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Toscana

Lo sfregio sulla collina dell’Elba: «Si amplia la cava, sparisce il crinale»

Luca Centini
In giallo il perimetro che delinea l'area di ampliamento della cava
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In giallo il perimetro che delinea l'area di ampliamento della cava

La Regione dà il via libera ad Eurit per l’escavazione di ulteriori 5,5 ettari fra Capoliveri e Porto Azzurro. Legambiente e il sindaco: «Stravolge l’ambiente». L’assessore Fratoni: «È una decisione tecnica»

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ELBA. Da Capoliveri volgere lo sguardo verso Porto Azzurro è come prendere una boccata di aria fresca. La collina verde di Crocetta è immobile, sembra guardarti in faccia. Un confine naturale tra le due aree umide di Mola e di San Giovanni, oasi di pace per decine di specie di uccelli marini. Tra qualche mese, però, quella collina che pareva immutabile si presenterà con un profilo diverso: non più alberi e cespugli lungo il crinale, ma escavatori e camion in movimento, in una nuova cava per l’estrazione dell’eurite utilizzata dalle grandi fabbriche di piastrelle di Sassuolo.

Siamo all’isola d’Elba, dove un fazzoletto di terra tra Capoliveri e Porto Azzurro si è trasformato da mesi nell’epicentro di una vicenda complessa con in gioco interessi importanti e contrapposti. Da una parte la salvaguardia del paesaggio nell’isola gioiello del turismo toscano, dall’altra la tutela dei posti di lavoro in un settore estrattivo in crisi perenne.

Il 7 gennaio scorso la Regione ha infatti dato il via libera a un ampliamento di 5,5 ettari dell’area di cava dell’azienda Eurit, al termine di un procedimento di valutazione di impatto ambientale seguito tra le polemiche dall’Elba. I primi a lanciare l’allarme, preoccupati per i disagi legati all’attività estrattiva - polveri, rumori e passaggio continuo di mezzi - sono stati i proprietari dei terreni nella zona. Gli appelli sono stati raccolti immediatamente da Legambiente che non ha esitato a definire l’ampliamento uno «sfregio», accusando la Regione di «negazionismo ambientale». Il Cigno Verde, dopo aver presentato un’osservazione in Regione per bloccare l’ampliamento, ha ispirato un’interrogazione parlamentare della senatrice di Sinistra Italia Alessia Petraglia. Con gli ambientalisti anche il sindaco del Comune di Capoliveri Ruggero Barbetti, preoccupato per lo stravolgimento dello skyline dell’isola, e il Parco che nella fase di valutazione di incidenza ha espresso un parere negativo non vincolante, essendo l’area mineraria oltre il confine del territorio di competenza dell’ente.

«L’intervento stravolgerà irrimediabilmente la collina che separa le due delicatissime zone umide di Mola e delle Prade – attacca Umberto Mazzantini, responsabile storico di Legambiente – le conseguenze per le specie protette sarà devastante». Mazzantini ricorda come, in fase di valutazione di impatto ambientale, il parere del Parco non sia stato tenuto in considerazione. «Ci hanno fatto capire che, nonostante il problema evidente, la prosecuzione dell’attività fosse di interesse nazionale. Non sapevo che le piastrelle fossero così importanti. La verità è che il crinale della collina scomparirà e saranno scavati oltre 800 mila metri cubi di materiale».

Quello concesso dalla Regione è il secondo ampliamento nel giro di pochi anni. Nel 2013, infatti, Eurit presentò un progetto di coltivazione ventennale per l’estrazione di oltre 1 milione di metri cubi di roccia. Ma nel 2017, dopo aver riscontrato una scarsa qualità del caolino estratto, la società ha chiesto una variante per ulteriori 5,5 ettari. La concessione in questo caso avrà una durata decennale. A spingere per il via libera ottenuto il 7 gennaio il sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi e i sindacati, preoccupati per la ricaduta occupazionale che la chiusura delle attività avrebbe comportato. In Eurit lavorano infatti 18 addetti, a cui se ne aggiungono 7 del presidio di Roccastrada (Grosseto). Poi c’è il peso dell’indotto che, tuttavia, è difficilmente quantificabile.

«Il sì all’ampliamento non è oggetto di una valutazione politica, ma di un percorso articolato compiuto da tecnici di grande livello, nei quali ripongo la massima fiducia – ha commentato l’assessora regionale all’Ambiente, Federica Fratoni – capisco le preoccupazioni di Legambiente e dei cittadini, ma tutti gli aspetti sono stati valutati da ottimi professionisti. È chiaro che, comunque, vigileremo sul rispetto delle prescrizioni imposte, garantendo l’equilibrio corretto tra tutela ambientale e sviluppo».
 

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