Il Tirreno

Toscana

l’intervista al pediatra Enrico Davalli 

«Consiglio alle famiglie di optare per la “cannella”»

M. L.

Per il professionista è una  «scelta più ecosostenibile» (per il contrasto alla plastica) oltre che sicura da un punto di vista sanitario

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prato. L’acqua della bottiglietta come la pasta al ragù servita a mensa, purché siano a prova di certificato medico per la scuola. “Capricci” dei genitori o bisogni motivati da un reale stato di salute del bambino? Negli ultimi tempi i pediatri di famiglia, oltre a prendersi a cura dei piccoli pazienti devono anche fare i conti con richieste di certificati particolari, talvolta “fantasiose”, da parte dei genitori. Enrico Davalli è un pediatra molto conosciuto a Prato: ha l’ambulatorio nel centro storico della città e fa parte del consiglio provinciale dell’Ordine dei medici. In 40 anni di attività ne ha viste di tutti i colori. Anche richieste che definisce «non sempre congrue». Come quelle delle ultime settimane.

Dottor Davalli, le era mai capitata prima d’ora la richiesta di un certificato per bere l’acqua della bottiglia in classe?

«No, è una novità. Ma in questi casi il compito del pediatra deve essere quello di guidare i genitori e dare sempre consigli legati al buon senso. Deve passare un messaggio».

Quale?

«I certificati medici sono atti pubblici. Comportano un’assunzione di responsabilità, non una delega. E purtroppo oggi si tende sempre a delegare ad altri le decisioni» .

Si riferisce alle famiglie? «Oggi i genitori non cercano di educare ma tendono a delegare. Alla scuola come al pediatra di famiglia. La richiesta del certificato per consentire ai figli di portare a scuola la bottiglietta d’acqua minerale è solo l’ultimo caso».

Può citare altri esempi? «In passato s’è abusato di richieste di certificazioni per diete particolari. Poi è passata una circolare del Comune di Prato in base alla quale i regimi alimentari speciali venivano consentiti in caso di allergie o intolleranze documentate con prove scientifiche. Insomma, non serve un certificato per esentare dal menù scolastico un bimbo se gli piace la pasta al ragù e mangia solo quella a casa».

Deve essere dura per la vostra categoria.

«Il pediatra deve educare, non andare dietro a bisogni delle famiglie che non sempre sono congrui».

Tornando al caso specifico, consiglierebbe ai genitori di far bere acqua dal rubinetto a scuola?

«Certamente. È una scelta ecosostenibile: gli effetti sull’inquinamento causato dalla plastica sono sotto gli occhi di tutti. E questo è un messaggio fondamentale da veicolare alle nuove generazioni, a maggior ragione in un contesto come quello scolastico. Ricordiamoci poi che l’acqua del nostro acquedotto è potabile ed è la più sicura perché sottoposta a costanti controlli».

Il sapore però non sempre piace ai più piccoli.

«Può capitare che il bimbo non la beva volentieri a causa del cloro disinfettante che conferisce all’acqua del rubinetto un gusto particolare. Un consiglio può essere quello di farla “riposare” in una bottiglia e tenerla aperta la sera prima di andare a letto. In questo modo il cloro se ne va». —

M. L.

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