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Truffa delle assicurazioni: ecco il meccanismo, referti medici anche da Livorno

Libero Red Dolce
Truffa delle assicurazioni: ecco il meccanismo, referti medici anche da Livorno

Anni di truffe nella maxi inchiesta della Procura di Massa. Le intercettazioni: «Ho fatto la sceneggiata come Merola...». Con un solo incidente anche un indennizzo da 50mila euro

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MASSA. La Renault fa retromarcia e la prende in pieno, la travolge. Danni seri per la donna, tali da farle attribuire un’invalidità permanente di 15 punti dal medico. L’uomo al volante ammetterà di essersi distratto, un angolo buio. Tutto in ordine e l’assicurazione liquida un indennizzo di 46mila euro. Tutto in ordine e tutto falso: incidente, perizia, testimoni, referti. I soldi, quelli no. Intascati e via, altro giro altro scontro.

LE TRUFFE DAL 2015

La Procura di Massa ha messo fine a questo come altri giochini, chiedendo e ottenendo l’arresto di 4 persone e la misura dei domiciliari per altre tredici. Due associazioni criminali, secondo la Procura, che avrebbero agito in parallelo, ma con un forte legame di continuità reciproca, per truffare le assicurazioni. Anni e anni di truffe - le indagini partono nel 2015 - e un danno stimato dagli inquirenti di circa 3 milioni di euro. Tutti persi dalle assicurazioni. E in manette sono finiti un medico radiologo dell’ospedale Noa di Massa, Lino Palla, un avvocato e broker, Federico Radicchi, Emiliano Gentili e un noto pierre della Versilia, Christian Mucciarelli.

Ma tra gli indagati ci sono molti altri professionisti: ancora avvocati, assicuratori ed esperti di infortunistica, medici. E persino un vigile urbano.

Già, perché tutto funzionasse serviva un tocco di verità. Quella necessaria, che serve sempre, perché una buona bugia stia in piedi. Lo sfondo finto della messinscena lo mettevano i presunti truffatori: gente sdraiata per terra gemente, testimoni casualmente in ottima posizione. Poi arrivava l’ambulanza, con gli operatori a bordo ignari di tutto. Caricavano i presunti feriti e dritti al pronto soccorso. E lì, di nuovo, la sceneggiata con referti falsi, visite concordate saltando le code e poi perizie compiacenti per arrivare a ottenere i rimborsi.

TROPPI REFERTI DA FUORI

Raccontano gli inquirenti che qualcosa comincia a puzzare tre anni fa, perché in ospedale a Massa arrivano segnalazioni di referti strane. Sembra che di colpo, e senza ragione apparente, si stiano moltiplicando referti fatti a pazienti livornesi.

Strano, pensa qualcuno, qui le liste per ottenere una lastra non sono più brevi che altrove. Anzi. Indagando e confrontando si scopre che quelle lastre, che definiscono traumi reali, sono utilizzate per farne copie. Rientrano insomma in diverse cartelle di pazienti. La stessa lastra, di un paziente di fuori, che passa di cartella in cartella, sempre uguale, per transitare poi nei fascicoli che vanno a comporre le domande di risarcimento alle assicurazioni.

Come e perché quelle lastre arrivassero proprio da Livorno è una delle cose che gli investigatori stanno provando a scoprire. D’altronde gli indagati sono 130, 50 di loro sono stati soltanto deferiti dalla polizia e la sostituto procuratore Alessandra Conforti, titolare dell’inchiesta, deve ancora sentirli. «Un’indagine complessa, la più complessa che abbia fatto, ma è solo la punta dell’iceberg», ha dichiarato il giorno degli arresti, lunedì scorso, la pm Conforti.

NON SOLO SCONTRI

C’è per esempio l’uomo in bicicletta. Racconta, dopo essersi fatto trovare per terra con il suo mezzo accanto, di essere caduto in una buca dell’asfalto con una bicicletta. La solita struttura di medici e avvocati si attiva, mette a posto le carte e arriva una richiesta di risarcimento alla Geminass Assicurazioni. Che sarebbe stata indotta in errore, rivalendosi in ogni caso sul comune di Massa. Il comune sarebbe poi stato costretto a risarcire il danno, “con conseguente danno patrimoniale”, come si legge nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare disposta dal gip Ermanno De Mattia.

LA SANITA' RALLENTA

A Palla, radiologo al Noa, la Procura contesta di avere ricevuto dei soldi per avere firmato dei certificati medici falsi, con lesioni che lui non avrebbe mai diagnosticato. Costo per ogni certificato? Variabile a seconda del tipo, 100 euro a foglio. O ancora: Palla avrebbe sfruttato il suo ruolo di dirigente medico nel reparto di Radiodiagnostica al Noa per violare la norma sulla prenotazione degli esami. Favorendo quelli che per la Procura erano i suoi associati permetteva l’accesso ai macchinari senza rispettare la lista d’attesa, lasciando ovviamente indietro altri pazienti.

"COME MARIO MEROLA"

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Ci sono poi le intercettazioni. Perché gli investigatori di polizia e carabinieri, una volta fiutata l’aria, si mettono a pedinare, filmare e riprendere gli indagati. Risultato? Scenette del genere, degne di film neorealisti. Attori che si sdraiano in attesa dell’ambulanza, fingendo di essere stati investiti. Altri complici, che, rassicurando gli organizzatori delle truffe si vantano: «Ho fatto la sceneggiata come Mario Merola». O ancora: «Sì, è andata bene. Ho già il punteggio vedrai». Ora si attende l’interrogatorio di garanzia, che sarà disposto nei prossimi giorni dal gip. Le difese per ora prendono tempo e preferiscono aspettare. 

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