Il Tirreno

Toscana

Smottamento nel feudo di Bonafede la grillina lascia e va con il centrodestra

Mario Neri
Smottamento nel feudo di Bonafede la grillina lascia e va con il centrodestra

Firenze, la consigliera accusa: il M5s rifiuta un patto gialloverde ma trama con Nardella. FdI: lei voce degli elettori delusi  

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il caso



Sono giorni un po’ sbilenchi, non ce n’è una che vada per il verso giusto ad Alfonso Bonafede. Così, dopo le accuse e la nemesi social per il video-spot su Battisti, ieri il ministro della Giustizia ha dovuto sopportare anche uno smacco nel suo “feudo” di voti. Collegio e culla politica: Firenze.

La consigliera comunale Arianna Xekalos, fino a qualche mese fa una delle pupille dell’avvocato NoTav diventato pilastro mediatico del Movimento 5 stelle, ha mollato il gruppo dei grillini. S’è dimessa. E l’ha fatto andando dritta al punto: se ne va per formare una lista in appoggio al centrodestra perché lei nel partito di Grillo non riconosce più «onestà e trasparenza». Di più: la lista si chiamerà “Firenze in movimento”, un simbolo con Palazzo Vecchio sullo sfondo e un sovranistissimo Marzocco con lo scudo gigliato. Ma non sarà uno dei tanti camuffamenti da civismo post grillino. No, lei aderisce a Fratelli d’Italia. Infoltirà le truppe di Giorgia Meloni e darà man forte alla Lega, che contro Dario Nardella si appresta a schierare il manager Azimut Ubaldo Bocci. Del resto, dice l’italo-greca Xekalos «avevamo proposto di fare a Firenze esattamente quello che il M5s ha fatto senza problemi al governo, ossia un contratto con il centrodestra, ma ci è stato detto di no, in nome della purezza M5s». Anche se poi, accusa, «altri mi hanno candidamente detto che stanno valutando l’ipotesi di accordarsi con Nardella».

«Doveva dimettersi, da anni frequenta gli uffici del capogruppo di Fdi Torselli», dice la consigliera rimasta, Silvia Noferi. Ovvio, nel Movimento fiorentino è partito un redde rationem. Non c’è ancora un candidato, sebbene uno in realtà (Giuseppe Soin) era già stato indicato con un voto del meetup, voto in cui aveva battuto proprio Xekalos. Ma non è piaciuto ai vertici, Bonafede compreso. E ora i candidati in corsa sono 5, ma prima di affidarsi alla democrazia del clic e a Rousseau, dovranno essere valutati dal mitologico «staff».

Un gioco da ragazzi per Giovanni Donzelli, deputato e coordinatore di FdI in Toscana parlare di «uno smottamento nel M5S» che testimonia in Toscana l’esistenza «di una parte del M5S concepita come una costola della sinistra», mentre Xekalos non fa che interpretare «il sintomo di quello che sta accadendo nell’elettorato», dove «c’è una fortissima parte di delusi dai Cinque stelle che sta guardando a Fratelli d’Italia». Insomma, ecco spiegato il crollo nei sondaggi. Ovvio, la segretaria del Pd toscano, la renziana Simona Bonafè, dice l’opposto: «Questa è solo l’ennesima prova che i valori dei grillini sono di destra, come dimostra l’alleanza di governo con Salvini, del quale ormai sono totalmente succubi».

Certo ci sono due fatti che scuotono la tenuta dei grillini in regione, che ieri si sono trincerati dietro un «no comment». Da tempo il Movimento toscano esprime una “sinistra 5 Stelle”. Molti parlamentari hanno manifestato più di un mugugno nei confronti di Salvini. Molti, come il massese Riccardo Ricciardi, la lucchese Gloria Vizzini e la fiorentina Chiara Yana Ehm, sono finiti negli elenchi dei “dissidenti” alla linea della fedeltà contrattuale imposta da Luigi Di Maio. Ad uno, il senatore Gregorio De Falco, quella dissidenza è costata l’espulsione. Eppure, se c’è un’evidenza certificata dal voto, sia del 4 marzo che delle amministrative, è una «convergenza legastellata» nell’elettorato. Secondo l’Istituto Cattaneo, dopo essersi presa il 25% dei voti stellati delle politiche, al ballottaggio a Pisa, la Lega assorbì gran parte dei voti grillini. Il 70% degli elettori che aveva votato M5S al primo turno si spostò sul candidato dei sovranisti, l’attuale sindaco Conti. E la «convergeza», scrivevano i ricercatori, potrebbe «verificarsi ancora nelle città della zona rossa» in ragione della voglia di spallata. Insomma, in Toscana i 5Stelle si sentono carne, ma gli elettori chiedono pesce. —

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