Sicurezza
Cancro al cervello: 18 persone morte nella stessa strada. Ma nessuno sa perché
Massarosa, il fenomeno rivelato dai residenti della frazione di Piano del Quercione e rilanciato da “Il Tirreno”. I decessi riguardano soltanto uomini al di sotto dei 65 anni, più o meno di età simile, e colpiti dallo stesso tipo di tumore
MASSAROSA. All’anagrafe si chiamava Giuseppe Brocchini ma tutti lo chiamavano Aleardo. «Mio nonno lo voleva chiamare così in onore di un compagno con cui ha fatto la guerra ma all’anagrafe gli dissero che non si poteva e scelse il nome di suo padre». Aleardo è morto a febbraio del 2017 di tumore al cervello. «È uno dei diciotto», dice la figlia Sonia. Diciotto morti, tutti under 65, tutti deceduti per cancro al cervello nella frazione di Piano del Quercione nel comune di Massarosa, alle spalle di Viareggio. Abitavano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, lungo l’unica strada che taglia a metà il paese. Una casa a destra e una sinistra. Sonia ha 35 anni ed è tornata a vivere in paese da qualche anno ma ora è spaventata per suo marito e suo figlio.
La stessa paura che si avverte un po’ ovunque in paese. Dove i residenti non credono che siano una casualità questi decessi. Le cause? Un mistero, ancora dopo 18 morti come scrive da giorni Il Tirreno. Solo ipotesi avanzate dai residenti, ma senza alcuno studio a supporto: la vicinanza con l’autostrada; i roghi della torba della bonifica; la vicinanza dell’impianto di smaltimento dei rifiuti che tratta, però, solo l’organico e produce compost.
LA DENUNCIA DEI RESIDENTI
I 18 morti non sono un dato statistico: i residenti hanno fatto la conta guardandosi intorno: «In paese ci si conosce tutti». Ci si incontra all’alimentari «dalla Daniela», all’agraria, al bar Betti. Nel corso degli ultimi 6 anni ci sono stati tanti morti, tanti tumori che poi si è scoperto fossero sempre gli stessi. «Tutto è nato perché ci siamo resi conto che nel giro di qualche isolato le persone morivano di tumore al cervello, erano tutti uomini e avevano all’incirca la stessa età – racconta Luciana Mei, dell’associazione Amici dell’età Libera –: così ci siamo messi intorno a un tavolino e abbiamo fatto una lista. Abbiamo notato che effettivamente la casistica era piuttosto strana. Che il tumore sia la prima causa di morte lo sappiamo bene, tuttavia sono queste coincidenze che ci hanno insospettito».
È stata proprio Luciana ad alzare la mano quindici giorni fa a una riunione del comitato di frazione a cui partecipavano due assessori. Ha denunciato il fatto. Il sindaco Franco Mungai si è attivato per chiedere all’Asl un riscontro. L’incidenza sembra alta e i cittadini vogliono sapere se è solo un’impressione o se sta effettivamente accadendo qualcosa. «Non ne facciamo una questione politica perché la salute non ha colore politico e interessa tutti». I cittadini stanno valutando se creare un comitato ad hoc per portare avanti la loro battaglia.
C’È UN TRASLOCO, NIENTE RISPOSTE
L’Asl Nordovest ha ricevuto la richiesta del sindaco di Massarosa su dati e statistiche di incidenza dei tumori nelle varie frazioni del comune. Mungai vuole anche un raffronto con gli altri sei Comuni della Versilia, con la Toscana e con l’intero territorio nazionale. La lettera è rimbalzata a Firenze dove ha sede Ispo, l’agenzia regionale per lo studio e la prevenzione oncologica ma la domanda al momento non ha ricevuto risposta per un problema tecnico: gli uffici di Ispo stanno traslocando e la dottoressa Elisabetta Chellini, epidemiologa dell’istituto, fino a due giorni fa non aveva avuto ancora modo di lavorarci.
PIU' TUMORI MA IN TUTTO IL COMUNE
L’Asl ha inviato la richiesta a Firenze, pur sapendo che non avrebbe avuto riscontro riguardo alle frazioni massarosesi. Infatti Ars, l’Agenzia regionale della salute, aveva già affrontato il caso Piano del Quercione nel 2016. Da una richiesta di una cittadina era partito uno studio dell’ente dal quale erano emersi risultati interessanti: l’aumento dei tumori nei maschi a Massarosa nel corso degli ultimi dieci anni. Un dato generico che, a conti fatti, non può essere riferito direttamente al caso Piano del Quercione. «L’unità di misura dei dati che abbiamo è quella comunale – spiega la dottoressa Daniela Nuvolone, epidemiologa che ha condotto la ricerca – per avere un riscontro sulla singola frazione o su una serie di frazione è necessario aprire uno studio specifico in cui siano presenti i vari enti: Asl, Ispo e Comune. Dall’incrocio delle banche dati con le anagrafiche, una volta studiata la metodologia di azione, è possibile avere riscontri».
PIU' CASI CHE IN TOSCANA
I numeri parlano chiaro: a Massarosa l’incidenza di morti per tumore nei maschi è superiore a quella versiliese e regionale e in passato c’è stata un’impennata in un grafico altalenante che si è deciso a calare solamente di recente. Lo dicono gli studi dell’Ars che fa un monitoraggio costante sulla mortalità captando flussi di informazioni che arrivano da diverse fonti. I ricercatori prendono il numero assoluto dei morti per tumore e creano un tasso definito “standardizzato”, riferito a un numero fisso di popolazione anche su unità amministrative molto diverse. Nel periodo di riferimento 1999-2008 il tasso di mortalità per tumori era di 497,9 a Massarosa a fronte di un tasso versiliese di 523,8; questo rapporto si inverte nel periodo 2001-2010: 717,9 per Massarosa contro i 507,9 per la Versilia. Assai al di sotto è invece il tasso toscano: rispettivamente (nei due periodi) 452,4 e 437,3. C’è poi stato un calo generalizzato di casi ma Massarosa non è più scesa sotto la media versiliese: l’ultima analisi riguarda 2006-2015 e riporta che il tasso nel Comune è 475.7, quello dell’area 466,1 mentre il tasso toscano è calato a 402,2 punti.
LE INTENZIONI
«Prima di intraprendere qualsiasi azione dobbiamo capire se questa è solo una percezione dei miei concittadini o se i dati dimostrano quello che vediamo» dice il sindaco di Massarosa. Ma le risposte sono ben lontane dall’essere trovate. Nel caso si dimostrasse tutto vero, poi, per avere risposte sulle cause. Mai individuate.
LE IPOTESI
Sulla cause dei tumori che uccidono i residenti a Piano del Quercione i residenti non vanno oltre le ipotesi:
1) il traffico pesante visto che sopra alle loro teste passa la Bretella autostradale che collega Viareggio a Lucca;
2) a meno di un chilometro e mezzo c’è l’impianto di smaltimento di Pioppogatto che trasforma i rifiuti di tutta la Versilia in cdr, combustibile da rifiuti;
3) i roghi estivi di torba nelle zone della bonifica. Ma nessuna radiazione: in zona non ci sono antenne.
Ora sia Asl che Ars vogliono studiare il caso con il Comune. Ma ancora manca un progetto e, soprattutto, un finanziamento.
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