Sicurezza
Il Comune preferisce l’acqua pubblica: i genitori comprano a turno le bottigliette
Prato e provincia, il capoluogo impone alla ditta che gestisce la mensa scolastica di portare in tavola le caraffe
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PRATO. Una volta tocca a me, una volta tocca a te. Il turno dei genitori viene segnato su un foglietto dalla maestra: per i più distratti, pensa la rappresentante di classe a ricordare nominativo e turno sulla chat delle mamme. Così l’acqua minerale in bottiglia ai bambini non manca mai. In una scuola dell’infanzia paritaria della provincia di Prato succede che i genitori si sono organizzati per trasportare ogni settimana le cassette di bottiglie acquistandole via via al supermercato. Sulla mensa dei più piccoli finiscono le bottiglie di acqua Panna, Rocchetta, Sant’Anna e Levissima: la scelta dell’etichetta dipende dal prezzo. Bottiglietta in classe sì, no, forse.
La questione, sollevata da Il Tirreno, è di grande interesse e divide la platea dei genitori dopo che un babbo di Prato l’ha spuntata con le maestre il permesso di mandare la figlia a scuola con la bottiglietta di acqua minerale. Tutto questo pur di non far bere alla piccola l’acqua del rubinetto considerata poco sicura. Il Tirreno ha anche intervistato un pediatra di famiglia al quale si è rivolta una mamma per ottenere un certificato: «Mia figlia deve bere solo acqua minerale e non può bere quella del rubinetto». L’esatto contrario di quello che sostiene il Comune di Prato. Che addirittura inserisce nel capitolato di gara della mensa scolastica l’obbligo di servire l’acqua del rubinetto.
Lo sa bene la ditta Camst, colosso della ristorazione collettiva selezionata dal Comune: all’articolo 23 del capitolato d’appalto per la refezione scolastica si legge che «per bere è prevista la fornitura di acqua da acquedotto pubblico». Niente bottiglietta di plastica dunque. «L’acqua del rubinetto è prevista dal capitolato mensa per gli 11mila bambini che usufruiscono della mensa», conferma Donatella Palmieri, dirigente comunale del servizio pubblica istruzione. È stata lei a firmare nel 2017 una circolare per limitare le richieste di diete speciali se non per motivi di salute documentati oppure, religiosi o culturali. Stesso principio, dunque, per l’acqua: «Il capitolato d’appalto è chiaro sulla fornitura di acqua da bere a mensa. È chiaro anche sul fatto che, laddove particolari situazioni di emergenza non consentissero l’uso di acqua pubblica, la ditta Camst debba fornire acqua minerale naturale in bottiglie da un litro e mezzo o due litri. E questo senza costi aggiuntivi per l’amministrazione».
Questa scelta deve fare i conti con le eventuali proteste dei genitori: «Ultimamente - dice Donatella Palmieri non ne abbiamo ricevute. Per le analisi dell’acqua basta rivolgersi comunque a Publiacqua che controlla quotidianamente gli impianti e pubblica on line il monitoraggio della qualità dell’acqua zona per zona». Dovendo, però, fare i conti con tubature anche vecchie. «I controlli - insiste la dirigente - sono serrati. Non solo: il Comune può effettuare su segnalazione ulteriori controlli su bevande e alimenti». Purché mirati e motivati. In passato - ammette Donatella Palmieri si è abusato di certificazioni per esenzioni dalla mensa e «per questo un anno e mezzo fa è stato siglato un protocollo con l’Asl condiviso anche con la federazione dei pediatri. Bisognava mettere ordine e filtrare i veri casi di intolleranze e allergie alimentari. Troppe richieste di diete speciali: più aumentano, più cresce il rischio di errori. E nonostante le restrizioni sono ancora 900 i bambini che seguono un regime alimentare speciale. Ma prima erano di più».
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