Il Tirreno

Toscana

 

Truffa dei falsi incidenti, il complotto scoperto dal primario detective

Chiara Sillicani
Tito Torri, primario di radiologia ora in pensione
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Tito Torri, primario di radiologia ora in pensione

Massa, i primi sospetti dalle radiografie identiche per feriti diversi. Poi Tito Torri ha accumulato documenti e denunciato tutto  

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MASSA. C’è poco da fare: a Tito Torri, primario della radiodiagnostica del Noa di Massa, quella mail non torna. Di mail così non ne ha mai viste. A mandarla è una compagnia assicurativa: chiede la conformità su un referto. Insomma vuole che il reparto gli confermi che la lastra radiografica corrisponda effettivamente a quella del paziente refertato. E Tito Torri non ha motivo di pensare che non sia così.. Quella mail però continua a ronzargli in testa tanto che chiede alla segreteria se ne siano mai arrivate altre. E quando scopre che altre ce ne sono state e che di rispondere alle compagnie assicurative si è occupato il collega radiologo Lino Palla, decide di vederci chiaro: adesso tutte le richieste di conformità referto-paziente devono passare da lui.

Torri è alle soglie della pensione, di radiografie ne ha viste a migliaia, a stamparsele in mente ci mette un secondo. Così quando arriva una nuova mail, a lui si accende immediatamente la lampadina: quella lastra l’ha già vista. È identica alla precedente. Stesso arto, stessa lesione, pure stesso giorno e stessa ora. È proprio quella. Soltanto che questa volta quell’arto e quella lesione risultano di un altro paziente, ferito in un altro incidente.

Il primario non si dà per vinto: sa che a breve deve andare in pensione e vuole lasciare un reparto “pulito”. Si mette al lavoro: vaglia ogni mail che arrivi dalle assicurazioni, controlla chi referta, quando e dove, si accerta dei turni. E presto disegna un quadro: qualcuno usa una stessa radiografia per pazienti diversi, tutti con fratture compatibili con incidenti stradali.

Scopre - così risulta dalle ricostruzioni dell’accusa - che Lino Palla referta anche le risonanze magnetiche, nonostante da tempo della risonanza non sia incaricato e si occupi di radiografie. Il primario studia ogni documento, si accorge che talvolta nei referti vengono indicati problemi, lesioni, fratture che non ci sono. Tito Torri, uno che guidato dalle immagini radiografiche opera pure, le fratture le sa riconoscere in un battibaleno ed è certo che, anche in casi in cui proprio non ci sono, qualcuno le ha viste e refertate. Nota pure orari e giorni strani nelle refertazioni: molte fatte di domenica, parecchie a Fivizzano, in Lunigiana. Lì andava a farsi radiografie - così emerge - anche gente che veniva dall’entroterra toscano.

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Primario e investigatore, Torri raccoglie una miriade di documenti: tutte le radiografie sospette, tutti i referti allegati a quelle radiografie. Le turnazione alle varie “macchine” nei diversi presidi Asl in zona apuana. Raccoglie così tanti atti che quando si presenta in Procura per denunciare ha già lui un faldone tra le mani. Tanto che - almeno a quanto risulta - gli inquirenti di sequestri in Asl non ne fanno. Ha già portato tutto lui. Parte una mega indagine: tre anni di attività investigativa e ieri i 17 arresti, di cui quattro (tra questi Lino Palla) in carcere.

Tre anni: Tito Torri è in pensione e gli esiti dell’inchiesta, ieri, li conosce da privato cittadino e medico libero professionista. All’Asl non lavora più. Sugli arresti non commenta perché - ammette - « è una sofferenza grandissima. Che sia stato io a denunciare risulta dagli atti. Ora sono in pensione, grattarsi la crosta tocca a Pisa». A Pisa, dove l’Asl Toscana Nord Ovest ha sede.
 

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di Redazione web