Finanza
Botte e violenze in caserma, accuse choc
Le indagini partite da un esposto di un extracomunitario: sono 27 i carabinieri rinviati a giudizio, 2 al rito abbreviato
È l’aprile 2016, l’avvocatessa di un cittadino marocchino consegna un esposto alla guardia di finanza. In quell’esposto il suo assistito racconta di essere stato preso a calci e pugni da un carabiniere nella caserma di Aulla. Chi sia quel carabiniere il marocchino non lo sa, ma presto gli inquirenti lo identificano. È Alessandro Fiorentino, brigadiere capo della caserma di Aulla. L’esposto arriva nelle mani del procuratore Aldo Giubilaro e da lì muove i primi passi una mega inchiesta che vede coinvolti oltre trenta uomini dell’Arma in lunigiana. Chi presenta l’esposto, secondo la Procura, ha alzato il coperchio e rivelato un quadro di maltrattamenti, abusi di potere, violenze e minacce. Un quadro che il 10 giugno sarà ricostruito in aula, di fronte al giudice collegiale. Il gup Fabrizio Garofalo ha deciso, infatti, che 28 persone, di cui 27 appartenenti all’arma dei carabinieri, debbano essere giudicate a processo. La pubblico ministero Alessia Iacopini, che ha affiancato il procuratore capo nell’inchiesta, ha chiesto 31 rinvi a giudizio. Ma di fronte al gup due indagati hanno preferito l’abbreviato: assolto un osteopata accusato di porto abusivo d’arma, condannata ad un anno e 4 mesi per corruzione una donna marocchina. Non luogo a procedere (lo aveva chiesto la stessa procura), invece, per il trentunesimo indagato, un carabiniere accusato di tentata falsa testimonianza. Gli altri 28 dovranno difendersi davanti al giudice.
Protagoniste indiscusse delle udienze saranno le intercettazioni: per un anno, infatti, le cimici della Procura hanno “ascoltato” telefonate e dialoghi nelle caserme e nelle automobili in uso ai carabinieri e hanno aiutato gli inquirenti a tracciare il quadro. Nel mirino dei militari, secondo la ricostruzione dell’accusa, ci sono soprattutto cittadini extracomunitari, in gran parte marocchini sospettati di spaccio. Con loro, e con persone fermate per controlli, i carabinieri rinviati a giudizio avrebbero usato le maniere forti: avrebbero malmenato a suon di schiaffi e pugni. Calci e scosse elettriche con il taser. Qualcuno avrebbe assistito ai maltrattamenti senza opporsi. Un comportamento - su questo gli inquirenti non hanno dubbi - di stampo razzista. Con tanto di insulti agli stranieri. Nel settembre 2016 ad Aulla - per riportare un episodio in atti - ad uno straniero viene sbattuta la testa contro il citofono, dopo averlo già colpito e gettato contro un armadio prima del trasferimento in caserma. L’uomo si ritrova con alcune lesioni al volto. Per occultare l’accaduto, gli stessi carabinieri avrebbero redatto un verbale in cui accusavano falsamente - sostiene la procura - il cittadino straniero di averli offesi e minacciati fino a procurarsi lui stesso quelle lesioni. Dopo un inseguimento in strada, ad un trentenne nordafricano - scrive la Procura - viene schiacciato il viso sull’asfalto con una scarpa. Spinte, botte, offese, manganellate sulle mani, manette - ricostruiscono gli inquirenti- messe senza alcuna ragione e al solo scopo di umiliare e spaventare. Ma anche violenza sessuale: uno straniero sarebbe stato offeso poi costretto, appunto, a subire violenza. Quegli e molti altri episodi - i capi di imputazione sono 150 - saranno oggetto del processo. Per gli inquirenti il rinvio a giudizio di 28 indagati conferma - nella parole del procuratore capo Aldo Giubilaro - «la fondatezza dell’impianto accusatorio. Avrei voluto che fatti del genere non succedessero all’interno dell’Arma. Con tutto ciò - aggiunge il procuratore - rimane inalterato il mio apprezzamento per l’Arma al di là di specifici episodi che riguardano singoli individui. —
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