Sicurezza
Un medico toscano è la dottoressa Giò: «Sono imbarazzata: l’ho scoperto da un link»
Vittoria Doretti, cardiologa e anestesista, lavora all’ospedale di Grosseto: ha ideato il Codice rosa, il percorso protetto per le vittime di violenza
Vittoria Doretti è un medico. Senese d’origine, è lei che ha inventato il Codice Rosa, un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenza: e quando si tratta di donne, si apre il cosiddetto “percorso per le donne che subiscono violenza”. Battezzato nel 2010 nell’allora Asl 9 di Grosseto (oggi confluita nell’Asl Toscana sud est), il Codice Rosa ha poi “contaminato” tutta la Toscana e si è evoluto allo status di rete regionale. È un fiore all’occhiello per la sanità del Granducato, merito di una squadra di una quarantina di persone che nel 2010 ha creduto nell’idea di Vittoria Doretti. «La dottoressa Giò è lei» scrive l’universo web ed è un effetto domino: tant’è che ci si mette anche il piccolo schermo a rilanciare l’indiscrezione, che diventa (non si dice vera ma almeno) verosimile.
Sarebbe dunque ispirata alla madre del Codice Rosa – e al suo progetto profondamente innovativo di ciò che in “gergo” sanitario si definisce “la presa in carico” di una vittima di violenza – la terza stagione della fiction che, in onda la domenica, su Canale 5, ha riportato, a vent’anni dall’esordio, l’intrigante Barbara D’Urso a vestire i panni della ginecologa più famosa della Tv: Giorgia Basile. Ovvero, la dottoressa Giò, che dopo una battuta d’arresto lungo il suo – lanciatissimo – percorso professionale, torna in corsia con un nuovo obiettivo: dare vita a un centro di aiuto per le donne vittime di violenza.
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Il Web pontifica: la dottoressa Giò è la dottoressa Doretti. «Non è così – risponde con un pizzico di imbarazzo il medico senese – La dottoressa Giò non è Vittoria: piuttosto, lo è ogni medico, infermiere e, soprattutto, ogni professionista dei Centri Antiviolenza che ogni giorno accolgono le vittime di una violenza o di un abuso». E si scopre che quell’attribuzione – ecco chi è nella vita reale la dottoressa Giò – c’è stata persino all’insaputa della diretta interessata: «Come l’ho scoperto? Una collega – dice Vittoria Doretti – mi ha inviato il link di un articolo... L’ho appreso dal web e non ne sapevo niente. Non sono mai stata contattata dagli autori della fiction – aggiunge – che, probabilmente, si sono documentati e hanno deciso di dare voce ad un sentire diffuso».
Essere percepita come l’ispiratrice di un personaggio televisivo a volte può essere anche un onere: soprattutto per una professionista abituata non ai primi piani ma alla “prima linea”. «Lo prendo come un complimento – dice – Mi ha fatto piacere. Mi ha fatto sorridere, anche se non nascondo l’imbarazzo... ma se l’esperienza dell’ospedale di Grosseto e della rete toscana e il lavoro di tutti noi ha ispirato gli autori della serie televisiva, ben venga se può contribuire a diffondere l’idea che anche al pronto soccorso debba esserci un percorso specifico per chi è vittima di una violenza».
Due domande sorgono spontanee. La prima: la dottoressa Vittoria segue la dottoressa Giò? «Ne ho visto un pezzettino – risponde il medico – Il tempo libero dal lavoro non è molto e quello che ho deve essere interamente impiegato per la famiglia».
La seconda domanda è invece suggerita da una curiosità che in molti – dopo la battage del web – vorrebbero togliersi: e cioè se e quanto Vittoria si riconosca in Giorgia. E la risposta non è facile. Ci sono temi che emergono con forza nella narrazione della fiction che stanno molto a cuore a Vittoria Doretti, il cui Codice Rosa ha dato vita anche ad un master post laurea: «L’importanza del lavoro di squadra, per esempio – descrive – la determinazione nel fare bene il proprio lavoro. E l’umiltà che deve guidarti sempre, mentre lo fai»; e sono tutti aspetti che si intersecano sul fronte della vita in corsia della dottoressa Giò. E torniamo al “personaggio”. Vittoria e Giorgia: «Beh – risponde il medico che per il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti, e non solo dal mondo scientifico, dal Premio Mangia 2017 della Città di Siena, all’’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, a dicembre, dalla prefetta di Grosseto Cinzia Torraco – Io di solito sono abituata a stare un passo indietro». Poi aggiunge: «Diciamo che ci metto la faccia quando c’è da fare una battaglia». Come la dottoressa Giò.
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