Gioco
Crac Etruria: «Presto per cantare vittoria, la condanna rischia di andare in prescrizione»
Empoli, Moreno Gazzarrini rappresenta gli “azzerati dal Salvabanche”: il calvario dei risparmiatori non è finito
EMPOLI. Ha rischiato anche di prendere un foglio di via da Pistoia per aver contestato Matteo Renzi (già ex premier) nel dicembre del 2017. Moreno Gazzarrini, 60 anni di San Miniato (provincia di Pisa) è una delle anime della protesta degli ex obbligazionisti di Banca Etruria, coinvolti nel crack dell’istituto aretino. Uno che ha creato il movimento dei risparmiatori, ha partecipato a tutte le manifestazioni, protestando anche a muso duro, armato di megafono “d’ordinanza”. Tanto da rischiare, appunto, un foglio di via, mai emesso dal questore pistoiese. Ora, che i vertici di Etruria sono stati condannati con rito abbreviato per bancarotta, Gazzarrini ammette la vittoria. Ma sa che rischia di svanire.
«Le condanne sono giuste – sottolinea Gazzarrini – ma c’è un ma: lo spettro della prescrizione rischia di annullare tutto. Potrebbe essere una vittoria di Pirro, siamo solo al primo grado». È stato il gup del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia ad accogliere tutte le richieste dell’accusa, nel processo per il filone della bancarotta di Etruria, condannando a 5 anni l’ex presidente della banca Giuseppe Fornasari e l’ex direttore generale Luca Bronchi; per l’ex vicepresidente Alfredo Berni, invece, 2 anni e 6 mesi, mentre per l’ex consigliere Rossano Soldini un anno e sei mesi. Tutto come da richiesta dei pm Andrea Claudiani e Angela Masiello: per il giudice, per quanto riguarda Fornasari, Bonchi e Berni la bancarotta fu fraudolenta. Gli altri 26 imputati, invece, hanno scelto il rito ordinario. Un plotone di imputati, in testa l'ex presidente Fornasari e l'ex dg Bronchi, che avevano poi scelto di dividere le loro sorti insieme a Berni e Soldini optando per il rito abbreviato.
Le indagini vengono da lontano; scattano l'11 febbraio 2015 quando i funzionari di Banca d'Italia interruppero la riunione del cda di Etruria e invitarono l'intero vertice a lasciare, commissariando di fatto l'istituto. A quel punto Banca Etruria era tecnicamente fallita. Poi si giunge, con la sentenza dei giorni scorsi, a una prima tappa della querelle giudiziaria. Che, però, è solo un aspetto di una vicenda che ha avuto ripercussioni sulla politica nazionale, a cominciare da quel Pd nel mirino dei risparmiatori dopo il bail-in, direttiva europea che prevedeva di salvare le banche coprendo le perdite con i capitali degli azionisti e degli obbligazionisti.
La direttiva fu adottata da Bankitalia a e ratificata dal governo per riportare a galla l’ente aretino. In poche parole, in una notte, in Toscana sparirono i risparmi di 35mila persone. E da lì partì – piano piano – una sollevazione da parte degli obbligazionisti, con quelli empolesi (e del Valdarno) particolarmente agguerriti. Ci fu anche il tempo di fare una “gita” a Laterina, davanti a casa dei Boschi, visto che il padre della ex ministra era stato membro del cda di Etruria e, per otto mesi, anche vicepresidente. Poi proteste in giro per l’Italia, con striscioni molto significativi. Tipo quello che recitava “In terra rossa vi siete scavati la fossa”, un chiaro riferimento al colore politico della Regione. «Ci hanno chiamato speculatori – continua Moreno Gazzarrini – ma noi eravamo e siamo solo dei risparmiatori truffati. Se gli enti che dovevano controllare, come Bankitalia e Consob, non hanno vigilato, che colpa ne abbiamo noi? C’è gente che ha messo nella banca la liquidazione, i risparmi di una vita. E c’è anche chi si è ammalato gravemente, nel frattempo. Ma non rimpiangiamo nulla, ne è valsa la pena. Anche perché, se non avessimo lottato, probabilmente non avremmo ottenuto nulla».
Moreno, ad esempio, aveva 20.000 euro di obbligazioni secondarie, evaporati col Salvabanche del 2015. Per ora ottenuto l’80% di rimborso forfettario (15.800 euro), ma spera di rimettersi in tasca un ulteriore 15% coi fondi del nuovo governo gialloverde. Perchè, almeno per quanto riguarda questi risparmiatori, il governo pentaleghista - dice - ha fatto meglio di quello a traino Pd: «Se ci avessero trattato allo stesso modo, forse non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di iniziare la lotta». Che ha portato alla condanna di primo grado degli ec vertici di Etruria. Ma è presto per cantare vittoria, dice “l’’esercito degli azzerati toscani”.
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