Il Tirreno

Toscana

"Dottore, mia figlia a scuola non può bere l’acqua del rubinetto": è caccia al certificato

Maria Lardara
"Dottore, mia figlia a scuola non può bere l’acqua del rubinetto": è caccia al certificato

Prato, i genitori impongono le bottigliette: "Sono più sicure". Publiacqua: "Falso: controlli quotidiani sull’acquedotto" 

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PRATO. La mamma ci prova. Alza la cornetta e si consulta con il pediatra di fiducia. Chiede un certificato per la figlia che frequenta una scuola di Prato. Non ci sarebbe nulla di male se quel foglio servisse per il rientro in classe dopo una malattia, come accade normalmente. Invece il certificato serve per un’esenzione. La bimba non deve bere l’acqua del rubinetto.

Proprio così. La mamma chiede al pediatra di certificare che la figlia può bere solo acqua minerale, acqua di bottiglia. Senza il certificato, infatti, la maestra si sarebbe opposta. Avrebbe fatto bere a sua figlia, come agli altri alunni, l’acqua pubblica. Il certificato, invece, avrebbe consentito alla bambina di portare la bottiglietta di plastica da casa. Il pediatra interpellato è Enrico Davalli, medico di lunga esperienza. Che con pazienza cerca di argomentare al telefono perché non si possano rilasciare certificati del genere, respingendo subito al mittente (scuola) la richiesta.

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Il medico la butta sull’ecologia dopo aver ricordato alla mamma quanto sia potabile e sicura l’acqua pubblica. E le rammenta quanto sia ecosostenibile il bicchiere d’acqua della cannella. La telefonata in ambulatorio finisce qui. Il problema no.

Dall’altra parte della città c’è un babbo con le stesse intenzioni. Si chiama Francesco Campione. I suoi figli hanno un debole per le bollicine della Sant’Anna. Il maggiore va alla primaria, la più piccola alla materna. Il primo ha la bottiglietta di plastica nello zaino, la seconda anche: fratello e sorella frequentano un istituto comprensivo di Prato. Ma Francesco ha dovuto sudare non poco per far sì che anche la sua bambina potesse portare la bottiglietta da casa. Ne nasce un braccio di ferro con le maestre. Che alla fine, per evitare discussioni con la famiglia, danno il permesso di tenere la bottiglietta d’acqua minerale nello zaino. «Sì ma solo quella naturale, la frizzante non la vogliono per evitare disparità con gli altri bambini», racconta babbo Francesco. Si proclama appassionato di acquariologia e gli piace documentarsi come può. «L’acqua con pochi sali minerali è molto indicata per i bambini – spiega il padre - e quella che esce dai nostri rubinetti ha una durezza eccessiva a causa del calcare».

E dunque non andrebbe bene per l’organismo dei più piccoli. Non solo. Picchia duro Francesco. «Mi risulta che l’acqua sia potabile fino a 15 gradi francesi, qui a Prato si sfora abbondantemente quel limite». Così Francesco chiede alle maestre l’analisi sulla composizione dell’acqua che tutti i bambini bevono dal rubinetto. «La risposta è stata che lì l’hanno sempre bevuta e che nessuno s’è mai sentito male. Come genitori abbiamo il diritto di sapere non solo cosa mangiano ma anche cosa bevono i nostri figli».

Il tira e molla fra babbo e scuola va avanti fino agli inizi di novembre. Alla fine le insegnanti hanno dato ceduto e oggi la bambina va a scuola con l’acqua minerale nello zaino. Il preside Alessandro Giorni non ha mai incontrato Francesco Campione e se ne rammarica. Guida due importanti istituti comprensivi con più plessi scolastici ma la questione della bottiglietta in classe non è mai arrivata sulla sua scrivania. «Vuol dire che è stata gestita bene dalle maestre: nessun genitore mi ha cercato. In ogni caso – tuona Giorni - va scoraggiato l’uso delle bottiglie di plastica, altrimenti non ha senso portare avanti in classe i progetti sull’educazione ambientale. E qui se ne fanno tanti. Avrei voluto confrontarmi con il genitore».

In realtà, la carta d’identità dell’acqua che beviamo a Prato può essere scaricata dal sito di Publiacqua che gestisce il servizio idrico in un vasto territorio comprendente le province di Prato, Pistoia, Firenze e Arezzo. Cliccando nella sezione “acqua & territorio” è possibile monitorare e mappare zona per zona il sistema dell’acquedotto. Venerdì, ad esempio, il valore medio dell’acqua erogata a Prato s’aggirava intorno ai 44 gradi francesi a fronte di un limite di legge segnalato fra i 15 e 50. Tutto ok? «La maggiore durezza dell’acqua è legata alla conformazione territoriale di certe zone, come quella di Prato – ricorda il vicepresidente di Publiacqua Simone Barni - La nostra acqua è potabile ed è più sicura di quella venduta con l’etichetta perché effettuiamo cntrolli quotidiani. L’auspicio è che, in assenza di patologie particolari, si possa bere in tutte le scuole. Questione etica, ambientale e di civiltà».
 

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