Trasporti
Onorato e Grimaldi sul ring a colpi di rotte e traghetti
Livorno, la guerra degli armatori napoletani rischia di paralizzare la realizzazione della nuova darsena, unica possibilità di espansione (e sviluppo) del porto
Non esiste altro campo dell'economia in cui i big del settore si facciano la guerra quanto accade sul fronte del trasporto via traghetti: lo scontro è fra la flotta della famiglia di Emanuele Grimaldi e quella di Vincenzo Onorato, che sta passando il testimone ai figli Achille e Alessandro ma resta il numero uno della holding che ha in mano Moby, Tirrenia e Toremar.
Sia chiaro, non stiamo dicendo che gli altri capitani d'industria siano madre Teresa di Calcutta ma neanche gli allenatori di Juve e Napoli si sono dati così tante sberle. Forse l'unico paragone possibile bisogna cercarlo proprio nel calcio: nel duello rusticano senza requie fra José Mourinho e Antonio Conte.
Ma qui non si tratta di una élite di ragazzotti strapagati che corrono dietro un pallone bensì di un settore chiave dell'economia del mare: un bello spicchio di Pil, un pilastro indiscutibile dei sistemi territoriali delle città portuali, un fattore chiave della competitività made in Italy. A destare meraviglia sono i toni e l'asprezza di una battaglia campale che ha soprattutto Livorno come terreno di scontro.
Entrambi - Grimaldi e Onorato - sono armatori, cioè padroni di navi, che sono “scesi a terra”, come si dice in gergo portuale: sono diventati anche “padroni” (ma fra virgolette perché sono concessioni) dei terminal, dunque di piazzali e banchine. Rompendo ambedue la vecchia distinzione fra chi va per mare (le navi) e chi sta in banchina (i terminalisti).
Da un lato, c'è Grimaldi: acquisendo il controllo di Coifi, la cassaforte di una storica dinasty di imprenditori marittimi come i Fremura, è fifty-fifty (al 50%) con Piero Neri l'altro socio forte di Sintermar. Non solo: grazie all'alleanza con Tdt (in pugno ai fondi internazionali Infracapital e Infravia) è sbarcato con Sdt alla radice della Darsena Toscana, dov'è stata realizzata la tensostruttura sequestrata dalla Capitaneria di Porto e finita al centro di una indagine della Procura di Livorno perché ritenuta, di fatto, abusiva. Senza contare che è uno dei clienti più forti dello scalo labronico: talmente forte da dettare le condizioni dell'operatività sulle banchine.
Dall'altra, c'è Onorato: a Livorno ha il quartier generale la controllata Toremar e, per ammissione dello stesso patron alla doppia kermesse di Flensburg per il varo delle nuove navi, tutto è davvero iniziato quando lui mise un piccolo traghetto fra Piombino e l'Elba. Non solo: se la miccia del conflitto l'ha accesa Grimaldi scatenando l'offensiva con una sfilza di partenze per la Sardegna per rompere le uova nel paniere dell'avversario, Onorato ha retto il colpo su Livorno con tre mosse. La prima: ha acquisito da Renzo Conti il controllo di Ltm come terminal specializzato proprio in camion via nave. La seconda: a costo di mandare in fibrillazione i rapporti (poi ricuciti) con Piombino, ha spostato su Livorno una serie di collegamenti con la Sardegna. La terza: ha fatto di tutto per aggiudicarsi la gara della privatizzazione della Porto 2000 per avere in futuro il controllo del porto passeggeri in tandem con Msc (Marinvest).
Già, Msc. È il terzo incomodo in questo derby fra armatori napoletani e, benché il quartier generale sia sul lago di Ginevra a un passo dal “Jet d'eau”, ha anch’esso radici fra Napoli e Sorrento con mister Gianluigi Aponte. Stiamo parlando della seconda flotta al mondo nel trasporto container con un fatturato che sfiora i 30 miliardi di dollari: anch’essa ha messo più di uno zampino nel porto di Livorno, visto che nei mesi scorsi è salita al 50% nel terminal Lorenzini. Guai a parlare di alleanza, i dirigenti di Onorato preferiscono definirlo “accordo commerciale” ma non è un segreto che hanno firmato insieme un ordinatativo di traghetti in Cina (Guangzhou Shipyard International e China Shipbuilding Trading Co.).
La guerra per la supremazia fra questi big sul ring rischia di avere contraccolpi sul porto di Livorno: lo scalo è alle prese con l’espansione del porto con la maxi-Darsena, l’unica possibilità di evitare che le strozzature fisico-geografiche della conformazione di banchine e specchi acquei condannino Livorno alla decrescita infelice. —
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