Italia
«Se mia figlia beve al rubinetto rischia di prendere un virus»
Su richiesta delle maestre nello zaino della bambina mette la bottiglia per evitare «che appoggi la bocca dove la mettono gli altri»
Prato. Diario, astuccio, quaderno e… una bottiglietta d’acqua al giorno. E pazienza se è di plastica, proprio quella che inquina i mari e gli oceani del mondo. Siamo in una piccola scuola della provincia di Prato, primo anno sui banchi della primaria. Si parla dell’elenco di oggetti da portare all’inizio dell’anno scolastico, nel mese di settembre: le maestre si raccomandano con una mamma che la bambina abbia sempre nello zaino anche una bottiglietta di plastica. Da bere durante la merenda o lo spuntino di metà mattinata.
Maria Fabbricatore, la madre, approva: oggi la bottiglietta d'acqua non manca mai nel corredo scolastico quotidiano della figlia. «Non mi piace l’idea che quando mia figlia ha sete - ammette - vada a bere al rubinetto dei bagni. Non è igienico, ben sapendo quanti virus si attaccano fra bambini». Certo, gli alunni potrebbero tranquillamente portare da casa un bicchiere e farselo consegnare al bisogno dalla maestra per poi andare in bagno a riempirlo. «Conoscendo i bambini – ride Maria – figurati se non vanno ad attaccarsi alla cannella col rischio magari di appoggiare le labbra». Maria la butta dunque sull'igiene e confessa di saperne poco o nulla di composizione dell’acqua. Teoricamente si fiderebbe anche di Publiacqua che garantisce quanto la risorsa idrica sia sicura. «Spero almeno che a mensa le insegnanti tengano una caraffa o una bottiglia grande per distribuire l’acqua durante i pasti. Lo chiederò». Quel che emerge comunque è un quadro disomogeneo in cui le scuole non si comportano tutte allo stesso modo rispetto alla modalità di erogazione dell’acqua agli studenti. E per Maria «è giusto che sia così, che le insegnanti abbiano libertà d’azione a seconda delle varie situazioni che trovano». Maria racconta che alla materna frequentata dalla figlia fino all’anno scorso, sempre in provincia di Prato, ci si comportava diversamente. Lì c’erano le suore a dirigerla (scuola paritaria cattolica) e le famiglie si organizzavano a turno per portare una cassetta di bottiglie in classe. Di far bere acqua dal rubinetto ai bambini lì non se ne parlava proprio. —
M.L.
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