Il Tirreno

Toscana

I "re" del quartiere a Massa evadono e picchiano, un loro nemico muore

Manuela D’Angelo
Dall'alto i tre arrestati: Thomas Quadrella, Mattia Ricci e Pablo Ricci
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Dall'alto i tre arrestati: Thomas Quadrella, Mattia Ricci e Pablo Ricci

Massa, arresti nella banda del rione dei Poggi: due erano ai domiciliari ma uscivano. Gli inquirenti: da casa instaurano un clima di terrore per controllare lo spaccio

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MASSA. Sono in giro la notte del 13 dicembre Thomas Quadrella e Pablo Ricci. E secondo la Procura di Massa Carrara pestano a sangue un tossicodipendente di 44 anni, Giancarlo Bertagna, che poi, pochi giorni dopo, muore. Forse per la droga, assunta, forse per le botte. Il fatto è grave, gravissimo. Non solo perché l’accusa potrebbe passare da lesioni a omicidio preterintenzionale. Il fatto è che nessuno dei due avrebbe potuto essere in giro il 13 dicembre: uno è ai domiciliari e l’altro sottoposto a regime di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Nei mesi scorsi, fra l’altro, gli investigatori registrano un altro pestaggio: ai danni di un 26 enne che finisce all’ospedale; poi c’è un’aggressione a mano armata, con pistole e mazze, minacce ai residenti del quartiere dei Poggi e l’esibizione di fucili per incutere terrore alla gente del paese. In alcuni di questi episodi, con Thomas e Pablo Ricci c’è anche Mattia Ricci, fratello di Pablo. Eppure, sia i fratelli Ricci che Thomas Quadrella, i tre leader della “ banda Poggi” - così definita dalle forze dell’ordine - già a processo con oltre 22 capi di imputazione, per aver messo a ferro e fuoco un intero quartiere, avrebbero dovuto essere sorvegliati e controllati. Ieri mattina, in un blitz che ha coinvolto 30 militari e sconvolto, un’altra volta, il quartiere popolare massese, i tre sono stati arrestati e si trovano in carcere, a Pisa, Firenze e Prato.

I ragazzi erano già sottoposti a misure restrittive della libertà personale: i fratelli Ricci ai domiciliari, Quadrella al regime di sorveglianza speciale. Misure imposte dalla Corte di Appello di Genova a giugno 2018, che però non sembrano aver fermato la piccola gang. I tre avrebbero continuato a delinquere, quasi indisturbati, forti del fatto che, ormai, che sarebbero diventati i “re del quartiere” secondo le forze dell’ordine, con l’altra “banda” fuori gioco, quella dei fratelli Mazzi, alcuni in carcere con l’accusa di omicidio, altri decisi a mettere la testa a posto.

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Giovedì mattina, all’alba, dunque, il blitz dei carabinieri di Massa, con elicottero e cani antidroga, perquisizioni e sequestri di computer, cellulari e armi improprie. Secondo l’avvocato difensore Alessandro Maneschi, Mattia Ricci, la cui posizione sembra la meno grave, perché estraneo ai pestaggi, si trova in carcere «per aver fatto una telefonata, il giorno dopo la morte della madre. Cosa che non gli era permessa, perché appunto ai domiciliari». Su Pablo Ricci e Quadrella, invece, pesa l’accusa delle lesioni gravi per aver picchiato selvaggiamente due persone: un 26enne a settembre, finito all’ospedale di Massa con fratture multiple e il 44enne residente nel quartiere dei Poggi, poi deceduto.

È la notte del 13 dicembre, e il quartiere muto, si sveglia al suono dei lamenti di Giancarlo Bertagna, una maschera di sangue per terra, sotto i colpi della gang. Qualcuno si affaccia alla finestra, qualcuno minaccia di chiamare i carabinieri, ma alla fine nessuno si muove. C’è paura. L’uomo viene lasciato a terra e soccorso solo quando i due fuggono, ma la famiglia non sporge alcuna denuncia. Qualche giorno dopo Bertagna muore. Le cause del decesso sono oggetto di indagine, l’autopsia è già stata eseguita e una perizia dirà cosa ha provocato la morte su un fisico già molto debilitato: se le botte o le sostanze stupefacenti. In base alla risposta all’accusa di lesioni potrebbe aggiungersi quella di omicidio preterintenzionale. Poi ci sono le minacce e le intimidazioni: i carabinieri parlano di immagini da Far West, con i leader della banda che, pistole in mano, fermavano i motorini all’ingresso del paese, intimavano pagamenti di denaro, marchiavano il territorio, incutendo terrore, per far capire alla gente del posto «chi comanda». Lo scopo, per gli inquirenti, era ribadire la supremazia e continuare a controllare l’attività di spaccio.

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