Il Tirreno

Toscana

Villette e colpi di pistola, ecco il Far West di Massa

Chiara Sillicani
Villette e colpi di pistola, ecco il Far West di Massa

Viaggio ai Poggi, il borgo diviso fra due bande che si contendono il territorio

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Si intravedono, oltre la porta a vetri e il cancellone su via Silvio Pellico, i grembiulini a quadretti. Saltellano i bambini nel grande salone: piove e in cortile non si può uscire. Ma non importa: la mattina è tutt’altro che noiosa perché c’è l’elicottero con quell’inconfondibile rumore che nessun giocattolo, neanche il più realistico, può imitare. L’elicottero, una di quelle meraviglie della tecnica che i bambini li costringe con il naso all’insù e la bocca spalancata. Magia di veder volare. Lo capiscono che quell’elica è vicina vicina e corrono dalla maestra: «Lo senti, maestra? C’è l’elicottero? Maestra, senti l’elicottero!». Il giocattolo diventato realtà. L’euforia dell’inconsapevolezza.

L’elicottero c’è, vola e osserva dall’alto mentre i carabinieri arrestano tre ragazzi. A Poggi, in quel pezzo di città strappato ai campi negli anni ’70, le regole le dettano le bande. Gli altri stanno zitti, chiudono le persiane. Non danno noia perché nessuno gliene dia. Eppure l’elicottero, ieri mattina, dalle 9 e 30, non sorvola i palazzoni di via Donne Partigiane, fatiscenti e stanchi. Immagine del fallimento di un modello di welfare sociale e di un’urbanistica che concentrava disagi, evitando che fossero superati. Via Silvio Pellico non è Scampia. Non ci sono i giganti di cemento grigio, non ci sono le armature di ferro che riemergono dall’intonaco, a ricordare agli enti pubblici che gli alloggi popolari andrebbero rifatti da zero. Non ci sono le auto distrutte, i cassonetti strapieni. I palazzoni con i vecchi ascensori e le cassette della posta divelte sono poco più in là. Qui ci sono le villette a due piani, le case con il pezzetto d’aia davanti, ci sono i condomini con il giardino e i pini. E c’è l’ordine di un’urbanistica che ha disegnato le strade perpendicolari. Via centrale e traverse. Qui scorre l’apparenza di una vita normale. All’asilo di Villette, in quei grembiulini, nella mamma che suona al citofono per prendere il suo piccolo prima del pranzo, nella maestra che racconta dell’entusiasmo dei suoi alunni al suono dell’elicottero.

C’è vita normale al negozio di abbigliamento per bambini, c’è la routine di ogni mattina alla pasticceria Fiorella: 40 anni di attività. Sempre lì. Da quando i Poggi sono nati: cappuccino, paste e i fratini belli come non se ne vedono più. Bar di paese: l’anziana che si gusta il cappuccino con il giornale accanto, due amiche che si godono una rapidissima pausa dal lavoro. E dietro il banco chi in quel quartiere lavora e assicura che lì non si sta male.

C’è tutto lì, in via Silvio Pellico. Tutte le comodità a portata di mano: l’Esselunga, la farmacia, la pizzeria. Due asili. La chiesa a due passi. E il viale Roma, il viale nobile che, con riga e matita, ha tracciato su una mappa niente meno che il Duce. E sul viale passano gli autobus: tanti e frequenti.

Anima nobile, quella strada, di una quartiere popolare dove i palazzoni ci sono eccome. I Poggi “bene”. I Poggi dei Ricci. I Mazzi, gli altri, quelli contro cui per anni hanno fatto la guerra, sono dell’altra Poggi. Gente che abitava altrove, ma la famiglia ce l’ha nei palazzi, in quelli grigi, con il cemento ammalorato. Gente che il tempo lo passava nel campetto, in quel ritaglio di verde sull’asfalto. Due facce di una stessa medaglia, due anime di uno stesso quartiere e la lotta – hanno da sempre sostenuto gli inquirenti – per il controllo della droga.

Via Silvio Pellico più composta e silenziosa dove il disagio, dove l’illegalità, dove la paura stanno in condomini ordinati e cassonetti puliti. Nelle dimensioni contenute, nei pini potati. Meno evidenti. Forse più pericolosi. Il pericolo del sottaciuto. Il silenzio rotto, in passato, dai colpi di pistola sotto le case, dagli scooter che impennano in piazza mentre le armi sparano. Dalle pale di elicottero. Da quella camionetta accostata al muro, ieri mattina, da quei carabinieri senza divisa che guardano i giornalisti negli occhi senza parlare. In silenzio, per proteggerti, ti dicono: «Meglio che te ne vai. Non è posto per te». E te lo dicono pure quei visi seri con gli occhi alti e quei cani grandi che scendono in strada e ti passeggiano accanto: qui il cemento regge, ma tu non ci devi stare. Non è affar tuo. Le persiane si chiudono e chi si affaccia a quelle aperte, ti fa capire che quel che succede lì non riguarda te. Non te, non gli altri. Non Massa. È roba dei Poggi.
 

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