Sicurezza
Scuola devastata: distrutto il defibrillatore in memoria di Deborah, morta a 17 anni
Pisa: lo strumento era stato donato al Matteotti in nome della ragazza che ha perso la vita. L’amarezza del fratello Daniele: «Volevano solo devastare»
PISA. «Hanno sfregiato la memoria di mia sorella e offeso tutti gli studenti che frequentano il Matteotti. E spero proprio che nessuno, in quella scuola, d’ora in avanti abbia mai bisogno di un defibrillatore. È sciocco e stupido distruggere qualcosa che può solo salvare le vite umane».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.17686250:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2019/01/24/news/la-mamma-del-leader-incappucciato-mio-figlio-si-vergogna-a-tornare-a-scuola-1.17686250]]È senza parole Daniele Sereni mentre risponde al telefono dell’azienda di famiglia di San Giuliano Terme, di cui è socio insieme al padre Roberto e alla mamma Mirella Lisi. Quella ditta – la Sereni Elettronica – un anno fa, il 18 gennaio del 2018, ha donato una cifra cospicua per acquistare un defibrillatore in ricordo di Deborah Sereni, l’amore di casa, la “bimba” di famiglia, strappata a soli 17 anni all’affetto dei suoi cari nel settembre del 1988. Il regalo in sua memoria era stato posizionato proprio al piano terra della scuola alberghiera Matteotti, attraverso l’associazione Cecchini Cuore del cardiologo pisano Maurizio Cecchini, che a Pisa di defibrillatori ne ha piazzati tantissimi.
Peccato però che lo strumento automatico, durante le terribili devastazioni di domenica notte (20 gennaio), sia stato messo fuori uso dagli studenti-teppisti. Prima distrutto, poi buttato via dai vertici scolastici perché evidentemente non si poteva riparare. Così oggi, accanto alla teca vuota, rimane solo la targa in ricordo di Deborah.
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Ma suo fratello Daniele, 30 anni, non ci sta. E pur volendo mantenere il massimo riserbo su quanto accaduto alla sorella, non ha paura di esporre il suo punto di vista. Perché ciò che è accaduto, per la famiglia di San Giuliano Terme, non ha alcuna spiegazione logica. «Un gesto così stupido non andrebbe nemmeno commentato – dice – e anche se non mi sento direttamente chiamato in causa, visto che lo hanno rotto per motivi che niente hanno a che fare con mia sorella, vivo comunque una grande mancanza di rispetto nei suoi confronti. Non solo: verso tutti. Verso i ragazzi stessi, verso la comunità, verso chi non c’è più ed è morto nella speranza di avere un defibrillatore a portata di mano».
I Sereni sono molto conosciuti sia a San Giuliano Terme, dove vivono, sia nel resto della provincia di Pisa. E non solo. La famiglia della mamma guidava una storica azienda che produceva paracaduti: la Lisi di via di Palazzetto. Persone generose che, nel pieno di un lutto tremendo, hanno pensato agli altri. Contattando la Cecchini Cuore per prevenire i decessi causati dagli arresti cardiaci. «Ricordo benissimo quel giorno – commenta Daniele – perché siamo andati a scuola e abbiamo incontrato i ragazzi spiegando loro come doveva essere utilizzato il defibrillatore. È stato un bel momento, c’era anche il preside dell’Ipsar Matteotti, Salvatore Caruso».
Alla breve e informale cerimonia di donazione dello strumento salvavita c’erano anche i genitori della ragazzina prematuramente scomparsa: Roberto Sereni e Mirella Lisi. Sul sito della Cecchini è rimasta una foto che immortala la posa dello strumento automatico, che fino a domenica notte, prima del raid dei vandali, garantiva la protezione cardiaca in una scuola frequentata da 1.500 ragazzi, quindi fra le più grandi e importanti di Pisa. «Abbiamo acquistato il defibrillatore a dicembre – continua Sereni – poi abbiamo preferito far scegliere il luogo di installazione a Maurizio Cecchini. Per noi il Matteotti non aveva un significato particolare, ma ci è sembrata una decisione corretta, visto che le scuole sono strutture molto delicate».
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Sui danni, il trentenne ha le idee chiare. «Quando distruggi tutto ciò che ti capita a tiro – dice – non pensi a nulla, solo a devastare. Loro hanno fatto così, avranno avuto solo quell’intento lì. Senz’altro sull’importanza dei defibrillatori ci vorrebbe ancora più sensibilità, anche se rispetto a quando andavo a scuola io la situazione è migliorata. C’è meno ignoranza, anche grazie ad associazioni come la Cecchini che informano sull’importanza di dispositivi simili».
Ma dopo la devastazione, c’è una speranza. Per il 19 febbraio, infatti, il professor Pietro Vattiata, docente di enogastronomia proprio all’Ipsar Matteotti, insieme alla Cna di Pisa sta organizzando una cena di beneficenza (inizio alle 20). Cento coperti, 30 euro a testa. Lo 050 94101 – il centralino della scuola – è il numero per prenotare. «Con il ricavato – dice Vattiata – ricompreremo il defibrillatore. Prenotatevi». Eccola la speranza. Ma fino ad allora la scuola resterà senza defibrillatore. Demerito dei vandali.
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