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Corri e salta: al Meyer ecco il dottor "Gambalunga"
Al Meyer c’è un medico che corregge le gambe storte o quelle che non sono della stessa lunghezza. Aiuta i bimbi che non si muovono bene perché hanno articolazioni rigide dalla nascita o la spina bifida
FIRENZE. La struttura complessa di Ortopedia e traumatologia pediatrica dell'ospedale Meyer di Firenze ha tra i suoi punti di forza il Centro specialistico di neuro-ortopedia, avviato tre anni fa. L'attività consiste nella valutazione e nel trattamento delle problematiche dell'apparato muscolo-scheletrico derivanti da patologie neurologiche, come paralisi cerebrali infantili, neuropatie periferiche, miopatie, artrogriposi (rigidità articolare), mielomeningocele (la forma più grave di spina bifida, ndr), toe walking (bambini che camminano in punta di piedi).
L'approccio è multidisciplinare: la diagnosi in collaborazione con neurologia, il programma fisioterapico con Fisioterapia e la rieducazione pediatrica con il Centro riabilitativo “Don Gnocchi” e la collaborazione con Neurochirurgia, spiega il dottor Manuele Lampasi responsabile di Ortopedia pediatrica al Meyer. E tra i pochi specialisti nella lista dei “medici certificati” dalla Ponseti International Association per la cura del piede torto (deformato, con la punta “girata” verso l'interno) secondo l’omonimo metodo Ponseti.
Dottor Lampasi, di cosa si occupa l'ortopedia pediatrica del Meyer?
«La struttura è specializzata nel trattamento delle malattie dell'apparato muscolo-scheletrico del soggetto in accrescimento, sia a carattere ortopedico che traumatologico. Ci occupiamo della diagnosi, del trattamento (conservativo e chirurgico) e del follow-up di tutte le problematiche ortopediche sia congenite che evolutive dell'età pediatrica».
Quali sono i trattamenti che contraddistinguono il reparto?
«La casistica che trattiamo è ampia. Nei casi di lussazione congenita dell'anca, il Meyer è tra i pochi in Italia a offrire un percorso di cura completo, dalla diagnostica al trattamento con l’applicazione di divaricatori e tutori, ai passi successivi in sala operatoria, compresa la chirurgia avanzata sull'osso. Affrontiamo poi le dismetrie, quando i pazienti hanno le gambe di lunghezze diverse, dai 2 centimetri in su, allungando gli arti più corti o rallentando la crescita di quelli più lunghi».
E come ci riuscite?
«Per rallentare la crescita applichiamo placche in titanio a cavallo delle cartilagini di accrescimento del ginocchio: per fare questa operazione è fondamentale la tempistica. Le placche vanno applicate all'inizio della fase puberale. In altri casi interveniamo, invece, sulla gamba più corta, quando la differenza è notevole (dai 4-5 centimetri fino a 10 centimetri e oltre): provochiamo una frattura controllata, e invece di fare guarire l'osso lo separiamo progressivamente di 1 millimetro al giorno, in modo che possa formare un callo osseo e che si allunghino anche i muscoli e le strutture intorno. Utilizziamo due tecniche: l'applicazione di fissatori esterni, vere e proprie “gabbie” intorno all'arto, o di chiodi magnetici all'interno dell'osso».
Poi c'è il metodo Ponseti.
«Per la cura del piede torto prima era necessario un impportante intervento chirurgico che lasciava cicatrici e, nel tempo, dava rigidità, artrosi e debolezza. Con il metodo Ponseti, invece, alla nascita il piede viene progressivamente manipolato e ingessato in una posizione di correzione. Dopo poche settimane avviene l'intervento percutaneo sul tendine di Achille, mini invasivo, e in seguito viene applicato al bimbo un tutore da portare tutti i giorni per 3 mesi, poi solo la notte fino a 4 anni e mezzo. Il Meyer sul metodo Ponseti è centro di riferimento internazionale».
Quali sono le principali patologie neurologiche per le quali è attivo il Centro di neurortopedia?
«Tra le patologie di rilievo che affrontiamo c’è la paralisi cerebrale infantile: per problematiche di sofferenza alla nascita, è presente un'alterazione dell'impulso nervoso che giunge all'apparato muscoloscheletrico e ne possono derivare l'alterazione dell'appoggio e del cammino, la lussazione all'anca, la scoliosi. Operiamo se possibile con un intervento “multilivello”, concentrando più interventi in un'unica operazione per evitare ai bambini operazioni multiple ripetute. E ancora l'artrogriposi alla nascita, cioè le articolazioni rigide con piedi torti, ginocchia piegate o estese, le distrofie muscolari, le neuropatie periferiche».
Avete sempre casi gravi?
« A volte entrano nel percorso bimbi con un semplice piede cavo (il contrario del piede piatto) per i quali può nascere il sospetto di un problema sottostante. Spesso queste patologie non sono presenti alla nascita ma possono manifestarsi tra i 4 e i 9 anni».
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