Il dolore
«Tutti in plancia!»: ecco la sala hi-tech che simula avarie bufere e collisioni
Accademia: gli allievi a lezione come in un videogame. Possono ricreare anche un incidente nel canale di Suez
LIVORNO. Un’avaria al motore. Le onde sono alte, continuano a sbattere violentemente sullo scafo. C’è anche il rischio di una collisione con un mercantile in balia della tempesta: è vicino, troppo vicino. E poi è notte, la visibilità è al minimo.«Ecco, così un allievo può davvero imparare a condurre una nave, confrontandosi anche con situazioni difficili da gestire», spiegano dalla sala dell’Accademia navale in cui vengono monitorati costantemente gli ufficiali di domani.
LE EMERGENZE VIRTUALI
«Le situazioni difficili da gestire» sono proprio le avarie, il rischio di finire sulla banchina, le tempeste, «scenari che non possono essere testati al largo, a bordo di una nave vera, perché la sicurezza sarebbe compromessa».
È proprio questa l’importanza del simulatore di plancia, macchinario didattico che consente ad allievi e ufficiali di misurarsi - come in un gioco virtuale - con incarichi sempre più complessi: si va dal timoniere all’ufficiale di giornata, con responsabilità che aumentano anno dopo anno. Fino a ottenere l’abilitazione alla guardia in plancia basica, una sorta di patente del mare che permette - una volta usciti dall’università militare - di condurre unità navali non operative in un trasferimento, come per esempio un traghetto.
180 ORE AL TIMONE CON IL SIMULATORE
Siamo all’Accademia navale di Livorno, un punto di riferimento per la formazione degli ufficiali della Marina militare. Il simulatore di plancia è uno dei gioielli tra il brigantino interrato, una sessantina di edifici, due porticcioli e diverse strutture sportive: installato nel 2000, è uno strumento formativo fondamentale per la preparazione degli allievi, che nell’arco dei cinque anni passano circa 180 ore al timone virtuale.
In realtà i simulatori sono cinque, collegati tra di loro per un addestramento simultaneo.
«Sì, è possibile anche una collisione tra due navi, quindi tra due allievi che sono al comando in due sale diverse», spiega il capitano di fregata Alberto Pecchia, ufficiale superiore addetto e collaboratore diretto del contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo, comandante dell’Accademia navale di Livorno.
La plancia principale ha nove proiettori e un angolo visivo di 270° sul piano orizzontale: quando viene impostato lo scenario di una tempesta, sembra davvero di essere in balia delle onde. Le altre quattro, secondarie e più piccole, hanno comunque le stesse funzionalità: anche qui si può ruotare l’angolo visivo di 360 gradi, gli eventi atmosferici possono cambiare la situazione e c’è un sistema di rilevazione ottica per la navigazione di precisione.
GLI SCENARIE LE SIMULAZIONI
Gli allievi possono ritrovarsi a navigare lungo il canale di Suez o in uscita da una delle basi della Marina militare, nella plancia di un pattugliatore della Guardia costiera o al timone di un mercantile, in mezzo a onde alte 6-7 metri o al largo con il mare piatto.
In tutti i casi devono saper condurre la nave sfruttando il telegrafo di macchina, il ripetitore radar e anche i sistemi di comunicazione, chiaramente in base ai dati relativi alla velocità, al vento, ai parametri dell’elica e alla profondità del mare. «È la sala controllo a impostare questi scenari - sottolinea il capitano di fregata Massimo Perrone, direttore agli studi dell’Accademia navale - si può aggiungere per esempio la presenza di un sottomarino, in modo tale da valutare la reazione e il comportamento dell’allievo. Stiamo parlando di uno strumento all’avanguardia, al momento il più avanzato del settore in tutta Italia».
E ci sono anche vantaggi dal punto di vista economico, anche perché esercitarsi continuamente con cinque navi al largo avrebbe costi spropositati rispetto alla gestione dei simulatori.
TRADIZIONE E INNOVAZIONE
Quella del simulatore è una prova pratica a metà, completata dalla teoria (le classiche lezioni in aula, d’altronde siamo all’interno di un’università) e dalle attività estive in mare (l’esperienza sulla Vespucci, la vela, il tirocinio di manovra...). «Noi lavoriamo soprattutto sull’educazione, affiancata ovviamente dall’istruzione grazie all’apporto di istituzioni esterne - spiega il capitano di fregata Paolo Podico, direttore dei corsi per allievi e ufficiali - ma con educazione intendo tre rami ben precisi: quello fisico con esperienze di sport individuale e di squadra, quello professionale che va dall’addestramento sul brigantino interrato al simulatore di plancia e infine quello etico-militare con particolare attenzione alla leadership».
TRA DUE ANNIL’ERASMUS MILITARE
Tradizione e innovazione, insomma, con numeri in costante crescita: rispetto al 2010, spiegano dall’Accademia navale, gli iscritti al concorso per l’ammissione alla prima classe sono aumentati del 46%.E l’innovazione non è soltanto tecnologica, ma anche nello spirito e nei nuovi orizzonti della Marina militare: nel giro di due anni partirà infatti una sorta di Erasmus militare, con un semestre comune a livello europeo per consentire agli allievi di confrontarsi con una dimensione internazionale.All’Accademia parlano di «rivoluzione epocale», innovazione ma nella tradizione.
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