita nelle scuole attraverso le condotte pubbliche erano sistematiche ed eseguite con grandissimo scrupolo.
Rimaneva da convincere i genitori che partecipavano nelle assemblee organizzate per presentare il progetto. Cosa non facile dal momento che la pubblicità televisiva “inonda” con una informazione che descrive l’ acqua in bottiglia come “acqua della salute”, trasmettendo il messaggio che l’altra è un acqua “non è buona “inducendo a comportamenti come quello dei genitori pratesi. Per sostenere il progetto era indispensabile essere convincenti e per questo partecipavo alle assemblee con i genitori comunicando la posizione delle sorgente dell’ acqua pubblica, a periodicità delle analisi dell’ acqua( mensile),e i valori completi delle analisi (comprese eventuali presenze di valori di arsenico).
Dopo aver ricordato gli effetti negativi della plastica sugli alimenti, soprattutto se esposta al calore, insieme ai genitori leggevamo quanto indicato nell’ etichetta della bottiglia in plastica. E i genitori poteva cosi constatare:
1)che le analisi erano datate da oltre due anni prima, per cui in quel periodo le caratteristiche dell’ acqua potevano essere mutate;
2)che quell’ acqua era stata imbottigliata in un luogo molto distante ( spesso centinaia di chilometri) e che nessuno garantiva che durante il trasporto ed il magazzinaggio non fosse stata esposte ai raggi del sole e al calore;
3)che le indicazioni sui tempi di consumo (spesso sul tappo ) erano molto lunghi per cui i loro bambini potevano bere acqua che era rimasta nella plastica da oltre un anno;
4)che le etichette erano incomplete (rispetto a quelle fornite dal gestore pubblico ) riguardo alle caratteriste dell’ acqua e non riportavamo mai i valori di arsenico.
Claudio Ceroni
ex presidente
Acquedotto Fiora
Premetto che talvolta per praticità anch'io utilizzo l'acqua in bottiglia (un viaggio in auto, un'escursione), ma quando sono in casa e ho sete bevo l'acqua del rubinetto e trovo risibile la tesi della mamma che afferma che dalla cannella si possano prendere chissà quali germi per il contatto di più bocche alla cannella: per evitarelo basterebbe educare i bambini all'utilizzo di un bicchiere personale. Nella convivenza di gruppo poi lo scambio dei germi è quasi fisiologico. Lo vedo nel mio piccolo (faccio l'autista dello scuolabus): il primo anno i bambini malati toccano percentuali altissime, poi, le assenze si riducono a pochi giorni all'anno. Secondo me uno scambio di virus fortifica l'organismo. E poi, per tornare all'argomento: ma lo vedono le mamme contrarie all'acqua del rubinetto come vengono conservate le bottiglie dell'acqua? Intere giornate sotto il sole, il posto migliore per far proliferare i peggiori microorganismi, l'acqua dovrebbe stare al buio e al fresco, proprio il posto dove sta l'acqua del rubinetto che vede la luce del sole nel momento in cui esce dal rubinetto. E le scorie che le plastiche rilasciano nell'acqua? Anche le bottiglie di plastica hanno una scadenza, ma nessuno lo sa e magari continua a riutilizzarle per far portare a scuola ai propri figli l'acqua “pulita e sicura”.
Lorenzo Toni
Pieve Fosciana (Lucca)
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