Il Tirreno

Toscana

Quell'eroe di 50 anni fa sembra oggi

Luigi Vicinanza
Fiori sul luogo dove si suicidò il giovane Jan Palach
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Fiori sul luogo dove si suicidò il giovane Jan Palach

Il giovane Jan Palach si diede fuoco a Praga il 16 gennaio 1969 per gridare al mondo quanto fosse opprimente l’invasione del suo Paese ad opera dell’Unione Sovietica. Morì tre giorni dopo

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“Gli eroi son tutti giovani e belli” cantavamo felici sulle note della “Locomotiva” di Francesco Guccini. Ma non pensavamo a Jan Palach che giovane e bello lo era stato davvero. Semmai a Che Guevara barbuto e tenebroso immortalato nello scatto di Korda diventato icona a buon mercato. Jan Palach no, è sempre apparso un eroe difficile da decifrare per la sinistra comunista italiana in quegli anni tumultuosi a cavallo tra i ’60 e i ’70.

Il Pci era gravato dalle scorie della fedeltà sovietica mentre i movimenti sessantottini inseguivano le masse e non sapevano comprendere l’azione individuale così estrema di un giovane cattolico. Imbarazzata e omissiva la memoria del suo gesto. Jan si diede fuoco a Praga nella piazza San Venceslao il 16 gennaio 1969 per gridare al mondo quanto fosse opprimente l’invasione del suo Paese avvenuta cinque mesi prima ad opera dell’Unione Sovietica.

Per lo stesso motivo altri giovani si immolarono nelle settimane successive. Come quei monaci buddisti che avevano scioccato l’opinione pubblica cospargendosi di benzina durante la guerra americana in Vietnam. Identico sacrificio, ma non fu identica la narrazione culturale e politica in quegli anni. Agli Usa fu sempre addebitata la “sporca guerra”. Degli orrori dell’imperialismo sovietico (e poi ancora di quello cinese) ci resta Solgenitsin e poco altro. Cinquant’anni dopo – Jan morì il 19 gennaio dopo 3 giorni di agonia – la Cecoslovacchia non esiste più, divisa in due stati: la Repubblica Ceka e la Slovacchia.

La cortina di ferro si è dissolta insieme ai regimi comunisti dell’est. Resta lo sconcerto di come il pregiudizio ideologico abbia potuto alterare la ragione dei singoli, le ragioni collettive di quell’epoca. E manipolare la comprensione di quel che accadde. A distanza di mezzo secolo Palach ci costringe ad aprire gli occhi sugli incubi del passato. Sembra oggi. Buona domenica.

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