Gioco
Notifica un atto, scopre i giacigli in paglia e cartone degli schiavi agricoli
Pomarance, la scoperta del maresciallo dei carabinieri Il caporalato ora si estende dalla Maremma a Pisa
POMARANCE. Il maresciallo dei carabinieri si presenta nell’azienda agricola, sulle colline della Valdicecina, per una banale notifica di un atto. Gli cade l’occhio su un magazzino-dormitorio. In mezzo agli attrezzi agricoli, vede dei cartoni gettati sul pavimento. Ci sono anche mucchi di paglia, coperte logorate dal tempo e una specie di cuscino vecchio e spiegazzato. Lì accanto, scorge un operaio agricolo, uno straniero. Le mani segnate dal lavoro, un bracciante agricolo di quelli che si spaccano la schiena per cinque euro all’ora. Il militare si rende conto che lì, in quella stalla, dorme il lavoratore.
Gli sguardi dei due uomini si incontrano, scambiano due parole. Alcuni mesi dopo nella stessa azienda agricola e in un’altra, entrambe gestite da due fratelli di origine sarda che da alcuni anni vivono a Pomarance e Monteverdi Marittimo, arrivano di nuovo i carabinieri della compagnia di Volterra. Si presentano insieme ai colleghi del nucleo ispettorato del lavoro di Pisa. Ma già sanno cosa aspettarsi. I due fratelli avevano “preso alle loro dipendenze” due cittadini stranieri, fuggiti dalla povertà africana. Uno era stato “reclutato” in una struttura ricettiva per Rifugiati ubicata in provincia di Livorno. L’altro, almeno all’apparenza, cioè dopo le prime verifiche, risulta in regola con i permessi di soggiorno. Ma è tutto da vedere: potrebbe avere avuto lavori fittizi, serviti solo a regolarizzarlo. Dietro quell’incontro casuale c’è un mondo, quello del caporalato, dove per guadagnare cifre modeste di 400-500 euro al mese devi essere disposto a tutto, arrivando ad accettare di lavorare fino a 18 ore al giorno, sulle strade se ti impiegano nell’edilizia, nei boschi a tagliare la legna o nei campi se viene arruolato per fare lavori agricoli. E i due operai-tuttofare trovati nelle due aziende agricole, al centro di un’operazione che si è conclusa nei giorni scorsi, accettavano davvero di fare di tutto. Dormivano in un magazzino, trattati anche loro non come persone ma come oggetti.
Paga modesta, nessuna copertura assicurativa, nessun contratto, cibo a livello di pane e acqua. Una situazione di grave sfruttamento, secondo gli inquirenti, che potrebbe non essere isolata. Anche per questo i controlli contro lo sfruttamento della manodopera nel settore agricolo, così come nell’edilizia, saranno ripetuti. Due le indagini effettuate dal carabinieri dell’ispettorato del lavoro di Pisa e della stazione di Monteverdi Marittimo. Peraltro complesse, perchè hanno dovuto dimostrare gli “indici” dello sfruttamento previsti dalla nuova Legge sul caporalato che estende la punibilità ai datori di lavoro anche in assenza dell'intermediatore ovvero di colui che controlla e fornisce agli imprenditori la manodopera. I due fratelli, titolari delle due aziende agricole, sono ora denunciati in stato di libertà per lo “sfruttamento delle condizioni di bisogno personali” dei lavoratori impiegati al lavoro, così come previsto dall’articolo 603 bis del codice penale. A carico di uno dei due c’è anche la denuncia per avere impiegato manodopera clandestina. I responsabili delle violazioni pagheranno oltre 12mila euro di sanzioni amministrative per le numerose irregolarità in materia di lavoro evidenziate anche, in materia di salute e sicurezza, la mancanza di visita medica della forza lavoro, necessaria per accertare l'idoneità alla mansione lavorativa prima dell’impiego.
Se in provincia di Pisa è la prima volta che trova applicazione la nuova legge sul caporalato, in Toscana sono già stati scoperti altri casi di lavoratori fatti arrivare in Italia dalla Romania e dell’Albania, sottoposti a turni di 11 ore e pagati 4/5 euro l’ora, senza alcun rispetto delle nome di sicurezza, e talvolta assunti completamente al nero. Ma è probabile che ci sia un mondo di invisibili in più settori economici, persone sfruttate in relazione al loro stato di bisogno e di fragilità. —
Sabrina Chiellini
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